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''Discriminazione e odio'', Ghezzi, Cattani e Merighi presentano un esposto in procura contro l'ex capo di gabinetto di Spinelli hater su Twitter

L'esposto è stato consegnato mercoledì 19 giugno. Ghezzi, Cattani e Merighi: "Un atto affinché la procura della Repubblica di Trento possa accertare e valutare se nei fatti, atti e comportamenti, possano essere penalmente rilevanti ed eventualmente aggravate da finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso"

Di Luca Andreazza - 19 giugno 2019 - 18:00

TRENTO. "Il comportamento di Ivan Cristoforetti, assunto dall'ente pubblico, nonostante la sua insistita attività social di carattere sessista e razzista, con contratto a tempo determinato, grazie alla delibera numero 262 del 22 febbraio 2019 della giunta provinciale di Trento, appare oltremodo grave", così Paolo Ghezzi in qualità di capogruppo consiliare provinciale e regionale di Futura, Piergiorgio Cattani e Claudia Merighi, rispettivamente presidente e vice presidente della forza politica, che aggiungono: "Non solo perché un funzionario con un ruolo chiave nella gestione della Provincia di Trento ha continuato la sua produzione di commenti sessisti e razzisti, ma anche perché ha offeso singole personalità del panorama politico nazionale, oltre ad intere comunità quali quelle menzionate negli articoli de Il Dolomiti e poi ripresi anche dagli altri quotidiani".

 

All'indomani delle dimissioni dell'ex braccio destro dell'assessorato allo sviluppo economico il presidente Fugatti aveva cercato di smorzare la polemica ("Ivan Cristoforetti si è dimesso dall'incarico di capo di gabinetto. Io e l'assessore Achille Spinelli abbiamo manifestato pubblicamente il totale disaccordo con le frasi pubblicate sui social. La questione finisce qui"), ma il consigliere provinciale Ghezzi aveva annunciato che avrebbe fatto un esposto alla procura (Qui articolo).

 

Esposto che è stato consegnato oggi, mercoledì 19 giugno. "Un atto affinché la procura della Repubblica di Trento - proseguono Ghezzi, Cattani e Merighi - possa accertare e valutare se nei fatti, atti e comportamenti, possano essere penalmente rilevanti ed eventualmente aggravate da 'finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso'. In caso affermativo vale quale denuncia querela affinché si proceda penalmente nei confronti di Ivan Cristoforetti".

 

La vicenda è ormai nota. L'ex capo di gabinetto si è dimesso dall'incarico di braccio destro dell'assessore di Spinelli dopo le rivelazioni Il Dolomiti per l'attività social di Cristoforetti tra frasi razzisteconsiderazioni sessisteattacchi a giornalisti e politici nazionali, costretti a bannarlo per non essere ulteriormente disturbati. Il tutto, come si ricorda, usando uno ''user name'' diverso dal suo (era Iάννη Χριστός ) ma facilmente identificabile perché collegato alla mail inserita da lui stesso pubblicamente nel suo profilo Linkedin (il quale rimandava proprio a quella pagina Twitter). Tutto alla luce del sole, insomma, e tantissime sue foto a confermarne l'identità.

 

Un passo indietro che è arrivato dopo una settimana di silenzio della giunta provinciale e dopo che l'assessore nel rispondere alle interrogazioni di Ferrari e Ghezzi aveva ammesso: "Il profilo è di Cristoforetti, nessuno ha raccontato frottole'' (Qui articolo). Una notizia che aveva fatto il giro d'Italia sui giornali nazionali e che aveva scandalizzato tutti.

 

Una settimana particolarmente tesa per la giunta, che dopo aver annunciato verifiche, ha impiegato quattro giorni prima di prendere le distanze dai contenuti (Qui articolo), mentre dopo 7 giorni erano arrivate le dimissioni. Nel frattempo il profilo Twitter era stato cancellato (Qui articolo), mentre le opposizioni erano andate in pressing per chiedere la rimozione del capo di gabinetto: da Futura Patt (Qui articolo) all'ex assessore Alessandro OliviMovimento 5 stelle, senza dimenticare la senatrice Donatella Conzatti e il Partito democratico (Qui articolo). Anche Cécile Kyenge, colpita in alcuni tweet, era scesa in campo: "Inaccettabile intolleranza divisiva, sessista e razzista. La magistratura deve verificare'' (Qui articolo).

 

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