Contenuto sponsorizzato

Coronavirus, l'ex rettore: ''Ora che l'Italia è zona rossa i contagi aumentano anche in Trentino ma la furbizia si paga con ospedali pieni ed eccesso di morti''

Il quadro epidemiologico in Trentino resta comunque complesso. "Ancora una volta in Italia la furbizia potrebbe pagare, anche se i dati sui decessi e sui ricoveri ignorano le furbizie statistiche e confermano la grave situazione". L'ex rettore analizza la media nazionale e quella dell'Alto Adige per confrontare i dati territoriali

Di Luca Andreazza - 22 dicembre 2020 - 17:00

TRENTO. "Il prezzo della furbata lo paghiamo con gli ospedali pieni e con un eccesso di lutti che si sarebbero potuti, almeno in parte, evitare". Così Davide Bassi, ex rettore dell'Università di Trento, che aggiunge. "Che dire? Nulla: questo non è un Paese dove la serietà paga".

 

Questo il commento finale dell'ex rettore nell'analisi su quella che viene definita "un'anomalia trentina" dovuta al criterio "del tutto stravagante - dice Bassi - che la Provincia di Trento ha adottato da inizio novembre in poi per il calcolo dei nuovi contagi".

 

Dopo le inchieste de Il Dolomiti (Qui articolo) e le continue richieste di trasparenza arrivata dalla cittadinanza e dalle opposizioni (Qui articolo), il Trentino sembra aver iniziato un percorso per cercare di riallinearsi alle norme nazionali per far quadrare i conti sui dati dei test antigenici (Qui articolo): numeri che sono comparsi solo recentemente, compreso anche quelli sulle conferme. Quest'ultimo passo a fronte di messaggi contraddittori della Provincia e continui cambi nel modus operandi (Qui articolo).

 

La prossima settimana, anche a Roma dovrebbero iniziare a tenere conto di tutti i nuovi positivi per eliminare definitivamente le differenze tra positivi molecolari e positivi antigenici. "Intanto la Pat - evidenzia l'ex rettore - sembra aver ripreso a confermare almeno una parte dei positivi antigenici con i tamponi molecolari. C'è una sostanziale differenza tra il numero dei casi risultati in base ai tamponi molecolari durante la settimana 7-13 dicembre (i dati usati venerdì scorso per l'aggiornamento dei 21 indicatori Iss) e i dati comunicati nella settimana che termina oggi: la differenza tra i contagi reali e quelli comunicati si è ridotta. Il prezzo da pagare è che a fronte di una riduzione delle positività vere, il Trentino mostra una forte crescita dei positivi molecolari".

Una situazione che segue quando sono stati comunicati tutti insieme i contagi sottratti alle statistiche ufficiali per effetto della "regola dei 5 giorni" che il Trentino si è inventato a inizio maggio, cioè la famosa circolare ministeriale fraintesa per oltre un mese (Qui articolo). "In pratica - dice Bassi - dopo il conguaglio di San Vigilio, adesso avremo una sorta di conguaglio di Natale. Il Comitato che dovrebbe discutere del forte aumento dei contagi ufficiali registrato in Trentino durante la settimana che finisce oggi, dovrebbe riunirsi proprio il giorno di Natale. Difficile che ci sia un vertice e nel frattempo scatta in tutta Italia la zona rossa e il dato trentino potrebbe passare più o meno inosservato". 

 

Il quadro epidemiologico in Trentino resta comunque complesso, tanto che medici e infermieri hanno chiesto un cambio di strategia alla Pat perché il sistema è estremamente sotto pressione (Qui articolo). "Ancora una volta in Italia la furbizia potrebbe pagare - prosegue l'ex rettore - anche se i dati sui decessi e sui ricoveri ignorano le furbizie statistiche e confermano la grave situazione". L'ex rettore analizza la media nazionale e quella dell'Alto Adige per confrontare i dati territoriali

 

La Provincia di Bolzano è stata a lungo zona rossa, pur in presenza di dati su ricoveri e decessi abbastanza in linea con quelli del "giallo" Trentino. "C'è un eccesso di mortalità registrato nei comuni di Trento e Bolzano durante i mesi di ottobre e novembre. Questo dato - continua l'ex rettore  - non dipende dalle statistiche del ministero della salute, ma viene fornito dalle anagrafi comunali e viene elaborato nell'ambito del sistema di controllo della mortalità SiSmg".

