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Ianeselli: ''Bravi a strumentalizzare le polemiche facili. Invece di governare hanno fatto un anno di campagna elettorale''

La tensione tra sindacati e Provincia è altissima. "Siamo reduci da un primo anno caratterizzato da un'azione di governo portata avanti esclusivamente per massimizzare il consenso, una prosecuzione della campagna elettorale. Manca una classe dirigente e iniziano a emergere le divisioni tra un'ala più pragmatica e quella più ideologica"

Di Luca Andreazza - 10 novembre 2019 - 05:01

TRENTO. "Siamo reduci da un primo anno caratterizzato da un'azione di governo portata avanti esclusivamente per massimizzare il consenso". Così Franco Ianeselli, segretario della Cgil, nel commentare il momento, delicato, nei rapporti tra sindacati e Provincia. "C'è una prosecuzione della campagna elettorale: la comunità viene continuamente lacerata e si gioca sulla contrapposizione tra categorie, quali trentini veri e gli altri, città e valli. C'è una difficoltà in più: dover passare dalla narrazione che prima c'era un disastro, ma che non era tale, e realizzare le promesse che non riescono a mantenere. Si sono nascosti per un po' nell'ascolto dei territori, ma poi devi decidere e il rischio è quello di scontentare. E questo approccio a comparti stagni, senza una visione generale, porta pochi risultati e tante categorie non contente". 

 

L'ultimo caso delle frizioni tra parti sociali e Provincia è quello legato al rinnovo dei contratti pubblici e l'ipotesi di piazza Dante in vista della manovra economico-finanziaria di inserire il riconoscimento al personale della vacanza contrattuale (pari allo 0,56% del monte salari) e, sul fronte del welfare, una misura con cui estendere le coperture di Sanifonds anche ai figli minorenni dei dipendenti pubblici, con una compartecipazione alla spesa da parte della Provincia pari al 50%. Una proposta che praticamente tutte le organizzazioni sindacali hanno rispedito al mittente. Non solo, diventa sempre più concreta un'azione forte come una mobilitazione generale dei diversi settori.

 

"In campagna elettorale - aggiunge il segretario della Cgil - hanno fatto credere che una volta arrivati a governare, la situazione sarebbe migliorata drasticamente, soprattutto per alcune parti della società. L'azione politica punta a dividere la comunità per scagliarsi contro qualcuno, un 'nemico del popolo', una divisione tra 'noi' e 'loro'. E questo si rivelerà, forse, il più grande errore. Anche perché c'è la questione economico-finanziaria e dal 2022, per effetto dell'accordo di Milano firmato nel 2009 con l'allora ministro Calderoli, mancheranno 200 milioni di euro. L'esecutivo ha finora evitato ogni confronto, però si sono accorti che le risorse non ci sono, quindi chiamano tutti a raccolta per chiedere responsabilità, ma non funziona così e le fratture esistono e rimangono".

 

Un caso è stato il taglio al sistema di accoglienza, poi un'altra battaglia identitaria della Provincia a trazione Lega è stata quella relativa alla cooperazione internazionale: risorse tagliate e 0,25% abolito, tutto dirottato per ridurre gli abbonamenti al trasporto scolastico, così come per introdurre agevolazioni per le attività sportive degli studenti e per aumentare le detrazioni fiscali sul reddito femminile. Una evidente contrapposizione tra noi e loro, la strategia del divide et impera.

 

"L'obiettivo - prosegue Ianeselli - è quello di cavalcare le polemiche facili e che possono essere maggiormente strumentalizzate. Ogni volta hanno trovato un nuovo cavallo di battaglia, una categoria da penalizzare: gli stranieri, la cooperazione e le femministe. Il centrodestra ha cercato di raccontare e illudere che il suo popolo avrebbe avuto soddisfazioni, ma i nodi vengono al pettine. Questo è un anno di transizione, la finanziaria uno snodo, quindi l'attitudine della cittadinanza potrebbe cambiare. L'unica misura popolare, quella abolizione dei ticket sulle ricette, è stata una decisione assunta dal governo nazionale che hanno provato a spacciare per loro. Un provvedimento che però presenta problemi di equità in quanto è generalizzata, come la gratuità per gli over 70 sugli autobus".

