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Asse del Brennero, crollano le merci su rotaia, Degasperi: “In A22 i mezzi pesanti continuano ad aumentare ma la politica non interviene”

Dal 2011, quando venne raggiunto il picco massimo, le tonnellate movimentate via ferrovia sull'asse del Brennero sono calate dell'83%. Degasperi: “Senza interventi di politica dei trasporti e senza l’adeguamento del servizio alle esigenze delle imprese difficilmente si tornerà a quei livelli”

Di Tiziano Grottolo - 14 febbraio 2020 - 20:39

TRENTO. Era il 2011 quando venne raggiunto il picco massimo sia per quanto riguarda i treni lavorati (6715), che le tonnellate movimentate via ferrovia (3.705.057), numeri messi nero su bianco nel bilancio d’esercizio 2018 di Interbrennero, la Società per Azioni che gestisce l’area dell’Interporto di Trento. Questi dati facevano presagire un futuro roseo per il trasporto merci su rotaia lungo l’asse del Brennero ma così non è stato. Dall’anno successivo si verificò un calo tanto drastico quanto repentino, sia sul numero dei treni lavorati, scesi a 3434, quanto alle tonnellate movimentate via ferrovia calate a 2.069.636 (-1.635.421). Da quel momento abbiamo assistito ad un calo costante, i numeri del 2018 sono impietosi: 1270 treni lavorati e solo 626.441 tonnellate lavorate, una contrazione dell'83%.

 

“Il tutto mentre da sempre i politici sbandierano l’obiettivo dello spostamento del traffico pesante dell’intasatissima A22 dalla gomma alla rotaia”, accusa il consigliere Filippo Degasperi, che ha recentemente presentato un’interrogazione. Come sottolinea il consigliere provinciale, quelli appena trascorsi, non sono stati anni facili per l’economia in generale “ma non si può dire che di ciò abbia risentito il transito di mezzi pesanti – sottolinea – dato che per A22 il 2018 ha fatto segnare un +5,35% rispetto al 2017 e numeri mai raggiunti prima”.

 

Una parte della spiegazione è sicuramente da individuare nei lavori di manutenzione straordinari avviati da Rfi lungo la linea che hanno portato alla sospensione e al rinvio delle nuove coppie di treni Rola programmate, situazione che dovrebbe essere risolta solo nel corso del 2020. È quindi lecito pensare che le annate 2018 e 2019 abbiano rappresentato il punto più basso, dovuto soprattutto a circostanze “di forza maggiore”. Con il 2021 infatti si dovrebbe tornare a perseguire l’obiettivo di spostamento delle merci, da gomma, su rotaia.

 

“Ciò però non avverrà in maniera spontanea viste le condizioni di evidente convenienza del percorso autostradale rispetto a quello ferroviario – sottolinea Degasperi che poi aggiunge – nonostante la competenza acquisita da Interbrennero – un esempio su tutti circa i tempi per il trasferimento dei mezzi sui convogli ridotti a 30 minuti –  senza interventi di politica dei trasporti e senza l’adeguamento del servizio alle esigenze delle imprese difficilmente si tornerà a quelli che oggi possiamo definire i fasti del 2011”.

 

Secondo quanto riporta lo stesso consigliere esisterebbe un protocollo di intesa firmato da Rfi, risalente al 2017, in base al quale si sarebbe dovuto ampliare il terminal a Trento Nord per raggiungere una potenzialità di 35 coppie di treni al giorno: “L’obiettivo era terminare i lavori entro il 2019 ma, nonostante l’enfasi sugli investimenti, il progetto pare dirottato verso il porto delle nebbie”.

 

Alla luce di questi motivi Degasperi ha deciso di porre alcune domande alla Giunta, innanzitutto per conoscere quali siano le disfunzioni lamentate dalle imprese dell’autotrasporto locale che rendono poco appetibile il trasporto su ferrovia e quali iniziative sono state adottate per porvi rimedio. In più si vorrebbe sapere quante risorse la Pat abbia destinato all’incentivazione del trasporto su rotaia per ciascun anno dal 2009 al 2019. Infine nell’interrogazione si chiede lo stato dell’arte relativamente al progetto di ampliamento del terminal, nonché le ragioni dei ritardi rispetto all’obiettivo inizialmente prefissato.

 

Un dibattito più che mai attuale dal momento che, sempre in questi giorni, il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, ha lanciato un pacchetto di misure per limitare il numero di autoarticolati che ogni giorno attraversano il corridoio del Brennero. In particolare, è stato evocato un vero e proprio “numero chiuso per i mezzi pesanti”, misura che strizza l’occhio ai divieti introdotti dall’Austria per regolare e limitare il traffico pesante in Tirolo. Posizione che non è stata condivisa dal suo omologo trentino, Maurizio Fugatti, che ha invocato misure limitative “più ragionevoli”. Il dibattito resta aperto anche se la sensazione è che non si faccia ancora abbastanza per ridurre il traffico su gomma, penalizzando in questo modo lo sviluppo della rete ferroviaria.

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