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Richiedenti asilo confinati nella residenza Fersina, c’è la direttiva della Pat: loro potranno uscire ma nessuno potrà andare a trovarli

L’ordine è arrivato direttamente dalla Pat: i migranti dovranno obbligatoriamente rientrare la sera e non potranno utilizzare permessi per assentarsi per più giorni, anche se non c’è nessun pericolo particolare per eventuali contagi

Di Tiziano Grottolo - 24 febbraio 2020 - 13:03

TRENTO. “Tutti i permessi di uscita sono sospesi”, “Evitare di allontanarsi troppo da Trento e soprattutto evitare di uscire dalla Regione per qualsiasi motivo”, “Triplicare lo sforzo per pulire e mantenere pulita la struttura e le stanze”, “Ogni locale e stanza vanno puliti e disinfettati a fondo”, “Pulirsi le mani, con lavaggio con sapone per un tempo lungo”, “Tutte le visite di persone non residenti nella struttura Fersina sono sospese”, queste le nuove disposizioni che saranno in vigore esclusivamente per i richiedenti asilo ospitati nelle tre strutture provinciali. Misure attuate per prevenire e contenere il rischio di contagio da coronavirus.

 

L’ordine fa sapere la Croce Rossa italiana, che dallo scorso anno ha preso in gestione le residenze Fersina, Vela e Brennero, è arrivato direttamente dalla Provincia autonoma: “I migranti però – specifica l’ufficio stampa della Cri – non sono tenuti prigionieri ma possono continuare ad entrare e uscire dalla struttura”. Ad essere stati sospesi infatti, sono esclusivamente i permessi per più giorni: normalmente gli ospiti possono fare domanda qualora dovessero assentarsi per più giorni, “in via precauzionale la Pat ha disposto la sospensione di queste autorizzazioni, per evitare che qualcuno si rechi in zone a rischio”. Qualora un soggetto dovesse allontanarsi dal trentino per questioni sanitarie potrà comunque presentare una richiesta che sarà valutata dalla Pat.

 

Sull'efficacia di questo provvedimento si potrebbe obiettare che le zone a rischio sono state isolate, pertanto le possibilità che uno dei richiedenti asilo si rechi in uno di questi luoghi sono ridotte al minimo, anzi, se possibile, sono persino inferiori rispetto a quelle di qualunque altro cittadino. Proprio per questo alcune persone hanno giudicato questo provvedimento eccessivo.

 

 

Stesso discorso per quanto riguarda le visite delle persone non residenti nelle strutture che sono state sospese, questo perché “non si può sapere da dove vengono i visitatori”. Anche in questo caso si tratta di una disposizione dalla dubbia efficacia dal momento che i residenti possono comunque incontrare tutte le persone che voglio al di fuori della struttura, infatti dice la Cri: “Non possiamo vietare all’ospite di uscire di casa altrimenti sarebbe una quarantena e allo stesso tempo non possiamo vietare ad un conoscente di arrivare a Trento”. Alla luce di queste considerazioni non si capisce bene in che modo queste prescrizioni dovrebbero ridurre concretamente le possibilità di diffondersi di un contagio, fermo restando che l'essere un richiedente asilo o alloggiare in una di queste strutture non aumenta le possibilità di essere contagiati. 

 

Se si obiettasse che una persona in visita potrebbe entrare in contatto con un numero di persone più elevato, bisognerebbe comunque chiedersi chi ha scelto di concentrare i richiedenti asilo in un numero limitato di strutture. Ovviamente fu la giunta leghista ad optare per questa soluzione, la stessa giunta che ora si dimostra particolarmente zelante nel controllare i migranti. Ad ogni modo, agli ospiti delle strutture sono stati messi a disposizione anche i vademecum sul riconoscimento dei sintomi e di conseguenza sui comportamenti da tenere. “Loro sono stati informati – sottolinea la Cri – le prescrizioni sono illustrate e in più lingue e anche volontari e dipendenti sono preparati”.

 

Quello che va ribadito è che in queste strutture, e il discorso vale anche per i migranti, non esiste assolutamente un pericolo di contagio diverso da quello che riguarda qualsiasi altro cittadino. Quindi anche se ai migranti sarà impedito di allontanarsi e avranno l’obbligo di rientrare la sera fino a nuovo ordine, certo un disturbo che sopporteranno di buon grado, non si capisce perché a “loro” vengano chiesti “sacrifici” maggiori rispetto a tutti gli altri residenti del Trentino.

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