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Coronavirus, Ghezzi fa appello al garante della privacy: “La Pat rispetti il dolore dei trentini, diffusi troppi dati sensibili”

In conferenza stampa troppi dettagli personali su malati e deceduti, Ghezzi presenta ricorso al garante della privacy: “Sono convinto che la perdita e il lutto appartengono a una dimensione personale, familiare, privata, pertanto le autorità locali dovrebbero rispettarla”

Di Tiziano Grottolo - 11 aprile 2020 - 10:31

TRENTO. La pandemia di coronavirus ha indubbiamente avuto degli effetti psicologici importanti sulle persone, arrivando persino a modificare comportamenti e abitudini della collettività. Ad esempio, per molti trentini quello con la conferenza stampa della Pat di aggiornamento sull’emergenza covid-19 è diventato un appuntamento quotidiano, utile strumento per la diffusione delle informazioni e per rispondere al diritto dei cittadini di essere informati. Nella conferenza stampa presieduta dal team di esperti di Apss e dal presidente della Pat Maurizio Fugatti, assieme all’assessora alla sanità Stefania Segnana, vengono veicolate diverse informazioni sull’evolversi della situazione, un bollettino giornaliero sul numero di decessi, nuovi contagi e guariti e altre informazioni di interesse pubblico e scientifico.

 

Però, secondo il consigliere provinciale Paolo Ghezzi, talvolta viene mostrato quello che potremmo chiamare “un eccesso di zelo” ovvero, spiega il capogruppo di Futura: “Ritengo che alcuni dati diffusi in conferenza stampa possano violare il diritto alla riservatezza delle persone contagiate dal Covid-19 e dei loro familiari”. Durante l’aggiornamento quotidiano uno spazio viene riservato ai nuovi decessi, solitamente l’assessora Segnana legge l’elenco delle persone morte specificando anno di nascita, luogo del decesso (ospedale, Rsa o propria abitazione) e comune di residenza: “Trattandosi molto spesso di piccoli comuni o strutture locali è evidente che l'identificazione delle vittime e dei loro parenti sia quasi inevitabile”.

 

Inoltre, secondo il consigliere di Futura, si configurerebbe una disparità di trattamento tra le vittime del coronavirus, come abbiamo già spiegato esiste una disparità fra i morti ufficiali e quelli che “sfuggono” ai conteggi, nonostante sia chiaro come l’epidemia abbia senz’altro influito (approfondimento QUI e QUI) “L'identificazione dei morti per coronavirus è parziale – osserva Ghezzi – perché i dati sono sempre errati per difetto, gli anziani che muoiono nelle Rsa senza avere effettuato il tampone per la malattia, non sono registrati come decessi da covid-19 anche se è assai probabile che lo siano”. Di conseguenza nella lista letta pubblicamente nel corso del live Facebook dagli amministratori locali finiscano alcuni defunti ma non altri. La possibile lesione del diritto alla privacy potrebbe estendersi anche alle persone venute in contatto con i deceduti.

 

“Il rischio di caccia all'untore è inevitabilmente – sostiene Ghezzi che poi aggiunge – alimentato da un'elencazione di casi, paese per paese si genera un inevitabile ampliamento dell'area del sospetto e della paura”. La preoccupazione è che, attraverso la conferenza stampa, si riesca ad identificare le persone decedute aggiungendo turbamento ai loro parenti, che già vivono situazioni personali drammatiche. Per queste ragioni Ghezzi ha deciso di presentare ricorso al garante della privacy: “Sono convinto che la perdita e il lutto appartengono a una dimensione personale, familiare, privata, pertanto le autorità locali dovrebbero rispettarla”.

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