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Rula Jebreal a Sanremo, Conzatti: ''Abbiamo vinto noi. Poveri sovranisti, l'hanno trasformata in straordinario simbolo di libertà''

Dietrofront della Rai: Rula Jebreal sarà a Sanremo. Dopo il veto posto alla sua partecipazione, i vertici aziendali sembrano aver cambiato idea: la giornalista e scrittrice palestinese affiancherà Amadeus in una delle serate del festival e porterà sul palco dell'Ariston un monologo sulla violenza contro le donne, Conzatti: "Abbiamo portato a casa una battaglia"

Di Arianna Viesi - 09 gennaio 2020 - 16:38

TRENTO. Dietrofront della Rai: Rula Jebreal sarà a Sanremo. Dopo il veto posto alla sua partecipazione, i vertici aziendali sembrano aver cambiato idea: la giornalista e scrittrice palestinese affiancherà Amadeus in una delle serate del festival e porterà sul palco dell'Ariston un monologo sulla violenza contro le donne.

 

Tutto è bene quel che finisce bene, insomma. Meglio: quasi tutto, perché lo strascico di polemiche, esternazioni, mormorii che l'hanno preceduto meritano una riflessione (profonda) su quanto (non) va nel Paese che ci troviamo ad abitare. "La Rai - commenta Donatella Conzatti, senatrice di Italia Viva - ha tenuto un atteggiamento di censura inopportuno e dannoso".

 

Ma facciamo un passo indietro. Il nome di Jebreal era trapelato tra le possibili conduttrici, per una serata, del prossimo festival a fianco di Amadeus. Con il diffondersi della notizia, però, è divampata anche la polemica, attecchita (non serve manco specificarlo) sui social, diventati ormai terreno fertile per chiunque (quasi agisse in regime di anonimato) si arroghi il diritto di sputare odio e livore. Poco importa a chi, quell'odio, è destinato.

 

Al grido di #BoicottaSanremo, Twitter si è riempito di critiche, più o meno velate, alla scelta della Rai di accogliere sul palco (di intangibile e italica tradizione) Rula. "E' indecente e vergognoso che la Jebreal venga invitata a Sanremo, non si sa a fare cosa, forse a dire le solite quattro cazzate comuniste e populiste. Per questo tipo di televisione lobbistica e faziosa non si può pagare il canone! Amadeus-sconcertante", twitta un utente. "Con tutta la rai islamica, noi siamo cristiani. Viva il nostro bel tricolore", cinguetta un altro. "La zecca #RulaJebreal guadagnerà 25.000 euro (uno stipendio annuale e più di un italiano medio) per 5 (cinque!) minuti di propaganda politica sinistro immigrazionista islamica nazi-femminista a Sanremo (teoricamente) festival della canzone". 

 

Se si scorrono i tweet seguendo la scia dell'hashtag, il tono (e le parole) non cambiano: donna, palestinese, impegnata, chi più ne ha più ne metta. Gli haters si sono aggrappati ad ogni cosa. Dal canto suo, il leader della lega (cui, evidentemente, il popolo di #BoicottaSanremo s'appella), incalzato dai microfoni di Radio Crc, non ha commentato la vicenda. "Rula Jebreal? Io di tutto mi occupo fuorché della vallette o dei conduttori di Sanremo, perché ho le giornate abbastanza piene. L’ultima delle mie preoccupazioni è dire sì o no a Tizia o a Caia. Io penso, però, che Sanremo sia il festival della canzone italiana. Se uno vuole fare i comizi, va in piazza o in Parlamento“. 

 

Tanto per iniziare, la "zecca" di twitteriana memoria è stata la prima donna inviata in Siria dal New York Times, giornalista, impegnata da sempre in campagne per i diritti umani (dall'impegno per la parità di genere a quello contro la pena di morte), scrittrice, conduttrice televisiva. Una donna, insomma, che le cose le sa fare, e pure bene. E, di questi tempi, già questo basterebbe. 

