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La scuola tedesca riparte quella italiana no, Mattei (Lega): “I dirigenti scolastici sono del Pd, preferiscono il garantismo”. Repetto: “Pasticcio dell'assessore”

La scelta dei dirigenti scolastici altoatesini di tenere chiuse le scuole materne e elementari al servizio di emergenza deliberato dal Consiglio provinciale ha creato non poche polemiche all'interno del gruppo italiano e non solo. Dal fastidio mostrato dall'assessore Achammer alle accuse reciproche lungo le linee politiche interne, al centro delle critiche sono finiti l'assessore Vettorato e i presidi delle scuola di lingua italiana

Di Davide Leveghi - 18 maggio 2020 - 12:07

BOLZANO. La scuola in Alto Adige riparte a ranghi ridotti: scuole dell'infanzia e scuole elementari, infatti, riapriranno i cancelli permettendo a genitori che hanno particolari esigenze lavorative di lasciare i propri figli a scuola, accompagnati da insegnanti volontari in un servizio di “aiuto compiti” per piccoli gruppi (4 nelle scuole materne, 6 nelle primarie). Ma se ciò vale per gli istituti ladini e tedeschi, diversa è la questione per quelli italiani.

 

Se infatti già da fine aprile la Provincia aveva cominciato a lavorare per offrire supporto alle famiglie – l'assessore alla scuola Giuliano Vettorato e l'assessora alle Politiche sociali Waltraud Deeg hanno tenuto a specificare che non si tratta di una riapertura delle scuole quanto di “un servizio di accompagnamento per le famiglie” – nel corso delle prime settimane di maggio le sovrintendenze di lingua italiana, di lingua tedesca e di lingua ladina hanno imboccato strade divergenti. Al via libera di queste ultime due, infatti, si è opposto il rifiuto della prima, tra lo stupore e il fastidio della Giunta e dello stesso assessore Vettorato.

 

A decidere di mantenerle chiuse, infatti, sono stati i dirigenti dell'intendenza italiana. “Siamo consapevoli della grave situazione di emergenza che stiamo vivendo e delle difficoltà delle famiglie – aveva annunciato il sovrintendente scolastico Vincenzo Gullotta il 14 maggio – tuttavia il servizio di emergenza non può essere attivato dalle nostre scuole”. La mancanza di linee guida chiare ma soprattutto gli interventi “capillari” - così li ha definiti Gullotta – sulla didattica a distanza hanno spinto i dirigenti a preferire il proseguimento delle attività non in presenza; decisione che Vettorato ha commentato così: “Ho cercato di portare avanti questo servizio di emergenza per le famiglie, i dirigenti scolastici si sono appellati all'autonomia scolastica, ne prendo atto”.

 

Dalla presa d'atto, Vettorato è poi passato al contrattacco, promettendo di lavorare per “rispondere ad una richiesta di aiuto di alcune famiglie in difficoltà”. “Abbiamo creato i presupposti giuridici – ha scritto sulla propria pagine facebook – in tempi molto stretti, organizzando un servizio di emergenza per le bambine e i bambini della scuola dell'infanzia e le alunne e gli alunni della scuola primaria. A tale scopo abbiamo approvato una legge e una delibera che definiscono i criteri di sicurezza. Non condivido quindi la presa di posizione assunta da parte dei dirigenti dei singoli istituti. Continuerò a lavorare per dare una risposta alle famiglie”.

 

Dalle divergenze sulla linea etnica nelle scelte dei dirigenti, si è passati così alle polemiche sulla linea politica interne al gruppo italiano, dove in un rimbalzo di accuse si sono criticate le scelte chi dell'assessorato di lingua italiana e chi dei dirigenti. A guidare il coro contro questi ultimi è la consigliera leghista Rita Mattei, vicepresidente del Consiglio provinciale altoatesino. “Non capisco perché i dirigenti scolastici italiani si siano dovuti mettere di traverso – ha tuonato via social – si è chiesta collaborazione per gestire dei piccoli gruppi di 4/6 bambini, è chiaro che ci troviamo in una situazione di emergenza! Il virus non si propaga a seconda della lingua e non credo che i dirigenti e docenti tedeschi siano dei pazzi incoscienti”.

