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Marcello Carli (Ucid): ''La politica non pensi solo al consenso. Dal Bondone alla moschea, dalla mobilità all'Università come sarà la Trento del futuro?''

Il noto imprenditore da poco diventato vicepresidente dell'Unione cristiana imprenditori e dirigenti nazionale non nasconde che era stato contattato per guidare la coalizione di centrodestra: ''Io ho risposto che avrei accettato solo se si fosse pensato a creare un progetto per Trento da qui al 2040. Non ho più sentito nessuno''

Di Luca Pianesi - 04 marzo 2020 - 20:51

TRENTO. ''Mi è stato chiesto se ero disponibile a candidarmi. Io ho risposto che avrei accettato solo se si fosse pensato a creare un progetto per Trento da qui al 2040. Non sono più stato contattato''. Marcello Carli è da poco stato nominato vicepresidente nazionale dell'Ucid, (Unione cristiana imprenditori e dirigenti) l'associazione di diritto canonico (guidata dall'ex ministro Gianluca Galletti) che si propone di far conoscere e diffondere la dottrina sociale cristiana nel contesto sociale, economico, culturale nel quale opera. Un ente importante nato nel 1947, in un'Italia post bellica che doveva rinascere, essere ricostruita e forgiata.

 

L'intenzione era proprio quella di accompagnare questa rinascita ispirandosi ai valori fondamentali su cui poggia la dottrina sociale della Chiesa: lo sviluppo, la solidarietà, la sussidiarietà, la destinazione universale dei beni, il bene comune. Imprenditore, con un passato nelle file della democrazia cristiana e dell'Udc (era stato anche consigliere provinciale), Carli dal 2016 è anche il presidente regionale dell'Ucid (aveva preso il posto del precedente numero uno, Gino Lunelli) e recentemente era stato inserito nel calderone del toto-nomi per il candidato sindaco del centrodestra.

 

Alla fine la decisione di Bisesti e compagni si è spostata sul meno noto Alessandro Baracetti, ma Carli non nasconde che nelle scorse settimane la richiesta di disponibilità gli era arrivata ma qualcosa, poi, è andato storto. ''Ho chiesto di ragionare su temi e prospettive - ci spiega - e così non ho più sentito nessuno. E credo che questo sia il grande problema di tutti gli schieramenti in ballo, in questo momento: nessuno sta dando una visione della città di lungo termine. Sappiamo quali sono gli schieramenti in ballo, sappiamo quali sono le persone in campo, ma cosa vogliono fare di Trento?''.   

 

Carli, si può dire che a tutti i livelli la politica pare più interessata a prendere il potere che a spiegare cosa ci farà dopo o ad amministrarlo bene?

 

Sì. Nella fase attuale la politica è totalmente priva di valori. Vediamo politici, consiglieri di ogni tipo e partito, che cambiano schieramenti senza scandalizzare più nessuno. E' una politica dell'inseguimento dei pancismi, che si fa dettare l'agenda dai like, fa scelte buone solo a fruttare elettoralmente nel breve periodo. Io credo che si debba cambiare completamente paradigma a partire dalla sfida per Trento. Non mi dite chi e come votare, ditemi perché e cosa votare.

 

Questo vale per tutti, destra e sinistra, ed è una crisi globale visto il Trumpismo in America, i problemi in Spagna, la Brexit in Inghilterra. Insomma pare una crisi della politica generalizzata.

 

Lo è. La sinistra ha inseguendo il liberismo, finito, con i suoi modelli internazionali Clinton e Blair per somigliare al reganesimo e al thatcherismo interpretando la globalizzazione in una maniera deumanizzata e cessando di difendere i più deboli, gli ultimi, i lavoratori perdendo di vista uno dei fari che avrebbe dovuto sempre guidarli, quello dell'inclusione sociale. La destra, tradizionalmente liberale e favorevole ai mercati aperti, si è chiusa tutta sul tema dell'identità dal punto di vista etnico andando contro i propri principi liberali e chiudendo il suo orizzonte a battaglie prive di prospettive concrete e accantonando concetti quali lo sviluppo e la crescita. Basta guardare in Gran Bretagna cos'è successo. I conservatori portando l'Inghilterra fuori dall'Europa hanno, di fatto, messo in discussione il loro stesso modello economico. Ora si ritrovano soli, isolati e rischiano, questa volta per davvero, di perdere Scozia e Irlanda. Un capolavoro al contrario.

