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Coronavirus, nelle Rsa di Pergine e Volano radunati gli anziani contagiati. Per i lavoratori di agricoltura e commercio fino a 940/1.130 euro mensili (ancora grazie allo Stato)

Al momento i veri primi provvedimenti portano la firma dello Stato: prima il bonus alimentare (3 milioni di euro arrivati da Roma) ora gli aiuti per i lavoratori di due settori economici. E mentre in Emilia Romagna Bonaccin ha deciso di dare 1.000 euro di bonus per tutti i 60.000 operatori della sanità a Trento si è fermi all'aumento al dirigente provinciale Ruscitti (portato a 130.000 euro). Fugatti: ''Vogliamo riconoscere loro qualcosa, ma ancora stiamo valutando quanto e i tempi''

Di Luca Pianesi - 09 aprile 2020 - 19:34

TRENTO. Le case di riposo di Pergine e Volano diventeranno le strutture per anziani con coronavirus. Lo ha annunciato il presidente della Provincia Fugatti durante la consueta conferenza stampa di aggiornamento sull'emergenza Covid-19 dove, nel rispondere a una domanda ha anche detto che ''è intenzione della Giunta dare un compenso agli operatori del settore sanitario per quello che hanno fatto'' ma ha anche aggiunto che ''stiamo valutando, come, quanto e la tempistica''.

 

Insomma c'è da riflettere mentre per l'aumento al dirigente Ruscitti scoperto da il Dolomiti era 'bastata'' la volontà del presidente espressa il 5 marzo e realizzata dalla giunta il 13, per portarlo a 130.000 euro addirittura a partire dallo stesso primo marzo. E ha riflettuto, ma con tempi molto più rapidi, il presidente dell'Emilia Romagna Bonaccin che ha già stanziato ''un riconoscimento in media di 1.000 euro a ognuno dei circa 60mila medici, infermieri, operatori sociosanitari dell’Emilia Romagna - si legge nella pagina della Regione - per il lavoro straordinario che stanno facendo ogni giorno in prima linea per fronteggiare l’emergenza sanitaria e curare le persone. Compresi i medici di medicina generale. Attraverso lo stanziamento di 65 milioni di euro deciso oggi dalla Giunta regionale, insieme a un pacchetto di misure a sostegno di famiglie, imprese, lavoratori, studenti, per la sicurezza nei siti produttivi e a investimenti per un totale di quasi 320 milioni di euro''.

 

Soldi veri, quelli, presi dai bilanci della regione Emilia Romagna e non come accade in Trentino dove al momento le uniche vere risorse stanziate sono quelle statali (tolti 2 milioni ripartiti in questo piano di investimento QUI ARTICOLO). Da giorni Segnana e Fugatti parlano del bonus alimentare: 3 milioni di euro che arrivano dal pacchetto nazionale da 400 milioni per aiutare chi è in difficoltà economica per acquistare i beni di prima necessità. E poche ore fa è arrivato un comunicato festante con l'assessore Spinelli che annuncia ''l’accordo-quadro che abbiamo raggiunto ieri con le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali per la gestione della cassa integrazione in deroga''.

 

Un accordo che prevede per ''i lavoratori interessati - si legge nel testo del comunicato - l’erogazione di un trattamento pari all'80% della retribuzione, fino a un massimo di 940 euro o di 1.130 euro mensili, a seconda della retribuzione percepita, per la durata massima di 9 settimane, a beneficio di due settori economici in forte sofferenza per gli effetti della pandemia: agricoltura e commercio''. E anche qui si parla di interventi nazionali, del Cura Italia di Conte: si tratta di 8,5 milioni di euro che il Trentino semplicemente gestirà in maniera leggermente diversa dalle altre regioni come si spiega nel comunicato: ''Diversamente da quello che succede nel resto d'Italia le domande in Trentino saranno gestite, tramite l'Inps, dal Fondo territoriale del Trentino''. Tutto qui.

