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La comunità pakistana di Bolzano scende in piazza a sostegno del Kashmir, regione contesa tra due potenze nucleari

Dopo la decisione del premier indiano Narendra Modi di revocare lo statuto speciale della regione himalayana scoppiano le proteste e le tensioni con il Pakistan, che rivendica l’autorità sul territorio. Si teme un’escalation nucleare della guerra latente che da decenni infiamma la provincia

Di Tiziano Grottolo - 18 agosto 2019 - 12:34

BOLZANO. Sono circa un centinaio gli esponenti della comunità pakistana di Bolzano che ieri sono scesi in piazza per protestare contro la recente decisione del governo indiano di revocare lo statuto speciale alla regione del Kashmir.

 

Le persone in strada, affiancate anche dal Comitato islamico della città, scandiscono slogan come “Libertà per il Kashmir” e chiedono l’indipendenza per la regione, schierandosi a sostegno della popolazione “Che da decenni subisce le violenze del governo indiano”.

 

Il territorio himalayano infatti è frammentato in tre aree principali, amministrate rispettivamente da tre stati diversi: India, che controlla la parte meridionale, Pakistan che amministra il nord e la Cina che occupa la parte nord-orientale.

La regione è attraversata da sempre da forti spinte nazionaliste e indipendentiste sfociate più volte in conflitti armati che hanno coinvolto anche gli eserciti delle tre potenze. Dal 1948 gli eserciti di India e Pakistan si fronteggiano lungo la linea di confine, una delle più militarizzate del mondo.

 

Entrambe le potenze rivendicano la sovranità esclusiva sulla regione denominata ‘Jammu e Kashmir’ attualmente sotto il controllo di Nuova Dehli e diventata a tutti gli effetti il 25esimo stato della penisola.

 

Lo scorso 5 agosto il decennale conflitto si è arricchito di un altro capitolo, il premier indiano Narendra Modi, noto per le suo posizioni nazionaliste e fortemente a favore della maggioranza indù, ha revocato lo statuto speciale alla regione.

 

L’unica a maggioranza musulmana, la cui popolazione lamenta da anni violenze e vessazioni da parte dell’esercito, perde così la possibilità di legiferare in autonomia rispetto al governo centrale.

 

Questo gesto ha scatenato l’indignazione del governo di Islamabad e di milioni di cittadini pakistani che hanno organizzato manifestazioni di protesta in giro per il mondo, come quella avvenuta ieri a Bolzano.

I due stati asiatici hanno già combattuto due guerre per il controllo del territorio, conflitti costati la vita a migliaia di persone coinvolgendo varie fazioni: da un lato l’India accusa il Pakistan di sostenere i ribelli dispiegando a sua volta l’esercito per sedare le rivolte, d’altro canto Islamabad punta il dito contro la violenta repressione che coinvolge anche la popolazione civile, chiedendo l’indipendenza o l’annessione della regione.

 

In un recente incontro con il capo del governo il ministro della difesa indiano ha dichiarato il suo impegno a non usare le armi nucleari ma avverte: “Se attaccati non esiteremo a rispondere”. Un avvertimento questo che sembra più una minaccia, per di più rivolta a uno stato che dispone a sua volta di ordigni nucleari.

 

Sale dunque la tensione fra i due paesi che sembrano intenzionati ancora una volta a far parlare le armi, senza lasciare spazio alla diplomazia, con la Comunità internazionale che sembra incapace di intervenire in maniera efficace per scongiurare inutili spargimenti di sangue.

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