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Coronavirus, la Provincia taglia il servizio civile? Pilati scrive a Bisesti: ''Far lavorare attivamente i nostri giovani per la comunità vale più dei contributi di sussistenza''

Il presidente del Forum Trentino per la Pace e i diritti umani (organismo “consulente” della Giunta e del Consiglio Provinciale) manda una lettera all'assessore all'istruzione e cultura per chiedergli di non far saltare quell'importante attività di educazione alla cittadinanza attiva che per tanti giovani è stata anche una delle prime esperienze lavorative: ''Credo non solo debba essere garantito nei suoi progetti ma addirittura rafforzato''

Pubblicato il - 25 maggio 2020 - 12:37

TRENTO. ''Capisco che l'emergenza sanitaria richieda un ripensamento globale degli investimenti provinciali ma proprio per il momento che viviamo ritengo che il Servizio Civile Universale Provinciale non solo debba essere garantito nei suoi progetti ma addirittura rafforzato. Ogni mese per la loro attività questi ragazzi ricevono infatti 600 euro netti. In un momento in cui si parla di aiutare le nostre famiglie con contributi “di sussistenza” credo che non vada sottovalutato il contributo economico diretto dato da questi ragazzi attivi nel loro territorio e non passivi sul divano di casa''. A scrivere è il presidente del Forum Trentino per la pace e i diritti umani Massimiliano Pilati e il destinatario della lettera è l'assessore all'istruzione e cultura Mirko Bisesti.

 

Il tema è, ovviamente, quello del servizio civile che, come ha denunciato qualche giorno fa il consigliere provinciale di Futura Paolo Ghezzi, la giunta leghista che guida la Pat avrebbe deciso di far saltare in Trentino almeno per il 2020. Due erano le scadenze fissate (il 4 giugno e il 3 settembre) per presentare le proposte progettuali per l’avvio di vari percorsi ma i problemi economici legati al coronavirus hanno spinto l'amministrazione a operare dei tagli a vari settori e tra questi c'è anche l'attività di educazione alla cittadinanza attiva tanto importante per avvicinare i giovani al mondo del lavoro. E mentre altrove si discute per renderlo addirittura obbligatorio proprio perché può rappresentare una leva importantissima per i giovani per ottenere, finalmente, un primo stipendio, lavorando, impegnandosi, contribuendo attivamente alla crescita della comunità, in Trentino lo si accantona per fare cassa preferendo interventi a spot secondo la logica del contributo buono a soddisfare appetiti personali ma non certo a sostenere una vera ripartenza. 

 

Ebbene al 18 maggio erano 102 su 148 (il 71,33%) i progetti attivi in Trentino di Servizio Civile per 154 giovani impegnati su un totale di 291 mentre le organizzazioni di servizio civile ripartite con i vari progetti erano 59 su 86, per una percentuale del 68,60%. Ora, a quanto pare, non partiranno nuovi progetti e molti giovani trentini non potranno beneficiare di quest’esperienza. Nel concreto si tratta di progetti della durata variabile (in genere dai 3 mesi a 1 anno) che interessano numerosi settori di attività: dall’ambito socio-assistenziale al mondo della cooperazione, comunicazione, cultura, passando per musei, teatri, spettacolo, fino alle nuove tecnologie e al mondo dell’imprenditorialità.

 

E allora ecco l'appello del presidente Pilati affinché non si vada a mortificare, ancora una volta, il futuro e le prospettive di inserimento nella società dei nostri giovani.

 

https://drive.google.com/file/d/1B-7qI8SqHq4_nRwiE5_EQUbGn2bjshdO/view?u...

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