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Fugatti: ''Caso Cristoforetti chiuso", Ghezzi: ''Non proprio, presenterò un esposto. Siete troppo sbrigativi''

Il consigliere ha preannunciato che domani Futura presenterà un esposto alla procura. Ferrari: "Nessuna solidarietà a Cristoforetti, ma nessuna gioia per il posto di lavoro che ha perso". Il presidente: "Fare le verginelle è inaccettabile, anche Rossi ha avuto un caso simile 10 anni fa", la replica: "A dire il vero ero dirigente alla Trento-Malè"

Di Luca Andreazza - 29 maggio 2019 - 19:41

TRENTO. La notizia è arrivata nella serata di ieri, martedì 28 maggio, nella nota da piazza Dante (Qui articolo), mentre oggi il presidente Maurizio Fugatti in consiglio provinciale ha dichiarato il caso chiuso: "Ivan Cristoforetti si è dimesso dall'incarico di capo di gabinetto. Io e l'assessore Achille Spinelli abbiamo manifestato pubblicamente il totale disaccordo con le frasi pubblicate sui social. La questione finisce qui".

 

Un caso che invece non è chiuso per Paolo Ghezzi, che attacca il governatore: "Il presidente - dice il consigliere di Futura - se l’è cavata in modo un po’ troppo sbrigativo se si considera che c’è voluta una settimana per arrivare alle dimissioni. E che si vorrebbe derubricare il caso a un incidente di percorso. Il problema è che si tratta del secondo episodio nell’arco di poche settimane".

 

Il consigliere ha preannunciato che domani Futura presenterà un esposto alla procura, provvedimento che invece non intende prendere Alex Marini del Movimento 5 stelle ("Non credo che sia opportuno perché si tratterebbe di un accanimento forse eccessivo. Debole però l’atteggiamento assunto dalla giunta).

 

"E' arrivato - spiega il consigliere di Futura - il momento di capire se gli assessori nella scelta dei loro principali collaboratori si attengono a un orizzonte valoriale riconosciuto e riconoscibile. Pur non avendo nulla di personale contro l’ex capo di gabinetto, ma il ruolo di figure come questa, che rappresentano il volto delle istituzioni meritava da parte della giunta un maggiore impegno per fare chiarezza sull’intera vicenda. Il presidente della Provincia sa benissimo che la diffamazione di singole persone o di intere comunità attraverso la diffusione di idee basate sull'odio razziale o etnico è perseguibile a livello penale".

 

Una settimana praticamente di silenzio dopo che Il Dolomiti ha pubblicato le indiscrezioni sull'ormai ex capo di gabinetto hater su Twitter tra frasi razzisteconsiderazioni sessisteattacchi a giornalisti e politici nazionali.

 

"In mancanza di una risposta politica efficace - aggiunge Ghezzi - fatta eccezione per l’intervento dell’assessora Segnana, non si è sentito nessun intervento della giunta sul processo di selezione del personale. Il ricorso ha lo scopo di garantire che non avvengano un terzo, un quarto o un quinto caso come questo. Se per il presidente della Provincia il caso è chiuso, secondo noi non è così: non c'è stata una ricognizione attenta di questo personaggio e che c'è voluto una settimana per reagire".

 

Immediata la replica di Fugatti, che si è scusato per essere sembrato sbrigativo. "La giunta - continua il presidente - ha fatto i suoi approfondimenti e l’opposizione le sue valutazioni politiche. L’esecutivo ha preso atto delle dimissioni avvenute ieri e oggi a Cristoforetti va dato atto di questa scelta. Questo non toglie che occorre prestare attenzione alle dichiarazioni di chi ricopre ruoli importanti. Tuttavia, anche in passato sono stati commessi errori da parti di incaricati con ruoli importanti nella giunta provinciale".

 

A quel punto l'ex presidente Ugo Rossi ha presentato una risoluzione, poi ritirata per non creare divisioni, per una verifica sui collaboratori, oltre a mettere in evidenza i tempi di reazione della maggioranza, troppo dilatati. "Casi del genere - dice il consigliere del Patt - non devono più accadere. Avete aspettato che fosse Cristoforetti a rassegnare le dimissioni. La responsabilità dell’accaduto è quindi della giunta che non può permettersi di condannare in maniera postuma le azioni dei proprio collaboratori. Una responsabilità come la vostra impone di saper fare scelte che tutelino il buon nome del territorio che rappresentate. Qui è in gioco il buon nome della Provincia che non si era mai trovata a dover affrontare due casi del genere. Se arrivasse il terzo vuol dire che voi siete complici di questo utilizzo dei social".

 

Immediata la replica di Fugatti: "Le esternazioni - evidenzia il presidente - sono state condannate già venerdì scorso. Il terzo caso c'è già stato 10 anni fa, quando il 10 gennaio del 2009, quando Rossi era assessore in giunta e un collaboratore aveva subito la condanna di un anno per peculato: reato ancor più grave, ma nessuno all’epoca mise in discussione l’immagine del Trentino in Italia. Fare i sepolcri imbiancati e le verginelle in quest’aula non è accettabile".

 

E Rossi ribatte: "Rispondo delle mie decisioni e non di quelle prese da qualcun’altro. Quando nel 2009 erano stati commessi quei fatti, ero dirigente alla Trento-Malè e quindi non ne sapevo nulla". "Non voglio esprimere solidarietà a Cristoforetti - sottolinea Sara Ferrari del Pd - pur senza gioire per la perdita del suo posto di lavoro. Gli errori, tuttavia, si pagano. La scelta è stata tardiva perché nel frattempo il caso ha gettato discredito sulle nostre istituzioni.

 

La consigliera del Pd ha infine giudicato “una bizzarria” che l’assessore Spinelli abbia dichiarato alla stampa di non aver creduto subito alle parole del suo collaboratore nonostante questi si autoaccusasse presentandogli subito le dimissioni. “Questo è come minimo un segno di confusione”, ha concluso. 

 

Da Roberto Paccher (Lega) a Claudio Cia (Agire), da Giorgio Leonardi (Forza Italia) a Luca Gugliemi (Fassa), la maggioranza solidarizza con la giunta. “Non si può pretendere – ha aggiunto – che la Giunta o un assessore sappiano tutto del comportamento in privato di un collaboratore. Il Patt aveva nominato presidente del partito un signore che faceva il saluto fascista e baciava la foto del duce".

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