''Solo chi soffre di stitichezza e di assenza di umanità può scandalizzarsi'', Strada delle 52 Galleria trasformata in una ''latrina'', c'è chi difende chi insozza tra cacca e pipì
Pubblichiamo la lettera di una lettrice che ha voluto dire la sua e replicare a quanto pubblicato dallo youtuber Andrea Di Mieri. Una lettera che pare incredibile ma in realtà mette in luce quanto certe abitudini consolidate da una pseudo tradizione ('mi ha insegnato mio padre') siano sbagliate e decisamente da superare

PASUBIO. Ebbene sì, c'è anche chi difende chi fa la cacca lungo la Strada delle 52 Gallerie. Nell'epoca dove tutti hanno ragione abbiamo assistito anche a questo. E quindi pubblichiamo la lettera di una lettrice di Villanova di Camposanpiero in provincia di Padova che vuole replicare allo youtuber Andrea Di Mieri che pochi giorni fa ha pubblicato uno dei suoi video dove voleva raccontare la bellezza della strada che si arrampica sul Pasubio e invece si è trovato difronte a quello che ha definito ''un vero schifo''.
"Tutti gli anfratti lungo il percorso sono delle latrine. C'è chi piscia, chi caga, fa veramente schifo - ha spiegato e documentato -. Un effetto, purtroppo, del turismo di massa che oltre a portare soldi porta anche tanta maleducazione e sporcizia''. E invece no. Per la lettrice padovana se c'è qualcuno che in torto è proprio Di Mieri. Un insensibile, a detta della signora, perché ''scandalizzarsi per un bisogno che lui sembra non conoscere è assurdo, disumano. Mio padre, se scappava, ed era inevitabile, mi insegnava a nascondere per bene anche la carta. Solo su questo sono d'accordo''. Dunque sul fatto che si debba nascondere meglio feci, carta igienica e salviette. Tenersela pare impossibile.
Onestamente stiamo tutta la vita con Andrea Di Mieri, lo diciamo chiaro e tondo. Non è che per il semplice fatto di trovarsi in mezzo alla natura se scappa la si fa. Siamo esseri umani e come riusciamo a trattenerla in contesti antropizzati pensiamo sia possibile farlo anche in montagna o tra i boschi. ''Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza'', diceva quello. Imparare a rispettare l'ambiente nel quale viviamo senza lasciare la nostra impronta sempre e comunque è buona prassi per non viver come bruti. Il ''torsolo di mela'' che la signora racconta nella lettera qui sotto che ''donava alla montagna e ai suoi animali'' come da abitudini di una volta, lo riportiamo a casa. La montagna non ha bisogno dei nostri ''doni'' (il cibo abbandonato va ad alterare gli equilibri, attira i selvatici, inoltre un torsolo di mela in quota ci mette anche 3 mesi a decomporsi dunque impatta sul territorio e se aggiungessimo la famigerata frase 'e se tutti buttassero un torsolo di mela lungo il sentiero?') e nemmeno dei nostri ''ricordini''.
La lettera è interessante perché lega una serie di pessimi comportamenti alla 'tradizione', al 'me lo ha insegnato mio padre che era un esperto di montagna'. L'approccio alla natura, oggi, deve essere decisamente più attento e preparato. Foss'anche solo perché la montagna è diventata 'casa' di tutti all'ennesima potenza e l'impatto del turismo di massa sta già causando conseguenze devastanti per ambienti ed ecosistemi. Ai temi di 'mio padre' a lanciare un torsolo tra gli alberi o lasciare un ricordino ben più schifoso magari si era in pochi perché erano pochi quelli che ci andavano. Oggi i ''doni'' che deturpano la montagna sono fin troppi.
Gentilissimo Direttore,
scrivo in merito al video dello youtuber che descrive l'escursione delle 52 gallerie. Un'escursione storica , un'esperienza entusiasmante che ho percorso diverse volte, fin da bambina, accompagnata da mio padre esperto sia della Grande Guerra sia della montagna.
Su 20 volte che sono stata, 18 ha piovuto, ma è la morfologia di quel luogo che " attira " le piogge....Mi rammarica la reazione di questo youtuber, che si scandalizza per i bisogni che solo chi soffre di stitichezza e di assenza di umanità può capire. Sono assolutamente d'accordo con lui per i rifiuti abbandonati lungo i sentieri, che noi portavamo a casa caricandoceli sulle spalle, nello zaino, soprattutto i non biodegradabili (il torsolo di mela lo donavamo alla montagna e ai suoi animali). Un mio amico fumatore si portava a casa i suoi mozziconi di sigaretta mettendoli in una scatolina ermeticamente chiusa costruita apposta da lui.
Ma scandalizzarsi per un bisogno che lui sembra non conoscere è assurdo, disumano. Mio padre, se scappava, ed era inevitabile, mi insegnava a nascondere per bene anche la carta. Solo su questo sono d'accordo. Non è che partivamo da casa per andare ad espellere le nostre funzioni corporali lungo le 52 gallerie!!!! E non è nemmeno il turismo di massa il problema. Ora tutti hanno uno smartphone e attraverso internet si vengono a conoscere questi itinerari meravigliosi.
Che tutti possono visitare! Tutti.
Auguro al signor Andrea, lo youtuber, di poter comprendere i bisogni del suo prossimo e di non pensare solo a sé stesso e di poter solo lui vivere la montagna.
Cordiali saluti.












