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Caso Asson, Degasperi a Bisesti: ''Palese e rischiosa impreparazione nella cultura. Visione ideologica e strumentale''

Il consigliere provinciale di Onda civica sui casi che riguardano la promozione di Asson e il demansionamento di Kezich. "Una manifestazione di fastidio da parte della Giunta provinciale verso i meriti e le competenze riconosciute. C'è una visione ideologica e strumentale. Una deriva pericolosa sulla cultura trentina"

Di Luca Andreazza - 28 maggio 2021 - 20:49

TRENTO. "La palese impreparazione nell'occuparsi di cultura è assai rischiosa". E' duro il commento di Filippo Degasperi (Onda civica) nella doppia vicenda che riguarda l'assessore Mirko Bisesti nella riorganizzazione delle strutture provinciali. "Si può sfociare nella promozione di un'idea artificiale o, peggio, affermare una visione ideologica e strumentale a fini politici e amministrativi".

 

Da un lato c'è la vicenda legata al capo di gabinetto dell'assessorato alla cultura e all'istruzione della Provincia che aveva raggiunto la ribalta della cronaca nazionale (Qui articolo) perché Asson aveva condiviso sui suoi canali social post e immagini di QAnon, dall'altro lato c'è anche la rimozione dopo 30 anni di Giovanni Kezich dal ruolo di direttore del Museo usi e costumi della gente trentina di San Michele all'Adige (Qui articolo). 

 

"Il demansionamento di Giovanni Kezich - prosegue Degasperi - è rivedibile per i modi e per le motivazioni. Se non bastasse, l'ex direttore ha dichiarato di un'epurazione e di una telefonata di 5 minuti concessa da un rappresentante politico più giovane di qualche decina d'anni. Le motivazioni date dall'assessore alla cultura possono essere lette come una manifestazione di fastidio da parte della Giunta provinciale verso i meriti e le competenze riconosciute, così come ribadite dai numerosi attestati di pubblica stima. Inoltre la Giunta non ha individuato un vero direttore e sembra intenzionata a farlo, ma si prevede in questo ruolo la sostituzione con il direttore amministrativo".

 

Un cambio che lascia molte perplessità sul tavolo. A intervenire erano stati Marcello Libonipresidente del Centro Studi per la Val di Sole Salvatore Ferrari, presidente del Comitato di Gestione del Museo della Civiltà Solandra di Malé, con una lettera inviata all'assessore Bisesti per esprimere: “Preoccupazione per le possibili ricadute pesantemente negative sulle piccole realtà locali, che animano la totalità delle valli trentine" (Qui articolo).

 

"A conferma dell'intenzione dell'amministrazione provinciale - evidenzia il consigliere provinciale di Onda civica - c'è la decisione di non fare passi indietro a tutela del ruolo di direttore nonostante le richieste della comunità scientifica, avviate anche tramite una petizione firmata da numerose associazioni e società italiane di antropologia culturale, università e scuole di specializzazione in demoetnoantropologia. C'è un problema scientifico ma anche politico. Nella gestione dei musei trentini assistiamo a 'cambiamenti' giustificati con la presunta necessità di 'nuove energie, rinnovamento e spinte innovative', artifici retorici usati nelle occasioni più disparate. E' evidente però che la Provincia di Trento subisce un danno d'immagine agli occhi di una buona parte della comunità accademica italiana".

 

Un cambio che la Provincia promuove con la necessità di  rilanciare il museo di San Michele all'Adige. "Se il problema è l'affluenza - evidenzia Degasperi - ci si sarebbe aspettati quantomeno la proposta di un nome di forte richiamo, un dottore ad honorem, magari quel Valentino Rossi che, con tangibili risultati di marketing, ha lanciato il famoso slogan popolare condiviso anche dall'assessore alla cultura più di 20 anni dopo (Qui articolo). Ne avrebbero giovato i numeri e la visibilità. La realtà è che l'espressione della maggioranza, sempre pronta a inneggiare ai concetti di autonomia, territorio, famiglia e identità, smonta la guida al principale istituto locale adibito a conoscere e studiare tali fenomeni sociali, per le sue esposizioni il maggiore dell'arco alpino e probabilmente il migliore in Italia".

 

C'è poi il caso Asson. Invece del passo indietro, c'è stata una promozione e il capo di gabinetto diventa ''sostituto direttore dell'Ufficio per l'innovazione e la partecipazione culturale'' della Provincia a trazione Lega. Si occuperà (anche) di promuovere ''la partecipazione culturale dei cittadini e in particolare i giovani, favorendo l'inclusione e l'accessibilità all'offerta culturale dei diversi pubblici''; sostenere ''lo sviluppo di nuove professionalità e dell'imprenditorialità in campo culturale, della formazione e dell'aggiornamento degli operatori culturali''; ''provvedere alle attività di programmazione, sostegno e partecipazione a progetti di carattere interregionale e internazionale, che mirano a un più efficace posizionamento del Trentino nella geografia culturale europea''.

 

Si aggiunge la gestione delle politiche giovanili finiscono sotto il Dipartimento istruzione e cultura. "Nell'azione di riorganizzazione avviata, la Giunta ha assegnato l’incarico di sostituto direttore all'assistente ad indirizzo amministrativo contabile, categoria c, livello base, ex capo di gabinetto dell'assessore. Il neo direttore dovrà dirigere il nuovo ufficio, che assorbirà l'unità di missione semplice rete etnografica e dei piccoli musei affidata, contro la sua volontà, a Kezich. Insomma, purtroppo la palese impreparazione dell'assessore è rischiosa, una visione ideologica e strumentale", conclude Degasperi.

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