 

Veniamo al Trentino e alle comunali nel capoluogo. Il centrodestra aveva chiesto di lei ma la sua richiesta di ragionare a lungo termine, proponendo qualcosa di concreto guardando alla Trento del 2040, non ha trovato risposta. Da dove si dovrebbe partire?

Si deve partire dai temi. Quelli sono dirimenti più che le persone. Per esempio: cosa vogliamo fare del Monte Bondone da qui a 20 anni? Si parla di funivia, si parla di bacini d'innevamento. Io credo che il modello, allora, dovrebbe essere quello dell'Alpe di Siusi. Si portano le persone in quota per fare cosa? Andare a cavallo, pattinare, camminare, rilassarsi con impianti strutturati per il wellness e anche per andare a sciare. Sottolinea l'anche perché non possiamo pensare di sviluppare il Bondone partendo dalla neve ma dobbiamo rendere il godimento della neve un elemento di complemento rispetto a un'offerta molto più ampia. Ma serve un piano di sviluppo globale. Per esempio: le caserme delle Viote potrebbero diventare un resort a sei stelle e invece sono lì che crollano o vengono utilizzate come strutture di isolamento.

 

E poi?

E poi si parla di Trento Smart City (recentemente la città ha vinto anche un premio ndr) ma sarebbe bello che le ricadute tecnologiche fossero più visibili, a portata di tutti. E collegato con questo tema c'è quello della Trento città universitaria. Abbiamo 16.000 studenti sul territorio ma l'Università resta troppo separata dalla vita cittadina. Bisogna pensare a come fondere le due anime che convivono ormai da anni sul nostro territorio e renderle complementari. E un discorso simile si può fare sulla Trento città turistica. Al momento Trento non è una città turistica ma una città con i turisti. Ci sarebbe un Hotel Panorama che potrebbe diventare un'attrazione a sé stante che oggi è usato per le decontaminazioni da coronavirus. Muse e Buonconsiglio restano ai margini del centro storico mentre si dovrebbe trovare il modo di far vivere tutto in maniera uniforme, coordinata, coinvolgendo esercenti e negozianti.

 

Manca il tema della mobilità e della moschea e abbiamo stilato un programma elettorale.

E' presto detto. Si parla tanto di mobilità alternativa e da quando esistiamo, praticamente, si discute del treno come metropolitana di superficie. Benissimo, allora si proceda alla realizzazione dei secondi binari sia per la Trento Malé che per la Valsugana e si aumenti la frequenza delle corse in maniera esponenziale così da diventare davvero un'alternativa appetibile a tutti gli altri mezzi di trasporto. E la moschea? E' una follia non realizzarla se sul territorio c'è una comunità che la richiede. E' un segno di apertura, di controllo, di fiducia per quelli che ormai sono nostri concittadini. Ma sono questi tutti temi che devono uscire dalle contrapposizioni ideologiche. Bisogna recuperare un po' di buon senso e di pragmatismo che, purtroppo, questa politica costruita sul consenso non riesce ad avere.

 

Qual è l'auspicio per questa campagna elettorale?

La conclusione è che più che i sì e i no vorremmo sentire i come. Non ci dicano sì all'accoglienza o no all'accoglienza. Il tema è mondiale e nei prossimi anni, anche con il continuo innalzarsi delle temperature, saranno sempre di più le persone che migreranno. Ci dicano come gestiremo il fenomeno non se sono pro o contro. Serve una politica che torni a guardare a principi e valori e non solo al consenso e ai like.

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