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Salvare le banche, ma da chi? La curiosa storia del candidato Commissario che cita i Protocolli di Sion

La scelta del senatore Lannutti (M5S) come candidato alla presidenza della Commissione sulle banche fa discutere la maggioranza. All'autorevolezza in materia sostenuta dal partito pentastellato, Pd e Iv oppongono contrariamente le uscite antisemite sui social e il presunto conflitto d'interessi. C'è però una chiara ragione per puntare su qualcun altro: vederlo a capo della commissione banche sarebbe un po' come avere un terrapiattista a capo della Nasa

Di Davide Leveghi - 18 December 2019 - 13:08

TRENTO. Mancava una manciata di giorni alla Giornata della Memoria 2019 quando Elio Lannutti, senatore del Movimento 5 Stelle e attuale candidato per la guida della Commissione d'inchiesta sulle banche, ebbe la brillante idea di pubblicare sui social degli stralci dei Protocolli dei Savi di Sion. Giornalista pubblicista, ex impiegato di banca e dirigente sindacale, fondatore dell'Adusbef ('l'Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari, Finanziari e Assicurativi'), già senatore dell'Italia dei Valori, Lannutti decise di farsi portavoce di uno dei più celebri falsi storici di sempre indicando in Mayer Amschel Rothschild “l'abile fondatore della famosa dinastia che ancora oggi controlla il Sistema Bancario Internazionale”, suscitando subito aspre polemiche.

 

 

“Ieri ho pubblicato un link sui banchieri Rothschild, senza alcun commento – si difese replicando alla bagarre – poiché non avevo alcuna volontà di offendere alcuno, tanto meno le comunità ebraiche od altri, mi scuso se il link ha urtato la sensibilità. Condividere un link non significa condividere i contenuti, da cui comunque prendo le distanze. Ci tengo a sottolineare che non sono, né sarò mai antisemita”. “La toppa è peggio del buco”, recita un celebre adagio, e, come mostrato da David Puente su Open, il commento in realtà c'era eccome, posto a conclusione del tweet, a integrare “l'autorevole falso”.

 

Tanto che non passò nemmeno un mese, che su Lannutti, a seguito della denuncia da parte della Comunità ebraica di Roma, venne aperto un procedimento penale per il reato di diffamazione aggravata da odio razziale. Il suo pedigree social, d'altronde, non era nuovo a sparate del genere e men che meno si era distinto per arguzia, originalità o assennatezza. Nel giro di quasi due anni, dall'ottobre 2017 al gennaio 2019, il senatore grillino centrava l'obiettivo di dare del massone al medico Roberto Burioni, del mafioso al presidente della Repubblica Sergio Mattarella – a cui, tra l'altro, è stato ucciso un fratello dalla mafia – e di farsi promotore di un'altra bufala divenuta ormai di moda negli ambienti cospirazionisti ed estremisti di destra, la Teoria del piano Kalergi - dal nome di un paneuropeista austriaco, autore di un presunto piano di sostituzione etnica della popolazione europea con asiatici e africani. 

 

 

Dopo aver illuminato l'opinione pubblica italiana rispetto ai piani di sostituzione etnica messi in pratica dalla Premiata Ditta composta da “Cosa nostra, Soros, le mafiomassonerie” e chi più ne ha più ne metta, Lannutti acquisì inspiegabilmente una certa autorevolezza. E' bastato a malapena un anno per far decantare le sue straordinarie teorie giacché, infatti, senza particolare pudore, il suo nome risultasse idoneo alla presidenza della Commissione d'inchiesta sulle banche.

 

Oltre a far saltare sulle sedie i membri degli altri partiti di governo, mancava solo il “condimento” del conflitto d'interessi per trasformare questa storia in una vicenda tutta nostrana. E così è stato. Candidato per il ruolo di presidente di una commissione nata con lo scopo di analizzare e vigilare la gestione degli istituti bancari coinvolti in crisi e dissesti, Lannutti è stato proposto per intervenire nel salvataggio di una banca, la Popolare di Bari, in cui il figlio è stato assunto.

 

“E' solo un impiegato, il conflitto dove sta? E' l'ennesima macchina del fango”, ha tuonato ai microfoni di Radio Capital. E se effettivamente a qualcuno possa sembrare labile o insignificante il legame tra la sua nomina e l'occupazione del figlio, di certo non aggiunge punti ad uno score già piuttosto penalizzato dalle sparate antisemite e complottiste.

 

Come potrebbe un soggetto che considera l'ebraismo mondiale il burattinaio del sistema bancario e finanziario guidare una commissione finalizzata a salvare delle banche? Quali armi avrebbe a disposizione per fronteggiare “globalismo, banchieri di affari e finanza criminale” nel loro disegno maligno di “soggiogare e dominare il mondo con l'aiuto del sistema economico”? - si potrebbe aggiungere a piacimento dei dietrologi. 

 

L'impresa appare titanica, la sfida proibitiva. Ma se consideriamo che a 100 anni di distanza si debba ancora ribadire che i “protocolli dei Savi di Sion” sono solo una becera e criminale falsificazione storica strumentalizzata dai peggiori regimi e dai suoi ammiratori nostalgici, ci si rende conto che nulla è impossibile.

 

Redatti probabilmente da agenti della polizia segreta zarista, diffusi nel periodo che va dall'inizio del '900 alla Grande Guerra, i “protocolli” - resoconti presunti di sedute del Congresso sionista di Basilea del 1897 – sostenevano l'elaborazione di un piano segreto da parte degli ebrei per il raggiungimento del dominio mondiale attraverso l'alta finanza e il terrorismo. Ma il loro scopo, semmai, era tutt'altro: giustificare storicamente e politicamente il feroce antisemitismo dei pogrom, sommosse popolari in cui si scatenava tutta la rabbia sulla minoranza religiosa ebraica.

 

“Smascherati” nel 1921, non risultarono essere altro che un riadattamento in chiave antigiudaica di un libello contro Napoleone III del 1864; la comprovata falsità, tuttavia, non ostacolò la sua diffusione, tanto che il regime nazista ne fece un testo di riferimento anche scolastico.

 

Se ne deduce che i riferimenti culturali del Lannutti – apprezzati a quanto pare dalla Lega, dichiaratasi favorevole alla sua nomina andrebbero per le meno rivisti. Nel mentre, su 60 milioni di persone, il governo avrà modo - si spera - di proporre qualcuno dal curriculum altrettanto prestigioso e dal profilo twitter un minimo più assennato.

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