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“In conferenza stampa per la terza volta dati sbagliati”, Ghezzi scrive a Segnana: “Ripensare modalità e tempistica della comunicazione”

Ghezzi è intervenuto dopo che per l’ennesima volta in conferenza stampa sono stati riportati alcuni dati sbagliati generando allarmismo fra le persone: “Fornire informazioni non necessarie, soprattutto se errate, può essere inutile e dannoso”

Pubblicato il - 31 marzo 2020 - 16:22

TRENTO. “Ripensare modalità e tempistiche della comunicazione”, questa la richiesta avanzata da Paolo Ghezzi, consigliere di Futura, e rivolta alla giunta leghista che quotidianamente tiene un aggiornamento sulla situazione dell’emergenza coronavirus. La proposta di Ghezzi raccoglie l’appello ricevuto da una famiglia trentina che ha dei parenti in una delle Rsa provinciali.

 

Proprio ieri infatti, durante la conferenza stampa, Enrico Nava, direttore del settore dell’Integrazione socio-sanitaria dell’Apss, ha per l’appunto riferito dei dati sbagliati asserendo che all’interno dell’Rsa di Trento San Bartolomeo sarebbero stati trovati 8 positivi. In realtà un errore rettificato in un secondo momento con un comunicato stampa: “Si è trattato di un errore materiale nella tabella generale, ad oggi, non abbiamo conferma di casi in via Malpensada. Si stanno effettuando test sul personale”, ha puntualizzato Nava.

 

Nel frattempo però la voce si era sparsa creando non poco allarmismo fra chi all’interno della struttura ha dei parenti. Persone già esasperate dalla situazione che per via della quarantena non possono incontrare i propri cari e per questo vivono la situazione con grande incertezza. Per questo Ghezzi ha voluto scrive una lettera all’assessora alla salute Stefania Segnana. Una lettera che riportiamo integralmente.

 

“Gentile assessora provinciale alla salute, la conosco persona sensibile ai problemi delle persone più fragili. Le scrivo dunque per segnalare una questione che sta causando ulteriori difficoltà ai parenti delle persone assistite nelle rsa.

 

Alcuni di loro mi hanno telefonato perché ieri, per la terza volta in dieci giorni, nella vostra conferenza stampa sono stati forniti dati sbagliati (superiori ai reali, a causa di doppi conteggi, di positivi presunti e di errate attribuzioni) su due delle quattro residenze della Civica casa di riposo di Trento, che conta in tutto 358 ospiti e coinvolge dunque migliaia di parenti, oltre agli addetti all'assistenza. Gli errori causano aumento dell'ansia, raffica di telefonate agli operatori (fino a mezzanotte, al termine di giornate già stressanti), dubbi sulla credibilità delle pubbliche autorità.

 

Lei sa bene che le rsa sono già in contatto quotidiano con i familiari (spesso anch'essi anziani) dei ricoverati. Già forniscono informazioni corrette ed esaurienti, oltre a garantire normalmente la comunicazione necessaria (anche in videochiamata, laddove possibile) tra gli anziani e i loro familiari. Dunque non è solo inutile ma anche dannoso fornire informazioni non necessarie, soprattutto se errate.

 

E, al di là degli errori, non volete davvero ripensare la modalità e la tempistica della vostra comunicazione quotidiana? A quell'ora del tardo pomeriggio, le cattive notizie che il presidente della Provincia e lei, assessora, annunciate – leggendo liste di numeri che facilmente sono fraintesi – non aumentano la consapevolezza (che nel mondo delle rsa è già molto alta, semmai sono i giovani a dover essere ‘spaventati’) ma solo la psicosi e l'ansia (che possono diventare malattia). Di sicuro rischiano di rovinare la cena e soprattutto il riposo notturno di decine di migliaia di persone. Una comunicazione più precisa ed essenziale nel primo pomeriggio sarebbe meglio gestibile.

 

‘Infodemia’ è la parola che definisce la diffusione virale di informazioni incontrollate sulla epidemia: la invito, gentile assessora, a riflettere se il vostro quotidiano live pomeridiano – con le migliori intenzioni di una empatica vicinanza al popolo, certo da molti apprezzata – non finisca involontariamente per aumentare il rumore comunicativo e l'ansia indistinta, piuttosto che fare una corretta operazione di comunicazione: soprattutto nel mondo fragile delle rsa – ospiti e parenti – e dei loro generosi e coraggiosi operatori, già messi a dura prova dalla pandemia da Covid-19”.

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