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La Giunta vuole lo scudo penale sulla gestione della pandemia, Degasperi: “Si vuole proteggere anche chi ha commesso un reato”

Nonostante le indagini in corso la maggioranza punta a sollevare tutti i soggetti coinvolti nella gestione della pandemia da eventuali responsabilità. I sindacati: “Lo scudo penale c’è già per chi applica norme e protocolli di sicurezza, inaccettabile che si punti a promuovere uno scudo generalizzato deresponsabilizzando chiunque”

Di Tiziano Grottolo - 09 giugno 2020 - 19:52

TRENTO. La Giunta Fugatti si è impegnata “ad attivarsi nelle sedi governative nazionali perché vengano poste in essere delle misure eccezionali e straordinarie di scudo penale commisurate alla situazione pandemica, nella valutazione dell’operato delle strutture sanitarie, sociosanitarie, residenziali, e degli esercenti le professioni sanitarie, professionali, tecniche e amministrative del Servizio Sanitario”. La proposta è stata formulata dal consigliere Lorenzo Ossanna del Patt, che però non ha trovato il sostegno del suo gruppo consigliare.

 

La mozione infatti, è stata votata dall’intera maggioranza (più Ossanna), con Pd, Upt e Patt che si sono astenuti, mentre hanno votato contro Filippo Degasperi (Onda Civica), Alex Marini (M5s) e Futura con Paolo Ghezzi e Lucia Coppola. Sostanzialmente, se sul piano pratico non cambia nulla perché non è nei poteri della Giunta varare un simile provvedimento, Piazza Dante si impegnerà a chiedere al Governo di applicare uno scudo penale che metta al riparo da ogni responsabilità praticamente chiunque abbia avuto a che fare con l’epidemia di coronavirus.

 

Pur riconoscendo che “è altamente probabile che ci siano stati degli errori di gestione sia nell’organizzazione del sistema sanitario sia delle singole strutture” Ossanna ha proposto di adottare “misure eccezionali” con l’obiettivo di sollevare da possibili responsabilità i soggetti coinvolti nella gestione della pandemia. Questo ad eccezione delle “condotte intenzionalmente finalizzate alla lesione della persona” o caratterizzate da colpa grave.

 

“In pratica stiamo chiedendo di togliere la possibilità alle persone danneggiate di adire alle vie legali – ha tuonato Degasperistiamo proponendo di proteggere chi ha violato la legge e il codice penale, impedendo ai cittadini di richiedere l’intervento della magistratura per le verifiche del caso. Se un simile provvedimento venisse approvato – prosegue in consigliere di Onda Civica – le famiglie dell’anziani deceduti in Rsa non avrebbero la possibilità di rivolgersi alla magistratura, di fatto gli verrebbe impedito di esercitare un diritto”.

 

Sulla questione sono intervenuti anche i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Manuela Faggioni, Milena Sega e Alan Tancredi: “L’Inail aveva già chiarito una ventina di giorni fa, per quanto riguarda la presunzione di infortunio in caso di contagio da Sars-Cov 2, che nessun imprenditore è penalmente responsabile fino a quando non siano verificate eventuali colpe o negligenze”.

 

Dunque chi opera nel rispetto delle linee guida, adottando tutti i dispositivi di sicurezza individuale e non espone consapevolmente al rischio contagio un proprio dipendente non è penalmente responsabile. “La mozione sullo scudo penale – peraltro riguardante solo le aziende che operano in contesto sanitario e parasanitario, notano i sindacati – o è una duplicazione di quanto è già previsto, o punta ad arrivare ad uno scudo penale generalizzato, sollevando da ogni responsabilità l’imprenditore. È chiaro che questa seconda ipotesi è per noi inaccettabile”.

 

Come ricordano Cgil, Cisl e Uil, sia a livello locale sia a livello nazionale sono state fissate linee guida precise da rispettare in ogni settore di lavoro, allo scopo di tutelare la sicurezza e la salute: “Quelle regole devono valere sempre e non vorremmo che uno scudo generalizzato ne inficiasse l’efficacia. Siamo dunque contrari a misure generiche o peggio ritagliate su misura di comparti che oggettivamente hanno un rischio di contagio più elevato e dove non sempre tutto potrebbe aver funzionato perfettamente”.

 

C’è poi la questione non di poco conto delle indagini che in Trentino, come in altre parti d'Italia, sono già state avviate per accertare eventuali responsabilità su quanto accaduto nelle strutture sanitarie e nelle residenze per anziani. “È giusto e opportuno – concludono i sindacati – che le Procure accertino i fatti e le eventuali responsabilità, senza sanatorie preventive. Siamo, altresì, consapevoli che nella fase iniziale dell’emergenza sanitaria il reperimento dei Dpi è stato molto complesso. Anche in questo caso però saranno gli organismi competenti nelle diverse sedi ad individuare eventuali responsabilità penalmente rilevanti”.

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