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Respinte in blocco 180 domande di richesta di asilo. Canestrini: ''Solo 30 giorni per fare ricorso, difficile trovare avvocati e garantire la difesa''

Il legale roveretano tira in ballo il Cinformi che risponde: ''Nostro dovere notificare immediatamente l'atto". Preoccupato il presidente dell'Ordine degli Avvocati de Bertolini: ''Se questi sono i numeri e i tempi pregiudicato il diritto di difesa. Ma il problema è a monte"

Di Donatello Baldo - 09 febbraio 2019 - 05:01

TRENTO. L'allarme lo ha lanciato l'avvocato Nicola Canestrini sulla sua pagina Facebook. "Cinformi ha deciso di procedere con la notifica in blocco di 200 decreti della Commissione territoriale per il Riconoscimento della Protezione internazionale, di cui circa 180 con esito negativo".

 

Una decisione, per il legale roveretano, che compromette la possibilità di difesa. Un richiedente asilo raggiunto da tale decreto, che in prima battuta non gli riconosce il diritto a rimanere sul territorio italiano, ha diritto ad un ricorso da depositare entro i trenta giorni dalla notifica dell'atto. Se di decreti ne arrivano 180 in un colpo solo, diventa però difficile trovare un avvocato disponibile, anche perché l'approfondimento è lungo, l'istruzione della pratica è complicato.

 

E' evidente - spiega Canestrini - che una tale mole di dinieghi rende difficile la tutela giuridica dei richiedenti e vi è il rischio che alcuni di loro non riescano a trovare un avvocato disposto a difenderli". Un diritto, quello del ricorso contro la decisione della Commissione territoriale, che spesso va a buon fine: "Secondo le statistiche degli anni scorsi l'accoglimento è stato del 35%: uno su tre", sottolinea l'avvocato.

 

Per l'avvocato "quel che pare contare è che la mancata presentazione del ricorso implica l’uscita dal progetto", quello che per Canestrini sarebbe "il vero obiettivo politico". Perché succede proprio questo, il richiedente asilo che non riesce a presentare il ricorso è automaticamente espulso dall'accoglienza, persona senza titolo di soggiorno sul suolo italiano. Mentre il ricorso, spesso vincente, protrarrebbe la permanenza nei progetti fino al pronunciamento del giudice.

 

Sulla stessa pagina Facebook, nei commenti al post di Canestrini, è il direttore del cinformi Pierluigi La Spada a intervenire: "Il Cinformi non ha deciso di notificare gli esiti in blocco. È dall'inizio del mese di gennaio che vengono programmate queste notifiche che, come ben sa, devono essere effettuate nel più breve tempo possibile (nel frattempo metà degli esiti in questione sono già stati notificati)".

 

La Spada si rivolge direttamente all'avvocato e chiede: "L'ente gestore delle strutture (il Cinformi, ndr) non deve rispettare la funzione pubblica che la legge gli attribuisce in materia di notifiche? O è più comodo individuare il Cinformi come capro espiatorio di decisioni che ha il dovere di rendere operative? Lei ritiene che il Cinformi debba verificare quanti avvocati in Trentino siano disponibili ad effettuare i ricorsi e notificare gli atti di conseguenza adeguandosi alla disponibilità e tempistica degli stessi avvocati? Non ritiene che qualcuno potrebbe avanzare l'ipotesi di danno erariale per aver dilazionato (si parla di qualche mese) i tempi delle notifiche con un conseguente, ingiustificato prolungamento dei tempi di accoglienza?".

 

A breve giro risponde l'avvocato: "Non mi piacciano i capri espiatori - scrive Canestrini - ma tentavo di capire come mai vengono notificati in blocco esiti degli ultimi 4 mesi (almeno). Come sa molto meglio di me, i ricorsi andranno in decisione fine 2020, forse nel 2021. Quindi non credo che dilazionare le notifiche di qualche settimana o mese faccia alcuna differenza".

 

Canestrini ricorda che "secondo la legge l’esame della domanda di protezione tramite convocazione del richiedente dovrebbe avvenire entro 30 giorni", ma spiega che non risulta alcuna norma che "imponga notifiche immediate, ed anzi le esigenze organizzative dell’ente notificatore determinano ovviamente i tempi di esecuzione materiale". Per quanto riguarda l'eventuale danno erariale, chiude con queste parole: "Sono convinto che sia necessario garantire in ogni modo una tutela effettiva dei diritti. Perché c’è la Corte dei conti e c’è il tribunale della coscienza".

 

Preoccupato per il pregiudizio alla possibilità di esercitare appieno il diritto alla difesa, ma più cauto nell'attribuire a Cinformi le responsabilità di quanto è avvenuto, è Andrea de Bertolini, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Trento: "Se fossero confermati questi numeri e questa tempistica saremmo di fronte a una contrazione del diritto alla difesa, che significa anche la possibilità di valutare l'opportunità di procedere con un eventuale ricorso".

 

"In questo caso - spiega de Bertolini - il primo elemento che connota il diritto di difesa è infatti quello di avere il tempo di capire se c'è spazio per un ricorso. Serve il tempo tecnico per valutare, approfondendo ogni singolo caso che ci viene sottoposto. In più - spiega de Bertolini - sono materie tecniche, non tutti gli avvocati sono esperti in questi settori, anzi gli esperti sono pochi e con questa mole di provvedimenti emessi in un arco di tempo così breve, se i dati venissero confermati il rischio che il diritto di difesa sia pregiudicato è davvero alto".

 

Ma il presidente dell'Ordine non imputa a Cinformi la responsabilità di quanto sta avvenendo: "Credo che il problema stia a monte. Da parte della Commissione territoriale non possono essere stati decisi così tanti provvedimenti in un solo giorno. Per questo è sensato chiedere che ogni provvedimento dia notificato volta per volta, senza aspettare il cumulo".

 

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