 

Però anche nel comunicato stampa la stoccata non si risparmia: ''Ma non cessiamo di fare pressione anche su Roma - comunica Spinelli - nonostante qualche resistenza incontrata, per garantire che ci vengano destinate le risorse adeguate ai bisogni causati alla straordinaria situazione che stiamo vivendo”. Per informazione ricordiamo che il provvedimento riguarda i lavoratori di imprese che hanno dovuto sospendere o ridurre l'attività a causa dell’emergenza Covid-19, e che non sono tutelati dagli ordinari ammortizzatori sociali. Parliamo innanzitutto dei lavoratori del settore agricolo, assunti a tempo determinato o anche a tempo indeterminato, qualora abbiano superato il limite massimo di giornate di cassa integrazione agricola, e dei lavoratori del settore commerciale di imprese che occupano più di 50 dipendenti.

 

Insomma mentre non si trovano risorse e sembrano non esserci altre idee diverse dal ripetere tutti i giorni ''consumate trentino'' (che va benissimo ma è un po' pochino), mentre si spacciano per propri i 700 tablet donati dalla Fondazione Caritro al mondo della scuola (praticamente l'unico intervento concreto per sostenere la didattica a distanza di questo mese con strumenti fondamentali per garantire la parità di accesso all'istruzione), mentre non si sa se e come si potranno ''premiare'' medici, infermieri e personale sanitario dopo aver detto loro tanti ''grazie'', si procede ad isolare gli anziani positivi delle Rsa in due strutture dedicate.

 

''Tre quesiti restano sul tavolo dopo l’incontro della cabina di regia che si è tenuto oggi in videoconferenza con Provincia, Upipa, Federcoop, Consiglio delle autonomie locali e Sindacato - comunicano al riguardo Luigi Diaspro, Beppe Pallanch e Marcella Tomasi, segretari generali delle funzioni pubbliche di Cgil, Cisl e Uil -. Il primo: è stato comunicato che alcune strutture del territorio, come Pergine e Volano, saranno interamente dedicate ad accogliere malati Covid. Ebbene: non entriamo nel merito delle scelte sanitarie, ma sulle ricadute che queste hanno sui lavoratori – specialmente quelli di Pergine che tra i primi hanno affrontato l’emergenza e che dunque più di tutti necessitano di una tregua – riteniamo necessario un coinvolgimento preventivo per esercitare le necessarie valutazioni e tutele. Secondo: per il personale che da settimane è sottoposto a carichi di lavoro e di stress altissimi, vanno previste forme di alternanza, di riposo. Terzo: non ci sono ancora indicazioni chiare in merito alla dotazione generalizzata di protezione per il personale in servizio. I sindacati chiedono dall’inizio dell’epidemia di sapere se ogni operatore che entra in contatto con potenziale contagiato Covid dispone degli adeguati dispositivi di protezione individuale''.

 

I tre segretari generali delle funzioni pubbliche di Cgil, Cisl e Uil, spiegano quindi che: ''Abbiamo preso atto che si dedicheranno due strutture ad anziani affetti da Covid: a Pergine e a Volano. Scelte tuttavia che hanno importanti ricadute sulle condizioni di lavoro degli operatori, dunque serve un confronto a monte per considerare adeguatamente fabbisogni qualitativi e quantitativi di personale in rapporto ad ospiti che assumono altre caratteristiche in termini di bisogni, assistenza, medicalità. Rivendichiamo il diritto ad informazioni esaustive e non parziali, pur in momenti di assoluta emergenza che richiedono decisioni tempestive, per esercitare appieno le nostre responsabilità nei confronti dei nostri rappresentati. Al contrario, questa grave emergenza non può far venir meno i diritti e le tutele dei lavoratori. Passare da rsa a struttura ad altissimo bisogno sanitario è un cambiamento che modifica pesantemente le attività nelle strutture, anche da un punto di vista dell’approccio psicologico, e ciò con operatori che già da settimane supportano turni di 12 ore e stress altissimi per un lavoro ad altissimo rischio di contagio. Occorrerebbe rafforzare anche la componente sanitaria negli organici, con la presenza di infermieri e medici che coordinino le strutture ed anche il nuovo personale a supporto. Infine, ancora una volta chiediamo chiarezza sulla dotazione di dispostivi di sicurezza adeguati''.

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