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Anche sull'Università la giunta decide di non decidere: tra un orso che scappa e il bus gratis agli over 70 se ne va un anno di immobilismo

L'assessore Bisesti ha spiegato che si rinvia ai primi mesi del 2020 la definizione dell'Atto di indirizzo pluriennale per l'Università di Trento e per la ricerca. E dopo la ristrutturazione dell'Apss e le strategie per la scuola arriva un altro slittamento. E così mentre i sindacati sono sul piede di guerra in qualsiasi comparto, l'unico vero intervento è stato fatto sull'impianto sociale del Trentino: e ora si mette in discussione anche la tenuta della famiglia

Di Luca Pianesi - 20 novembre 2019 - 19:52

TRENTO. E anche sull'Università la giunta del cambiamento ha deciso di non decidere. Nonostante si sia entrati nel secondo anno di legislatura, Mirko Bisesti in quinta commissione consiliare ha spiegato che si rinvia ai primi mesi del 2020 la definizione dell'Atto di indirizzo pluriennale per l'Università di Trento e per la ricerca. Intanto l'assessore vuole deliberare lo stralcio 2019 dell'Atto d'indirizzo per assicurare gli stanziamenti necessari a stretto giro, riservandosi al prossimo anno strategie di sviluppo e scelte politiche di sistema. 

 

Insomma come per quasi ogni grande capitolo della politica provinciale, quei capitoli che, tra l'altro, qualificano l'Autonomia del nostro territorio, la nuova giunta pare non essere ancora in grado di mostrare nemmeno una visione. E dopo che sulla scuola e sulla cultura lo stesso assessore Bisesti, per la finanziaria, ha già annunciato solo interventi tecnici, mentre per quelli di carattere politico si attenderà la bella stagione e sulla sanità l'assessora Segnana ha rimandato addirittura ad agosto la fine della fase di sperimentazione della riorganizzazione dell’Azienda provinciale anche sul tema grandi carnivori Zanotelli tergiversa senza aver fatto seguire nessuna azione degna di nota ai tanti, spesso contraddittori, annunci.

 

E se le ormai mitiche ronde anti-lupo sponsorizzate dallo stesso Fugatti e volute dopo innumerevoli incontri con il Commissario di Governo, sono ormai un ricordo (durate per qualche mese e poi tolte perché non esisteva alcuna pericolosità reale per l'incolumità pubblica) l'unico atto concreto messo a segno è stato farsi scappare un orso nel lato del Trentino dove gli orsi non c'erano. Per quanto riguarda il mondo del lavoro non c'è settore soddisfatto della situazione: venerdì scenderanno in piazza i dipendenti pubblici (che nonostante le promesse e le pacche sulle spalle prima delle elezioni proprio da parte di chi oggi è al governo restano con i contratti bloccati) e dalla scuola ai trasporti, passando per il mondo della sanità i sindacati (anche quelli un tempo più distanti tra loro) grazie allo scarso operato dell'attuale amministrazione stanno ritrovando unità e compattezza.

 

Poi c'è il tema ambiente che ovunque sta diventando sempre più centrale, con tutte le associazioni di categoria che, emarginate dalla nuova giunta, hanno rotto in maniera quasi totale con l'assessore Tonina e con la stessa Zanotelli per la loro visione, stando ai provvedimenti, che punta sullo sfruttamento della montagna più in chiave sciistica e di impianti, che non a tutelarla e valorizzarla in chiave naturalistica. Insomma la distanza tra le promesse e i fatti è sempre più ampia, la forbice si allarga e le aspettative restano deluse. E se all'inizio la stessa giunta, forse conscia dei propri limiti e delle difficoltà dei loro rappresentanti a misurarsi con questioni e problemi complessi, è stata coperta con i mitici ''Stati Generali'' di praticamente qualsiasi cosa (dalla montagna alla ricerca) dove con la scusa dell'operazione di ascolto si è riusciti a prendere tempo, scaduti quei termini si è cominciato a spostare di scadenza in scadenza le decisioni: dall'assestamento di bilancio, di questa estate, si era passati al bilancio di questo autunno e già oggi le decisioni politiche vengono rimandate al prossimo assestamento.

 

Su una cosa, va detto, però, stanno mettendo mano: gli aspetti di convivenza sociale. Sono stati dati dei colpi ferali al sistema dell'accoglienza e della cooperazione internazionale, è stato dato l'autobus gratis agli over 70 (nonostante l'opposizione di molti anziani che felici delle loro pensioni preferirebbero che l'autobus gratis andasse alle nuove generazioni o a categorie di persone in difficoltà finanziaria piuttosto che, indiscriminatamente, a chi ha superato una certa età, povero o ricco che sia), è stata istituita una commissione d'inchiesta sui minori, creando sfiducia nel sistema e andando a minare equilibri delicatissimi, sono stati smantellati i corsi sulla parità di genere e ora nella finanziaria è stata inserita una norma che appare davvero inquietante: quella che una famiglia può essere cacciata dalle case Itea perché un membro del nucleo subisce una condanna. 

 

Una cosa che dal punto di vista del diritto lascia esterrefatti ma che appare terribile soprattutto dal punto di vista della tenuta familiare perché, di fatto, si finisce per mettere padri contro i figli, madri contro mariti, fratelli contro sorelle. Che la responsabilità penale sia personale lo sanno tutti e quindi già per questo la norma apparirebbe illegittima (ma spetterà ad altri organi decidere la tenuta costituzionale del provvedimento) ma c'è l'aspetto legato ai rapporti familiari che viene minato. Foss'anche che un genitore dovesse scoprire che un figlio delinque, l'effetto scellerato di questa norma, che vorrebbe far ricadere su di lui anche le colpe che non ha, certamente non lo spingerebbe a rivolgersi alla giustizia. Oltre a creare odio, e rancori tra le famiglie si potrebbe finire anche per sfavorire il diffondersi della legalità. 

 

Tornando all'Università Bisesti ha spiegato che per il futuro c'è molta carne al fuoco e che si sta ragionando tra l’altro – anche con altre Università - sull’opzione di impegnare l’ateneo trentino pure nelle materie medico-sanitarie (anche questa, in realtà proposta vecchia e già bocciata in passato). Quanto all’edilizia universitaria, al di là delle previsioni di questo atto 2019 – per 4,9 milioni di euro d’impegno finanziario - c’è in vista un piano di sviluppo pluriennale importante (il budget di qui al 2022 ammonta già a 37 milioni di euro).

 

Il testo è stato approvato con 5 voti favorevoli, compresi quelli dei consiglieri di minoranza Sara Ferrari e Filippo Degasperi, con astensione invece di Paolo Ghezzi. Le approvazioni sono state motivate dal fatto che di fatto ''le scelte politiche vengono rinviate all’anno prossimo - ha detto Ferrari - per ora c’è una conferma di impegni e linee date dal governo precedente, ragion per cui sono favorevole'' e che ''leggo un documento che contiene intenzioni buone e condivisibili - questo Degasperi - per quanto restano tali''.

 

''La Giunta Fugatti - ha commentato, invece Ghezzi - sull’Università fa esattamente come con il bilancio della Provincia, che discuteremo in dicembre: propone un documento tecnico, che rinvia all’assestamento dell’anno prossimo le scelte politiche. E’ stato forse sprecato l’anno appena trascorso?''.

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