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L’ordinanza su bar e ristoranti a forte rischio impugnazione, il costituzionalista Palermo: “Basta un ricorso al Tar per annullarla”

È stato lo stesso Fugatti ad ammettere “che non è esclusa l’impugnazione del Governo” e ancora una volta il Trentino ha scelto la via più facile, ma meno sicura, per arrivare allo scontro con il Governo. Se per impugnare l’ordinanza dell’Alto Adige (appoggiata da una legge) servirebbe un lungo e complicato ricorso, per disinnescare quella trentina basta una pronuncia del Tar

Di Tiziano Grottolo - 27 ottobre 2020 - 04:01

TRENTO. “Non è esclusa l’impugnazione del Governo ma noi riteniamo che per ciò che prevede il Dpcm e per la situazione epidemiologica attuale questo ci sia concesso”, così il presidente della Pat Maurizio Fugatti commenta la sua decisione di ammorbidire alcune restrizioni introdotte da Roma (QUI articolo). Eppure le cose non stanno esattamente così, senza contare che ancora una volta il Trentino, pur potendo far affidamento su un “vicino di banco” più preparato come l’Alto Adige, ha scelto la strategia più rischiosa e che maggiormente espone la Provincia in caso di un ricorso.

 

Al netto che è tutto da dimostrare che “le condizioni epidemiologiche lo permettono”, visto che all’inizio della pandemia in molti si erano convinti che il Trentino fosse un’isola felice scegliendo di tenere aperte le piste da sci, salvo poi ammettere l’errore, le due province autonome hanno scelto due strade diverse per derogare al Dpcm.

 

Come spiega il costituzionalista nonché ex senatore Francesco Palermo si tratta di una differenza non di poco conto: “Nemmeno l’Alto Adige è del tutto blindato contro un possibile ricorso governativo ma il Trentino è sicuramente in una posizione di svantaggio”. Dal punto di vista della normativa ordinaria le Province autonome possono adottare una serie di provvedimenti che rientrano nelle loro competenze, questo però vale in condizioni normali. Lo scenario nel frattempo è cambiato nel momento in cui Roma ha dichiarato lo stato di emergenza (in vigore fino al 31 gennaio), attraverso il quale il Governo si attribuisce il potere di modificare il riparto ordinario delle competenze fra Stato e Regioni. La questione di fondo è che i Dpcm non consentirebbero alle Province di adottare misure più morbide ma eventualmente solo maggiori restrizioni.

 

“La differenza sta nel fatto che Bolzano ha emanato un’ordinanza che si appoggia su una legge, Trento no. Non è detto – osserva Palermo – che la legge altoatesina resista a un conflitto davanti ai giudici ma la procedura richiederebbe molto più tempo per essere esplicata”. Infatti, qualora l’ordinanza altoatesina fosse impugnata si andrebbe davanti al Tar, considerando però che il provvedimento si poggia su una legge, il tribunale molto probabilmente si vedrebbe costretto a rimandare la questione alla Corte costituzionale, allungando di molto i tempi per una pronuncia. Per il Trentino invece, che ha prodotto solo un’ordinanza, il provvedimento può essere annullato semplicemente con un ricorso al Tar”.

 

Secondo il costituzionalista il rischio che il Governo presenti un ricorso è molto concreto: In questa fase emergenziale il sistema delle fonti è stato stravolto, per questo è molto difficile adottare delle misure che vanno in contrasto con i Dpcm, ad ogni modo la posizione dell’Alto Adige, nonostante non offra garanzie assolute, è comunque più solida”. Insomma, il Trentino ha scelto nuovamente la via più comoda ma che altrettanto comodamente potrebbe portare all’ennesimo scontro istituzionale con Roma.

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