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Come il Trentino è rimasto zona gialla un anno fa, l’Apss ora conferma: “Al 31 dicembre oltre 40mila positivi”, ma per il Ministero erano 21mila

L’azienda sanitaria ha reso noti dei nuovi dati sui contagi da Sars-Cov-2 registrati fra ottobre e dicembre 2020 parlando di 40.013 soggetti positivi, che erano esattamente le stime che il Dolomiti faceva in quei giorni nelle sue inchieste di approfondimento sul tema. Peccato che secondo il Ministero della Salute i casi totali registrati in Trentino si fermassero a 21.840. L’ex rettore Bassi: “Qualcuno a Piazza Dante dovrebbe chiedere scusa”

Di Tiziano Grottolo - 26 novembre 2021 - 05:01

TRENTO. Diciottomilacentosettantatre (18.173), è questa la differenza tra i positivi comunicati al Ministero della Salute (e quindi divulgati alla popolazione) dal Trentino e quelli ufficialmente dichiarati dall’Azienda sanitaria nel bilancio di missione delle attività 2020 pubblicato solo di recente. Facendo un passo indietro la vicenda era emersa già alcuni mesi fa quando Il Dolomiti aveva messo in evidenza una serie di discrepanze che riguardavano il numero dei contagi di Sars-Cov-2 comunicati dalla Provincia nei bollettini ufficiali e quelli “reali”, assai più numerosi.

 

Il servizio di Contact-tracing – mette nero su bianco l’Apss nel bilancio di missione – ha preso in carico nel periodo dal 1 ottobre al 31 dicembre 2020 un volume di 40.013 soggetti positivi ai quali è stata svolta indagine epidemiologica”. Eppure nel bollettino pubblicato dal Ministero della Salute il 31 dicembre 2020 i casi totali registrati in Trentino si fermavano a 21.840: quindi 18.173 in meno rispetto a quelli resi noti dall’Azienda sanitaria.

Non solo perché nello stesso documento pubblicato dall’Apss si legge: “L’aumento del numero di nuove positività ha raggiunto un picco giornaliero in data 26 novembre di 1071 casi”. Peccato che i positivi comunicati dalla Provincia lo stesso giorno fossero solo 297. Anche qui mancano all’appello 774 positivi. Già all’epoca Il Dolomiti era riuscito a rendere noti alcuni numeri sui contagi “reali”, portando alla luce tutta una serie di contraddizioni. Per la cronaca, sempre secondo i dati pubblicati nel documento, nel periodo che andava dal 23 al 29 novembre venne raggiunto il picco settimanale con 5.568 casi. Ben lontani da quelli resi noti durante le conferenza stampa presiedute dal presidente della Pat Maurizio Fugatti e dall’assessora Stefania Segnana. 

La differenza di positivi rilevati fra ottobre e dicembre (18.173) non si discosta molto dalla stima fatta da Il Dolomiti che, solo grazie a una serie di richieste di accesso agli atti, era riuscito a entrare in possesso di alcuni dati che non erano mai stati comunicati prima né dall’Azienda sanitaria, né dalla Provincia. Sia chiaro, tutte queste persone sono comunque state prese in cura dal sistema sanitario provinciale, il fatto è che in questo modo il Trentino aveva potuto rimanere in zona gialla, dove le restrizioni erano meno stringenti. Proprio per questo però non si può escludere che ciò abbia contribuito a far aumentare i contagi.

Con ogni probabilità la discrepanza è legata al conteggio dei positivi rilevati tramite tamponi antigenici (o rapidi), gli stessi test che solo dal 3 dicembre saranno comunicati ufficialmente dalla Provincia di Trento e soltanto dal 15 gennaio verranno inseriti nel report nazionale. Con l’obbligo di segnalare gli antigenici positivi in soli due mesi il Trentino era passato prima in zona arancione (con Fugatti che parlava di una “beffa”) per poi scivolare in quella rossa a metà marzo.

 

Qualcosa di simile è avvenuto in Alto Adige quando, nel marzo 2021, in seguito a un “aggiornamento” dei dati spuntarono improvvisamente 10.692 casi in più. L’incremento, sottolineava l’Azienda sanitaria altoatesina interrogata da Il Dolomiti, era legato ai test antigenici positivi confermati dall’esito del test molecolare eseguiti prima del 15 gennaio 2021 che fino a quel momento non erano stati conteggiati.

 

“Finalmente – il commento dell’ex rettore dell’Università di Trento Davide Bassi – dopo un anno di reticenze e mezze verità, la Provincia autonoma di Trento ha pubblicato i dati veri relativi ai contagi di un anno fa. Parliamo dell’autunno 2020, quando il Trentino, forse illudendosi di poter salvare una stagione invernale ormai ampiamente compromessa, nascose il vero livello dei contagi ricorrendo a un escamotage nella verifica dei positivi ai tamponi antigenici. Qualcuno dalle parti di Piazza Dante non crede che sarebbe anche ora di chiedere scusa ai trentini per aver nascosto la verità sui contagi?”.

 

Critico anche l’ex presidente della Provincia, oggi consigliere di Azione, Ugo Rossi che afferma: “Lo avevamo denunciato chiaramente in quei mesi. Per questo ci chiamarono anche ‘sciacalli’, oggi lo certifica anche l’azienda sanitaria. In Trentino, un anno fa sono stati registrati picchi di oltre 1.000 contagi Covid al giorno”.

 

 

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