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Genitori di figli disabili, a parità di merito e titoli avanti nei concorsi pubblici. Segnana esulta ma il provvedimento quante persone riguarderà?

Per l'assessora provinciale competente questo sarebbe ''un segnale importante'' per aiutare chi quotidianamente convive con i problemi legati all'handicap eppure le variabili in gioco sembrano essere davvero troppe. La norma rischia di valere per pochissimi casi. Meglio sarebbe stato potenziare la legge nazionale che prevedere di favorire lo smart working per i genitori di figli disabili

Di Luca Pianesi - 21 novembre 2019 - 19:19

TRENTO. A parità di titoli preferenza, nei concorsi pubblici, a chi ha figli disabili. Questa la ratio dell'emendamento alla finanziaria presentato questa mattina in Prima Commissione consiliare. Una norma sicuramente d'immagine che non può non piacere ma della quale sarebbe bello sapere le stime di impatto sulla comunità, che valutazioni sono state fatte dall'amministrazione al riguardo, quante persone finirà per coinvolgere. La casistica, infatti, rischia di essere davvero bassissima, quasi infinitesimale, se si pensa alle variabili in gioco.

 

Si parla di genitori di una persona disabile, che deve far parte del nucleo familiare (quindi, per esempio, nel caso di genitori separati la cerchia si restringe a solo quello che resta con il figlio), che fanno il concorso pubblico e che si trovano a giocarsi il posto con qualcuno finendo a pari merito. A quel punto anche a parità di titoli, ecco subentrare anche quello di essere genitore di una persona in situazione di handicap. Soddisfatta, invece, l'assessora Segnana, che spiega che ''riteniamo sia doveroso lanciare un segnale importante a chi già vive quotidianamente una situazione difficile, in quanto genitore di figli disabili''. 

 

“L’obiettivo – spiega l’assessore – è quello di favorire, in sede di formazione delle graduatorie finali, a parità di merito e di titoli, oltre ai soggetti già oggi previsti dalla nostra normativa, anche tutte quelle persone che, dovendo assistere un figlio disabile, meritano da parte dell’amministrazione una particolare attenzione”. E per riuscirci, al di là delle mosse a spot, che se va bene aiuteranno qualche decina di persone, la giunta Fugatti avrebbe potuto rendere il più operativa possibile la legge nazionale (inserita nella legge di bilancio del 2019) che consente ai genitori lavoratori con figli in condizione di disabilità di lavorare da casa.

 

La predetta norma, infatti, che è andata ad inserirsi nel corpus normativo dell’art. 18 della legge 81/2017, stabilisce che qualora il datore di lavoro stipuli un accordo per l’esecuzione della prestazione di lavoro in modalità agile, deve dare priorità alle richieste di smart working formulate: dalle lavoratrici nei 3 anni successivi alla conclusione del periodo di congedo obbligatorio di maternità (art. 16 del D.Lgs. n. 151/2001); ai genitori lavoratori con figli in condizioni di disabilità (art. 3, co. 3, della Legge n. 104/1992). Questa sì darebbe aiuto e respiro a tanti lavoratori pubblici che si trovano nella difficile situazione di dover fare al meglio delle loro possibilità sul posto di lavoro e al tempo stesso di dover assistere il figlio o la figlia disabile garantendo presenza fisica e assistenza costante.

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