 

L'unica spiegazione – ha poi incalzato – è che il sistema scolastico italiano sconta anni di governo a trazione PD e i relativi dirigenti provengono da quell'area politica, che poi è la stessa dei sindacati. Pertanto non mi stupisce che tra un minimo rischio calcolato per rendere un servizio indispensabile, perché è di questo che si tratta, preferiscono il garantismo assoluto, che in questo momento è improponibile. Certo: chi non fa nulla non commette errori, su questo non c'è dubbio. Ma ricordiamoci che questa è una situazione di emergenza grave, in cui tutti sono chiamati a dare qualcosa in più, in maniera solidale, come tanti esempi sotto gli occhi di tutti. Mi chiedo quindi il perché i dirigenti abbiano detto no a prescindere ad un progetto volto a dare aiuto a quelle famiglie in difficoltà”.

 

All'accusa di boicottaggio politico, però, proprio dal Partito democratico arrivano le difese dei dirigenti scolastici. “I bambini tedeschi tornano a scuola, i bambini italiani no – scrive, affidandosi ai social, il consigliere dem Sandro Repetto – oggi la pessima figura continua. Centinaia di famiglie da domani sono in crisi nera. L'assessore si scaglia contro i nostri Presidi, vero motore insieme a migliaia di insegnanti, della didattica a distanza. Instancabili e insostituibili lui li attacca. Li attacca lui e attacca tutta la scuola la Mattei perché dice che 'la scuola è egemonizzata dal Pd' (cit.). Questa in teoria diventa Presidente del Consiglio provinciale, Dio ci salvi”.

 

Nel frattempo decine di genitori mi scrivono e pubblicano lettere sui giornali per protestare – continua Repetto – ma lui niente, dice 'cattivi presidi'. Ma sei tu il responsabile di tutta la scuola italiana, mica Topolino. L'assessore pasticcione quindi non solo non si assume le responsabilità, ma come un bambino che l'ha fatta grossa, punta il dito per non farsi sgridare. Ma le ditta nella marmellata Caro Giuliano, le hai e lo hanno visto tutti. Tu sei pagato per trovare soluzioni politiche. Tu hai fallito mentre Achammer e Alfreider aprono. Noi siamo quelli senza servizio di emergenza. Più chiaro di così?”.

 

A rincarare la dose è poi il profilo del Pd Alto Adige, che dapprima accusa Vettorato di incolpare i presidi, “che altro non chiedevano che linee guida chiare sull'integrazione della didattica a distanza con quella in presenza, sicurezza e definizione delle responsabilità”, e poi ironizza sulla gestione complessiva del mondo della scuola italiana.

 

Trova le differenze: i nidi riaprono dal 25 maggio. La scuola italiana no. L'Estate ragazzi-bambini riaprirà le porte. La scuola italiana no. Soluzione: le competenze su nidi ed Estate Ragazzi-Bambini sono affidate ai nostri due assessori (comunali di Bolzano, ndA) Juri Andriollo e Monica Franch che sanno lavorare in squadra, immaginare scenari differenti, studiare proposte aderenti alla nuova situazione creatasi con la pandemia. Le competenze sulla Scuola italiana sono in mano alla Lega e a Vettorato, che sa scaricar barile e dare la colpa ai Presidi. Vergogna Lega! Vergogna Vettorato!”.

 

Ma non solo da sinistra sono arrivate critiche contro la gestione della scuola italiana da parte dell'assessore delegato in Giunta. “Nel momento in cui si è deciso di fare i percorsi per il servizio di emergenza nella scuola – ha scritto Alessandro Urzì di Alto Adige nel Cuore- Fratelli d'Italia – è impressionante la superficialità della componente italiana in Giunta provinciale che non aveva verificato prima se ci fossero le condizioni di realizzare questi progetti. Così sono rimasti delusi coloro che non volevano questo salto nel buio, come noi di Fratelli d'Italia e sono rimasti delusi coloro che volevano questa assistenza all'infanzia, a cui sono state offerte solo illusioni. Una pratica gestita male sin dall'inizio, con troppo poco tempo dato ai genitori per iscrivere i figli al servizio, mezza giornata, e la quasi totale assenza di pubblicità all'iniziativa”.

 

Comunicata il 12 maggio a seguito dell'approvazione della delibera in Consiglio provinciale, l'attivazione del servizio di emergenza richiedeva l'invio della richiesta entro il giorno successivo, rivolgendosi a quelle famiglie “i cui genitori non hanno altro modo di prendersi cura dei bambini attraverso un adulto che vive nella stessa famiglia, attraverso un partner o parenti stretti” e in cui nessun genitore avesse accesso a modalità di lavoro flessibile o smart working. Il tutto, per ora, solo per le famiglie tedesche o ladine. 

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