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Bagarre a Rovereto sul piano edilizio. Vergnano duro: “Maggioranza liquefatta e pericolosamente isterica”

Discussioni interne alla maggioranza sulla trasformazione dell'area di viale dei Colli e via Bellavista. Il consigliere ex Movimento 5 stelle: "Parole e atteggiamenti gravi dell'assessore"

Di Davide Leveghi - 12 luglio 2019 - 21:13

ROVERETO. Nella serata di martedì l'aula del Consiglio comunale roveretano si è accesa per uno scontro interno alla maggioranza. La discussione sulla proposta di trasformazione dell'area dedicata a case singole o bifamiliari di viale dei Colli e via Bellavista, con la realizzazione di un condominio di quattro piani e 9 appartamenti. Un'accesa seduta che ha portato all'uscita dall'aula degli esponenti contrari al progetto, bloccando, con la perdita del numero legale, l'iter di votazione.

 

Al centro della polemica la possibilità di offrire ai costruttori ulteriori 170/190 metri quadri per costruire il quarto piano dell'edificio, in virtù dei cosiddetti "crediti edilizi". L'assessore all'urbanistica Maurizio Tomassoni sarebbe stato protagonista, a detta del consigliere Paolo Vergnano, di un atteggiamento poco istituzionale a fronte della strenua difesa del piano edilizio.

 

Un atteggiamento sfociato nella scelta di richiedere il voto palese. "In questo modo - commenta Vergnano - avrebbe potuto riconoscere i contrari al progetto, salvo ritirare la richiesta una volta scoperto, tramite il segretario, che la votazione si sarebbe svolta in ogni caso per alzata di mano. Sistemi stile Unione sovietica e fascismo, ma se non ha i numeri è inutile che venga a darci lezioni e chiedere di modificare il Prg".

 

A quel punto la reazione dei contrari è stata quella di uscire dall'aula. In maggioranza rispetto ai favorevoli e abbastanza numerosi da togliere il numero legale per la votazione, i consiglieri contrari hanno determinato così l'interruzione della seduta.

 

Da parte di Vergnano, spettatore dell'episodio, si denuncia “Una isteria completa e una incapacità totale di gestire l'aula. Gravi le parole usate per le quali non avremmo la competenza di votare, siamo in democrazia e esprimiamo il nostro giudizio politico secondo coscienza: si dovrebbe dimettere dall'incarico".

 

La difesa da parte del sindaco Francesco Valduga e dell'assessore Tomazzoni della bontà (e bellezza) dell'opera si è scontrata con la richiesta dei contrari di difendere il primato della politica e delle scelte urbanistiche. Una richiesta risultata vittoriosa, visto il ritiro della delibera, in attesa di nuovi approfondimenti.

 

L'episodio, a giudizio di Vergnano, potrebbe portare a una crisi: "La maggioranza - conclude - non c'è più e ci apprestiamo ad affrontare gli ultimi assestamenti di bilancio e l'ultimo Documento unico di programmazione".

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