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Coronavirus, la sindaca di Auronzo: ''Tanta neve e impianti fermi e d'estate spiagge aperte? Incomprensibile''. Ma a luglio i positivi erano 187 in tutta Italia

Tatiana Pais Becher ha fatto un post polemico contro la chiusura degli impianti che sembra rifarsi al vecchio adagio ''mal comune mezzo gaudio'' dimenticando che in estate anche in montagna i turisti si erano recati in massa e che il quadro del contagio era totalmente diverso rispetto a quello attuale, purtroppo ancora drammatico. La prima cittadina ritiene ''incomprensibile'' che si siano trattate in maniera diversa spiagge e impianti ma in realtà è tutto molto chiaro

Di Luca Pianesi - 10 dicembre 2020 - 17:22

AURONZO. ''Al Governo vorrei chiedere soprattutto di utilizzare lo stesso peso per mare e montagna: così facendo bisognerebbe chiudere l’accesso anche a tutte le spiagge per la prossima stagione estiva, provvedimento non adottato l’estate scorsa. Incomprensibile''. Per la sindaca di Auronzo Tatiana Pais Becher sembra valere il vecchio adagio ''mal comune mezzo gaudio''. Siccome sulle Alpi niente impianti aperti e non si può lavorare allora nemmeno altrove si dovrà lavorare a partire dalle zone di mare.

 

Eppure di ''incomprensibile'', in questa vicenda, non c'è niente ma, anzi, è tutto molto chiaro: il primo luglio si registravano 187 contagi in tutta Italia con 55.366 tamponi eseguiti (rapporto contagi tamponi allo 0,34%) e di queste 109 erano tutte in Lombardia (quindi nel resto del Paese si contavano meno di 80 positivi trovati). In totale, quel giorno, c'erano stati 21 decessi con Covid. Il primo dicembre, invece, i nuovi casi erano 19.350 (quindi oltre 100 volte di più rispetto a luglio) con 182.100 tamponi (con un rapporto contagi tamponi al 10,62%) e si contavano 785 vittime (il tutto dopo una serie di un mese con migliaia di morti).

 

Insomma non è difficile capire perché d'estate, con il caldo, con la possibilità di stare all'aperto anche la sera, di non chiudersi dentro bar e ristoranti ma sedersi all'esterno, in sicurezza, con una curva del contagio quasi azzerata dopo mesi di lockdown totale per tutto il Paese si sia potuto vivere quasi normalmente. Il quasi è d'obbligo perché comunque le regole da rispettare c'erano anche in quel periodo e, purtroppo, questo sì è incomprensibile, parte degli italiani e una notevole fetta di loro rappresentanti (si pensi ai leader del centrodestra e alle polemiche anche solo per indossare la mascherina) hanno preferito far finta di niente dando vita ad assembramenti ai limiti dell'incredibile nelle discoteche, per esempio, nei locali ma anche in montagna, va detto.

 

Le file sui sentieri con le località turistiche più conosciute prese d'assalto le ricordiamo tutti. In questa estate, insomma, mare e montagna non hanno fatto grossi distinguo. Il Covid, invece, distinguo li fa, come qualsiasi virus, a seconda delle stagioni (e tra poco arriveranno anche i picchi dell'influenza a complicare tutto) e quindi è più che comprensibile che non si possano aprire gli impianti (che si sono già dimostrati focolai perfetti per far esplodere il contagio come è accaduto lo scorso febbraio/primi giorni di marzo in Trentino o a Ischgl in Austria).

 

I danni economici sono enormi, questo è indubbio e i ristori dovranno essere pronti ed equi. In questo non si può che dare ragione alla sindaca di Auronzo che nel suo post prosegue così: ''Così tanta neve a inizio dicembre non si vedeva da anni sulle Dolomiti di Auronzo e Misurina, proprio quest’anno che gli impianti sciistici rimangono chiusi. Una vera e propria beffa per i tanti operatori del settore sciistico che quest’anno per decisione del Governo, a causa del Covid, non potranno aprire gli impianti''.

 

''A un territorio sempre più fragile, ancor di più dopo Vaia, ai blackout, il rischio valanghe, il dissesto idrogeologico, le strade chiuse alla circolazione, si aggiunge ora il danno economico degli impianti chiusi per le festività natalizie - continua Pais Becher -. Una decisione che avrà conseguenze pesantissime per le società che gestiscono gli impianti, i loro dipendenti, padri di famiglia lasciati a casa, i maestri di sci, i rifugisti e tutte le categorie del settore. Mi piacerebbe tanto proporre a coloro che legiferano per la montagna, senza averla mai veramente vissuta, di venire a vivere per un periodo a Misurina, a Danta o a Lorenzago. Sono consapevole dell’emergenza sanitaria in corso e sono la prima a pensare ‘prima la salute’, ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di poter rimanere a vivere in sicurezza tra queste valli e poter trarre il sostentamento necessario di cui far vivere i nostri figli''.

 

I nostri figli capiranno la sfida epocale che l'umanità ha dovuto affrontare tra il 2020 e il 2021 perché sarà talmente chiara a tutti la drammatica portata di questa pandemia mondiale da far dimenticare polemiche e interessi, pur legittimi, dei singoli in ogni comparto. Quel che a qualcuno appare oggi ''incomprensibile'' sarà per le generazioni future il sacrificio necessario a salvare più vite possibili (oltre che a tenere in piedi un sistema sanitario che altrimenti collasserebbe nel giro di poche settimane). La colpa di quel che sta accadendo non è del Governo o di chi fa leggi più o meno dure: la colpa è del virus che, ormai ce l'ha insegnato, non permette che a nessuno di abbassare la guardia, nemmeno per un momento.   

 

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