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Tina Merlin, il Vajont e il coraggio di raccontare ''come si costruisce una catastrofe''. Oggi avrebbe compiuto 96 anni

Non è mai piacevole indignarsi, non è mai piacevole andare incontro a un sicuro turbamento emotivo. Eppure, a volte bisogna farlo: bisogna affrontare libri come “Sulla pelle viva”, perché è grazie a giornalisti e giornaliste come Tina Merlin che oggi possiamo evitare di inciampare sulle stesse marce radici

Di Pietro Lacasella - 19 agosto 2022 - 11:00

TRENTO. Ci sono libri che non si possono aggirare. Sono lì, sulla libreria, e sai che prima o poi dovrai prenderli in mano con tutte le conseguenze del caso. Sono libri che esigono uno sforzo da parte del lettore, però vanno letti, perché aggiungono un importante tassello al complicato puzzle della nostra storia. Affrontarli consente di vivere il presente con maggior consapevolezza.

 

“Sulla pelle viva” è certamente uno di questi testi. È il racconto del periodo di gestazione che ha preceduto la catastrofe del Vajont: 9 ottobre 1963, più di 1900 morti. È scritto da una donna. Tina Merlin. Fino a qualche anno fa non avevo la benché minima idea di chi fosse. Ho sentito per la prima volta il suo nome guardando una replica del celebre monologo teatrale di Marco Paolini, “Il racconto del Vajont”. Poi, in rapida sequenza, l’ho ritrovata in “Portfolio Alpino” di Giuseppe Mendicino; in “Alpi ribelli” di Enrico Camanni e, infine, nei saggi di Renzo Franzin, primo direttore del Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua.

 

Ho incominciato ad apprezzare Tina Merlin di riflesso, prima ancora di leggerla, perché di lei parlavano bene autori per i quali nutro una grande stima. Tuttavia non avevo il coraggio di prendere in mano i suoi scritti proprio per il timore di dover affrontare il coinvolgimento emotivo di cui parlavo prima.

 

È vero, Merlin non ha scritto solo del Vajont, ma volevo iniziare proprio da quelle pagine, da quella storia. “Sulla pelle viva” non è un libro lungo, ma da esso emergono con irruenza le politiche sociali ed economiche che hanno portato al pressoché totale spopolamento delle località alpine esterne alle traiettorie del turismo di massa. Infatti, come recita il sottotitolo, il libro racconta “come si costruisce una catastrofe”; come si può annientare per sempre una popolazione e i suoi particolari criteri di interpretare l’ambiente; come si possono stravolgere paesaggi e culture.

 

Non è mai piacevole indignarsi, non è mai piacevole andare incontro a un sicuro turbamento emotivo. Eppure, a volte bisogna farlo: bisogna affrontare libri come “Sulla pelle viva”, perché è grazie a giornalisti come Tina Merlin che oggi possiamo evitare di inciampare sulle stesse marce radici. Oggi, 96 anni fa, Tina Merlin che ha scritto pagine storiche del giornalismo italiano soprattutto per l'Unità, nasceva a Tirchiana. E' venuta a mancare, per un tumore, all'età di 65 anni a Belluno, nel 1991. 

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