 

I sindacati sono reduci da diverse stagioni di concertazione. I momenti di tensione, anche nei confronti della Giunta Rossi, non sono mancati, ma si è sempre cercato di trovare una quadra, come per il caso Whirlpool. "Nelle difficoltà - evidenzia il segretario della Cgil - la comunità si stringe e si cercano i compromessi: ovvio che non si vorrebbe farli, ma abbiamo sempre avuto un'idea di Trentino nella sua unità, quindi è necessario trovare una sintesi per avere una soluzione più positiva possibile e qualcuno resta scontento. Ma ci siamo presi le nostre responsabilità. In tanti pensavano che dopo anni e anni di trattative le parti sociali non avrebbero avuto mordente. Invece le energie per affrontare le situazioni più conflittuali ci sono, eccome. Nelle diverse sfumature, le organizzazioni sono inoltre sempre più compatte in quanto consapevoli dell'urgenza del momento: serve compattezza".

 

La tensione è, poi, alta sul rinnovo dei contratti pubblici, la minaccia è quella di una mobilitazione su vasta scala. "La situazione è paradossale - dice la Cgil - perché a livello nazionale è stato stanziato il 3%, che non è sufficiente, ma è un punto di partenza, mentre in Alto Adige si arriva al 4,8%: qui siamo a zero euro. E arrivano a proporre come merce di scambio misure sulla sanità integrativa. Hanno fatto male i conti, oltretutto sono riusciti a cancellare in dodici mesi oltre 40 anni di coinvolgimento delle parti sociali: le scelte sono state unilaterali, la Giunta può aver pensato che è una buona idea per decidere più velocemente, ma senza pensare alle conseguenze, senza coinvolgere in anticipo. Ora è difficile richiamarci alle responsabilità, quando si è cercato di evitare un dialogo costruttivo".

 

Dopo le polemiche sull'assestamento di bilancio e "Le vere scelte sono il prossimo autunno", alle porte c'è la manovra finanziaria. Insomma, l'attesa a questo punto è "grande". "E' molto presto per fare la valutazioni. Ora sono solo titoli e bisogna leggere i contenuti. Il ddl sugli appalti è comunque esemplificativo dell'approccio della maggioranza di governo - continua Ianeselli - si è passati dal socialismo spinto al liberismo totale, quindi una misura frutto del compromesso finale a seconda delle pressioni e delle mobilitazioni. E' evidente lo schema della Giunta, ognuno gioca la propria partita, manca un metodo. E presto anche le parti imprenditoriali arriveranno a questa conclusione. All'inizio sembra bello poter avere un assessore di riferimento, spuntare un vantaggio nel rapporto quasi personale, ma se manca un ragionamento a 360 gradi alla fine ci perdono tutti: c'è poco Trentino e molta negoziazione individuale in questo momento. Anche perché le risorse scarseggiano e il governo provinciale dovrà rivedere gli incentivi alle imprese e senza condizioni generali di patto sociale si rischia di salire sull'ottovolante". 

 

Una Lega accusata di centralismo, ma il "governo amico" a Roma non ha portato grandissimi vantaggi, senza dimenticare i 5 milioni del dissesto idrogeologico lasciati per strada oppure i 70 milioni dell'emendamento salva Trentino sfumati con il voto di fiducia del presidente e allora anche parlamentare Maurizio Fugatti. 

 

"La classe dirigente non è preparata per governare il Trentino, che è un po' un piccolo Stato. Manca poi autorevolezza nelle discussioni e capacità nelle relazioni. Sono andati al governo - conclude Ianeselli - sulla base dell'onda nazionale e internazionale del populismo e del sovranismo. La grande forza, rispetto alla Giunta precedente, è quella di sapersi mostrare compatti e questa è una riflessione sempre attuale per il centrosinistra: la litigiosità produce risultati negativi. Qualcosa emerge in Provincia, ma poco se si pensa che se sono presenti diverse anime all'interno della Lega. Per esempio, c'è un'assessora Zanotelli che cerca di studiare e approfondire le tematiche, poi c'è propaganda pura come nel caso di Dalzocchio. Sono bravi a non far uscire le divisioni tra un'ala più concreta e pragmatica e quella più ideologica. Manca inoltre una consapevolezza sulle responsabilità dell'autogoverno: sono abituati a seguire il capitano, quindi se ti limiti a eseguire quello che decide il tuo, non sei mentalmente abituato a scegliere il tuo destino: esegui gli ordini".

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