 

A quanto pare, però, non è bastato ai vertici Rai che, spinti dalla pressione mediatica, hanno deciso di porre il veto alla sua partecipazione. "Sabato scorso mi hanno telefonato pregandomi di fare io il passo, di rinunciare spontaneamente. Mi sono rifiutata. Gli ho mandato un messaggio scritto: se volete censurarmi dovete essere voi ad assumervene la responsabilità", ha spiegato a La Repubblica la stessa Rula Jebreal,

 

Dopo la notizia, non si sono fatti attendere i messaggi di solidarietà a Jebreal. "L'Italia evidentemente non si merita una come #RulaJebreal. Non scusiamoci con lei ma chiediamo scusa a noi stessi per il Paese che siamo diventati. Un Paese in cui essere donna, colta e competente è diventata una colpa da espiare. Vergogna", twitta un utente. "Salvini: #RulaJebreal? Non mi occupo di vallette. Lei, laureata a Bologna, che parla 4 lingue, che ha scritto romanzi, che è stata inviata di Nyt e Cnn e ha un dottorato in Ricerca a Miami", e ancora "Ti pareva...la giornalista palestinese #RulaJebreal  consigliera del presidente Macron per il gender gap, avrebbe potuto parlare per esempio delle donne e di parità dei diritti. Da giorni i fasci da tastiera si erano scatenati contro di lei".

 

Anche la politica, con l'hashtag #IostoconRula, si è mossa contro una scelta, quella dei vertici Rai, giudicata insensata e scorretta. Da Laura Boldrini che ha chiesto che "il servizio pubblico" valuti "le competenze di una persona" alla ministra Bellanova che ha twittato: "#RulaJebreal non sarà a Sanremo. Si esclude un'ottima giornalista per le proteste dei sovranisti. Dimenticando che la presenza di Rula al Festival avrebbe dimostrato che le persone non si scelgono per il genere o per il colore della pelle, ma solo per competenza e professionalità".

 

 

 

E' stata, però, soprattutto Italia Viva a muoversi. Per voce di Davide Faraone, infatti, ha preso posizione e si è mossa (concretamente) a sostegno di Rula: "10 donne a #Sanremo2020 ma non #RulaJebreal. Nessuno spazio ad una nuova italiana. Nella narrazione sovranista stona e anche parecchio. Vergognoso che la #Rai, la tv pubblica si pieghi ai diktat di Salvini. Porterò il caso in vigilanza Rai. Non possiamo stare zitti".

 

 

A quanto pare, però, di portare il caso in vigilanza Rai, non ce n'è stato bisogno. E' dell'altro ieri, infatti, l'incontro a tre tra l'amministratore delegato Rai, Fabrizio Salini, la direttrice di Rai1, Teresa De Santis, e lo stesso Amadeus, direttore artistico del festival, che ha messo fine alle polemiche: Rula Jebreal sarà a Sanremo.

 

"Abbiamo vinto. Ha vinto lei. Abbiamo vinto tutti - ha commentato Conzatti -. Rula Jebreal non solo sarà a Sanremo. Ma lo farà portando sul palco dell'Ariston il tema forse più importante, simbolico e sentito di tutti in quest'epoca di barbarie: la violenza sulle donne".

 

"Abbiamo preso un posizione precisa e ne è nato un movimento di opinione - continua la senatrice -. I vertici Rai ne hanno evidentemente preso atto e hanno capito il passo falso che avrebbero commesso escludendola dalla kermesse. Tra l'altro, Jebreal porterà sul palco di Sanremo la violenza sulle donne: un tema attuale, importante. I dati che raccogliamo sono allarmanti, le donne vittime di violenza sono tantissime e lo sono sempre di più".

 

E con la violenza, Rula Jebreal, ha dovuto scendere a patti, sin da bambina. La madre di Rula, infatti, morì suicida quando lei aveva appena 5 anni. Pesavano troppo gli abusi subiti durante l'infanzia.

 

"Probabilmente una donna libera e indipendente fa paura. Viviamo purtroppo ancora in un contesto che vede la donna subordinata all'uomo. E' da qui che nasce la violenza di genere. Quando arriva una donna capace allora ciascuno si sente in diritto di dire qualcosa. Non mi sembra che sia mai stata presa posizione alcuna quando le donne, su quel palco, erano solo delle comparse".

 

"Capita raramente di vincere una battaglia - commenta Conzatti in un lungo post su Facebook -. Ma, quando accade, finisce che ci si commuove pure. Per Rula, per noi, per tutti quelli che credono in un mondo aperto, inclusivo, antirazzista, antisessista, in cui la cultura non è un mero soprammobile ma le fondamenta su cui costruire la società di domani. Poveri sovranisti, credevano di censurare Rula, hanno finito per trasformarla in uno straordinario simbolo di liberà e apertura. Che bella notizia. Viva Rula. Viva l'Italia che resiste".

 

Viva l'Italia che resiste, sì. Ma, questa vicenda, ricorda che c'è un'altra Italia che, senza la "r", semplicemente esiste. Un'Italia che ha ancora paura di chi ha un'unica colpa: essere donna, straniera, colta, competente ma, soprattutto, libera.

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