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La Polonia recede dal trattato europeo sulla violenza di genere."Pericoloso attacco alla libertà e alla salute delle donne"

La Convenzione di Istanbul è la principale "arma" messa in campo dall'Unione Europea per contrastare la violenza contro le donne. La Polonia l'aveva firmata nel 2012 e ratificata nel 2015. Ora, però, l'attuale governo vuole fare un passo indietro. Taufer (Commissione Pari Opportunità Trento): ""Ci preoccupa questa decisione non solo per le donne polacche, ma anche per i diritti di tutte e tutti in Europa"

Foto della petizione su change.org
Di Arianna Viesi - 13 agosto 2020 - 19:46

TRENTO. La Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, meglio nota nella sua forma abbreviata Convenzione di Istanbul (città dov'è stata firmata l'11 maggio 2011) è la principale "arma" messa in campo dall'Unione Europea per contrastare la violenza contro le donne. 

 

La Convenzione è stata sottoscritta nel 2012 (e poi ratificata nel 2015) anche dalla Polonia che, però, ora vuole recedere dal trattato. Secondo l'attuale governo, infatti, il testo favorirebbe la cosiddetta "ideologia gender". E' stato lo stesso ministro della Giustizia polacco, Zbigniew Ziobro, ad annunciare, negli scorsi giorni, di volersi dissociare dalla Convenzione di Istanbul. 

 

"Il Governo polacco - spiega in una nota Paola Maria Taufer, Presidente della Commissione provinciale Pari opportunità tra donna e uomo della Provincia di Trento - ha iniziato il procedimento di recesso dalla Convenzione di Istanbul, primo strumento internazionale vincolante riguardante la lotta alla violenza contro le donne, adottata dal Consiglio d'Europa nel 2011 e baluardo quindi nella difesa da questi crimini".

 

"Ci preoccupa - continua - questa decisione non solo per le donne polacche, ma anche per i diritti di tutte e tutti in Europa. La Commissione Pari Opportunità tra donna e uomo della Provincia di Trento, insieme a molte altre realtà del territorio nazionale, ha scritto ai vertici europei perché con fermezza prendano una posizione nei confronti del Governo polacco e degli altri eventuali governi che vogliano intraprendere questa strada".

 

Proprio per questo la Commissione Pari Opportunità, insieme a (tantissime) altre realtà, ha sottoscritto una petizione indirizzata ai vertici europei affinché l'Unione prenda una posizione severa e forte sulla decisione polacca di recedere dalla Convenzione di Istanbul. 

 

"Siamo molto preoccupate per la decisione del Governo polacco di voler intraprendere il procedimento di recesso dalla Convenzione di Istanbul - si legge nel testo della petizione - sia per le ripercussioni sul piano concreto per le donne polacche, sia per la sua motivazione in quanto la stessa contiene 'concetti ideologici' non condivisi dall’attuale esecutivo polacco, fra cui quello del sesso 'socio-culturale' in opposizione al sesso 'biologico'. Questa motivazione, assai pericolosa e insidiosa, però non stupisce, in quanto già da tempo siamo consapevoli che la Polonia e gli altri Paesi sovranisti stanno portando avanti una politica per cui le donne continuano a subire numerose violazioni dei loro diritti in materia di salute sessuale e riproduttiva e assistiamo al perdurare di normative, politiche e prassi che limitano e compromettono seriamente la salute sessuale e riproduttiva delle donne, la loro autonomia, dignità, integrità e il loro potere decisionale".

 

"Per questo - continua la petizione - è molto pericoloso, anche per tutta l’Unione Europea, che si affermino concetti di ostilità al genere e all’identità di genere che rischiano di riportare l’Europa indietro rispetto ai diritti umani fondamentali legati alla sessualità e alla riproduzione e che nascondono il vero obiettivo: mantenere il controllo sulle donne e sulla loro autodeterminazione".

 

L'Europa, con la Convenzione di Istanbul, si è impegnata nella lotta alla violenza di genere e, con altrettante risoluzioni, ha invitato le Istituzioni a procedere senza indugio alla ratifica della Convenzione, primo strumento internazionale vincolante in materia di contrasto alla violenza sulle donne. 

 

A novembre 2019 il Parlamento europeo manifestava la propria preoccupazione verso “gli attacchi e le campagne contro la Convenzione in alcuni Paesi, che si basano su un’interpretazione errata e su una presentazione non corretta del suo contenuto al pubblico”; invitava nuovamente tutti gli Stati membri che non l’avessero ancora fatto a ratificarla (Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lituania, Lettonia, Slovacchia e Regno Unito) e ribadiva al contempo che “tutti gli Stati membri dovrebbero garantire che la Convenzione sia attuata e applicata correttamente, assegnando finanziamenti adeguati e risorse umane ai servizi predisposti”.

 

È evidente che in molti Paesi europei, la violenza di genere non è ancora considerata un problema urgente e prioritario.

 

"Le donne polacche - continua - stanno cercando di contrastare queste politiche con lo sciopero indetto dal 'Poland Women Strike' che, ci ricorda Klementyna Suchanow, leader del movimento, è stato indetto per 'chiedere all’Unione Europea che i fondi europei siano erogati tenendo conto dell’effettivo rispetto dei diritti umani e per questo invita tutti i cittadini europei a tenere alta l’attenzione su questo caso facendo pressione sui propri parlamentari'. Abbandonare la Convenzione di Istanbul, ci ricorda Suchanow, è un modo per legalizzare la violenza domestica".

 

"La presa di posizione dell’attuale Governo polacco, inoltre, crea un precedente pericoloso, soprattutto per le motivazioni presentate dal ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro. Inutile ribadire la strumentalizzazione che Ziobro fa del concetto di 'genere' (d’altra parte la narrazione tossica dell’'ideologia gender' è il cavallo di battaglia dei partiti reazionari e ha oramai una storia quasi ventennale); inutile evidenziare come utilizzi una pericolosa contrapposizione tra, da un lato, le tradizioni e le leggi polacche e, dall’altro, la 'Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica'; inutile sottolineare che è in atto il più sfrontato e pericoloso attacco alla libertà, all’autonomia, all’autodeterminazione, alla salute delle donne in Europa; inutile ancora marcare il fatto che le istanze delle comunità LGBTQIA+ sono usate come grimaldello per scardinare il primo e più basilare dei diritti che deve essere riconosciuto a ogni persona: il diritto ad avere diritti" (QUI per firmare la petizione).

 

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