 

L'eccesso di mortalità riguarda i morti in più che sono stati registrati rispetto alla media degli anni precedenti. Il dato non dipende dalle cause di morte e non include i decessi di coloro che magari erano anche positivi a Covid-19 ma sono morti per altre cause. "Questi sono i decessi in più che non si sarebbero verificati se non ci fosse stata la seconda ondata pandemica. Ovviamente si parla di un dato statistico, quindi è importante capire quanto i dati siano significativi".

 

L'ex rettore utilizza come strumento il cosiddetto p-value, minore è questo valore, maggiore è l'affidabilità statistica. In genere una ipotesi è accettata quando il p-value è minore di 0,05.

"Le città di Trento e Bolzano - dice Bassi - mostrano un eccesso di mortalità significativa, maggiore in novembre rispetto a ottobre. Il dato di dicembre ovviamente non è ancora disponibile. Il dato relativo alla prima settimana di dicembre mostra un calo rispetto al picco di novembre, più forte a Bolzano rispetto a Trento, ma si tratta ancora di dati preliminari. Solo a gennaio potremo disporre di una stima completa. Possiamo comunque concludere che la seconda ondata pandemica ha colpito duramente ambedue le città provocando, a novembre, un sostanziale raddoppio della mortalità rispetto allo stesso mese degli anni precedenti".

"Se si osservano i dati nel complesso - sottolinea l'ex rettore - si nota come a ottobre la salita del picco pandemico sia partita in Alto Adige circa una settimana prima rispetto al Trentino. Il 3 novembre scorso il presidente Kompatscher ha annunciato l'istituzione della zona rossa, mentre il Trentino ha adottato un 'geniale' sistema di conteggio che, oltre a nascondere la verità ai cittadini trentini, ha eluso le regole nazionali per mantenere artificiosamente il territorio in zona gialla. Il troncamento del tutto artificiale della curva dei contagi iniziato a novembre è chiarissimo, oggi i numeri sulle positività molecolari sono più vicini alla realtà (maggiori dell'Alto Adige e della media nazionale) in attesa che ci sia un riallineamento alle regole nazionali senza che nessuno sia chiamato a rispondere del proprio operato".

Non tutto bene anche in Alto Adige. "Anche Bolzano ha uno 'scheletro nell'armadio'': i dati comunicati dalla Protezione civile ne giorni 9 e 10 dicembre denotano un repentino crollo delle persone ricoverate nei reparti, esclusa la terapia intensiva. Si passa da 397 pazienti a 239 persone. Tutti guariti? Semplicemente da un giorno all'altro Bolzano ha smesso di comunicare a Roma il numero delle persone ricoverate nelle cliniche private, dato che però appare sempre nei comunicati diffusi localmente. Una distorsione a mio avviso arbitraria della realtà", conclude Bassi.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 27 settembre 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
27 settembre - 20:14
Il sindaco di Castello-Molina di Fiemme dopo gli ultimi casi: "Non saprei dire se questa diffusione del coronavirus possa essere attribuito [...]
Cronaca
27 settembre - 21:23
Dopo una malattia si è spenta Nerina Biasiol. Addio alla cuoca che a Malgolo, frazione del Comune di Romeno, ha fondato una delle [...]
Cronaca
27 settembre - 17:57
Episodio è accaduto a Luca Di Leo e al suo Siberian Husky Axel durante una dog trekking dal passo Manghen al Lagorai. Il cane è stato morso alla [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato