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Ghezzi a Cia sull'albo degli ex sindaci: ''Non sentivamo la mancanza di questa proposta. Si mettano piuttosto i primi cittadini nelle condizioni migliori quando sono in carica''

Gli ex sindaci del Trentino avevano mostrato il desiderio di mettere a disposizione la loro esperienza civica e istituzionale, così come interesse e disponibilità ad essere ascoltati dalle commissioni legislative del consiglio regionale sulle materie connesse agli Enti locali

Di Luca Andreazza - 31 luglio 2019 - 22:36

TRENTO. "Sono diversi i dubbi sulla proposta di istituire un albo regionale dei sindaci emeriti", così Paolo Ghezzi, consigliere provinciale di Futura, sull'emendamento presentato in regione da Claudio Cia, consigliere provinciale in quota Agire, sull'ipotesi creare un elenco degli ex primi cittadini.

 

In aprile il consigliere provinciale di maggioranza ha incontrato Fabio Zanetti, già sindaco di Drena, e altri otto ex primi cittadini, quali Carlo Rossi di Isera, Armando Benedetti di Segonzano, Nicoletta Aloisi di Fiavé, Alberto Cappelletti di Ronzo Chienis, Dino Ceol di Daiano, Enrico Lenzi di Samone, Marco Lona di Giovo e Mariano Maines di Campodenno.


(Incontro tra Cia e l'Associazione ex sindaci)

Gli ex sindaci del Trentino avevano mostrato il desiderio di mettere a disposizione la loro esperienza civica e istituzionale, così come interesse e disponibilità ad essere ascoltati dalle commissioni legislative del consiglio regionale sulle materie connesse agli Enti locali.

 

In quell'incontro è nata l'idea di varare una legge per l’istituzione di un albo regionale dei sindaci emeriti e la possibilità di aggiornare la pubblicazione del 1997 che riporta i nomi di tutti i sindaci trentini dal secondo dopoguerra ad oggi. "Un provvedimento - commenta Ghezzi - di cui non sentivamo il bisogno per diverse ragioni".

 

Si parte dal costo. "L’istituzione dell’albo non è certo a costo zero - prosegue il consigliere provinciale di Futura - non si considera che un funzionario dovrà redigere la delibera di giunta che disciplinerà le modalità di iscrizione, tenuta e revisione dell’albo. Dopo la sua approvazione, la delibera dovrà essere applicata: un funzionario dovrà ricercare tutti i sindaci potenzialmente interessati dall’albo, chiedere se intendano opporsi alla pubblicazione, verificare il rispetto delle vigenti norme sulla privacy, dovrà controllare se abbiano riportato condanne per reati nella pubblica amministrazione".

 

Un procedimento che sembra lungo. "Quanti mesi di lavoro a carico dell’ente pubblico? E ancora - evidenzia Ghezzi - funzionari della regione dovranno occuparsi della pubblicazione dell’albo sul sito internet e mantenerlo aggiornato. Chissà se l’articolo 9 del disegno di legge di assestamento, che consente l'ulteriore potenziamento degli organici degli uffici centrali regionali 'alla luce degli accertati fabbisogni di personale' è stato pensato anche in funzione dell’albo dei sindaci emeriti".

 

Un altro nodo è la completezza dell'albo. La funzione storico-archivistica dell’albo, dichiarata in aula da Cia stesso, ha un senso solo se la banca dati sarà completa e esaustiva. "Ma sarà molto difficile, anzi impossibile - continua Futura - compilare un elenco di tutti gli ex sindaci trentini e altoatesini sulla base del loro consenso: basta che un ex sindaco si opponga affinché l’elenco non sia completo. E se l’albo non è esaustivo, come può avere una funzione di archivio storico? Onorevole, commendatore, ufficiale, grande ufficiale, cavaliere, cavaliere di gran croce: avevamo anche bisogno di aggiungere il titolo di sindaco emerito? È così che la politica si riguadagnerà la stima dei cittadini e dell’opinione pubblica?".

 

Un'ipotesi che era già stato presentato nella scorsa legislatura e poi bocciato. "Il presidente delle Autonomie locali Paride Gianmoena aveva definito un provvedimento simile 'Folle e fuori dal tempo'. Si parlava - conclude Ghezzi - del Ddl presentato nel 2016 che si proponeva di istituire un vero e proprio titolo onorifico di sindaco emerito e prevedeva anche il sostegno alle attività dell’Associazione ex sindaci del Trentino-Alto Adige. Un disegno di legge, poi naufragato, sicuramente più articolato rispetto al comma oggi discusso ma dall’identica finalità. Ci chiediamo che senso abbia riproporlo oggi. Forse agli ex sindaci non servono riconoscimenti ex post, ma ogni forma di supporto e ascolto possibile affinché possano esercitare la loro funzione quando sono in carica".

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