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La norma di sostegno alle pazienti soggette al rischio di tumori resta nel cassetto. Zeni: "Devono pagare 500 euro all'anno. Impegno non onorato dalla Giunta"

Nel luglio di quest'anno era stato approvato dal Consiglio provinciale un ordine del giorno per la sorveglianza continuata dei soggetti geneticamente a rischio di contrarre tumori alla mammella e all'ovaio. Da quel momento, però, la Giunta non ha più dato esecutività alla decisione dell'assemblea, costringendo le pazienti coinvolte a pagarsi autonomamente una somma attorno ai 500 euro l'anno

Di Davide Leveghi - 03 dicembre 2019 - 18:32

TRENTO. Dopo la vicenda del taglio annunciato per i farmaci oncologici, la Giunta dimostra per un'altra volta scarsa ricettività nei confronti del tema. A sostenerlo è il Partito democratico, che per mano del consigliere provinciale Luca Zeni ha depositato un'interrogazione in riferimento al mancato rispetto degli impegni assunti ufficialmente dall'amministrazione leghista.

 

“Nella seduta del Consiglio provinciale dello scorso 25 luglio ed in correlazione alla discussione del disegno di legge n.21 'Assestamento del bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2019-2021' – si legge nell'interrogazione – l'Assemblea legislativa approvava l'ordine del giorno n.37 avente per oggetto 'Interventi a favore dei soggetti ad alto rischio genetico di contrarre tumori alla mammella e all'ovaio'. Con tale approvazione il Consiglio provinciale impegnava la Giunta ad 'attuare, in linea con la letteratura scientifica, un percorso di presa in carico finalizzato alla sorveglianza attiva dei soggetti iscritti al servizio sanitario provinciale esposti a un elevato rischio eredo-familiare di contrarre il cancro alla mammella e/o all'ovaio ed a valutare l'opportunità di prevedere forme di esenzione dalla compartecipazione alla spesa'”.

 

“Trattandosi di una questione delicata e della massima urgenza – continua – era auspicabile che tale impegno politico ed amministrativo, che veniva posto in carico alla Giunta provinciale con quel voto d'Aula, trovasse immediata esecutività attraverso precise disposizioni che l'Assessore avrebbe dovuto impartire all'Azienda provinciale per i servizi sanitari, anche quale forma di rispetto per le volontà del potere legislativo che, come noto, dovrebbe rappresentare (e qui il condizionale è d'obbligo) la massimo espressione della democrazia. Di tutto ciò però, a distanza di ormai parecchi mesi, non è avvenuto nulla. Nulla si è mosso e l'Azienda provinciale per i servizi sanitari non ha ricevuto nessuna indicazione in proposito e quindi non è stata data alcuna attuazione al disposto del Consiglio provinciale”.

 

Ciò significa che, attualmente, ogni paziente geneticamente soggetta a rischi di tumore al seno ed all'ovaio deve pagarsi gli esami diagnostici di controllo con un costo medio annuo di circa 500 euro, senza poter contare su alcun sostegno pubblico. Un costo non affatto indifferente per un servizio tanto delicato.

 

“Tralasciando ogni osservazione di natura politica sulla sempre più evidente mancanza di considerazione della Giunta provinciale nei confronti dell'Assemblea legislativa e delle sue decisioni – prosegue incalzante l'interrogazione dei democratici trentini – quello che qui preme porre in evidenza è l'urgenza e l'importanza di provvedimenti che riguardano la salute delle persone. Ad oggi, i portatori sani di Brca, ovvero della mutazione genetica che può indurre il cancro al seno e all'ovaio che vogliono sottoporsi all'esame diagnostico finalizzato ad una serrata sorveglianza, compartecipano alla spesa sanitaria pagando il ticket per le singole prestazioni effettuate con una spesa stimata per ciascun paziente pari a circa 400/500 euro all'anno”.

 

“L'Ordine del giorno in oggetto mirava a riportare tale spesa a carico dell'ente pubblico anziché facendola gravare sul singolo utente della sanità – conclude – ma evidentemente per la Giunta provinciale non si tratta di una questione rilevante e quindi può essere relegata nel dimenticatoio politico degli impegni assunti e mai onorati”. Per questo i consiglieri del Partito democratico richiedono alla Giunta le ragioni della mancata attuazione dell'ordine del giorno n.37 e il rispetto della volontà espressa dal Consiglio.

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