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"Con la pandemia in corso mancheranno i rappresentanti delle nazioni in via di sviluppo'', il candidato Arvelo lancia l'allarme per le elezioni Fao

Alla Conferenza Generale della Fao, che si terrà dal 14 al 18 giugno, si discuterà della possibilità di approvare o meno il voto telematico. Il rappresentante dominicano Arvelo: "Alcuni Paesi spingono per il no, ma questo penalizzerebbe le nazioni in via di sviluppo i cui rappresentanti spesso sono bloccati in patria a causa della pandemia"

Di Mattia Sartori - 04 June 2021 - 18:47

ROMA. Le Nazioni Unite furono concepite per correggere gli errori di progettazione e gestione della Società delle Nazioni, che non ha potuto impedire la Seconda guerra mondiale. È così che, nel 1945, nacque l’Onu con il progetto di preservare la pace. E non è un caso che la prima istituzione della nuova architettura internazionale sia stata proprio la Fao, specializzata in tecniche agroalimentari e con l’obiettivo di eradicare la fame nel mondo. L’allora leader della Germania occidentale Willy Brandt riassumeva quella decisione davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1973: “Dove c’è fame, non c’è pace”.

 

Al momento la Fao si trova ad un passo da un momento importante per l’organizzazione: l’elezione del nuovo Presidente del Consiglio. Un ruolo che porta con sé molto lavoro noioso e quotidiano, ma anche una certa importanza politica e morale, un certo prestigio che permette di influire nei processi interni alla Fao e di avere un peso nelle decisioni strategiche di quest’ultima.

 

Con la pandemia che ancora imperversa, però, nel corso di questo processo si rischia di trascurare uno dei principi fondamentali dell’Onu e quindi di tutte le organizzazioni che ne fanno parte: l’eguaglianza. Molti Paesi in via di sviluppo infatti non potranno essere rappresentati al voto a causa dell’emergenza sanitaria che nelle loro nazioni colpisce ancora con grande intensità.

 

Mario Arvelo, rappresentante della Repubblica Dominicana e candidato alla presidenza, spiega a ilDolomiti.it la situazione: “Al momento abbiamo tre candidature, due dall’Unione Europea e la mia, che sono l’unico a rappresentare i Paesi in via di sviluppo. Da quando è nata la Fao ci sono stati due indirizzi separati molto chiari: il mondo occidentale, quello avanzato, vuole un’organizzazione più piccola, più debole e più concentrata su pochi ambiti, come la regolamentazione sull’uso di prodotti fitosanitari. I Paesi in via di sviluppo invece vorrebbero concentrarsi più sulla cooperazione tecnica che rappresenta la spina dorsale della Fao, studiando modi per aiutare le nazioni più in difficoltà a sviluppare funzioni più basiche, ma fondamentali per avere un sistema di produzione efficiente nel 21esimo secolo. È come se le nazioni del primo mondo guidassero una Ferrari: magari a loro non interessa più dove sia l’ingresso della metro, ma questo non significa che non importi nemmeno agli altri”.

 

Ovviamente chi vincerà le prossime elezioni, come Presidente del Consiglio della Fao, presiederà i dibattiti sulle decisioni strategiche dell’organizzazione e potrà avere una certa influenza sulla direzione presa dalla stessa. Con l’arrivo della pandemia, però, si è creato un ostacolo che potrebbe alterare la dinamica di parità ed uguaglianza tra Paesi che dovrebbe caratterizzare le Nazioni Unite e tutte le sue organizzazioni. “Alla Conferenza Generale della Fao, che si terrà dal 14 al 18 giugno, si deciderà se consentire o meno il voto elettronico - prosegue il rappresentante dominicano -. Alcuni Paesi chiedono che il voto possa essere esercitato solo di persona a Roma, sede della Fao, senza considerare le restrizioni di viaggio derivate dalla lotta al Covid-19 (che colpiscono in misura maggiore i paesi più lontani) e rifiutando che i delegati possano partecipare al processo decisionale dalla relativa sicurezza delle loro capitali”.

 

A me sembra una situazione assurda – esclama Arvelo -. L’Onu nasce per correggere gli errori del passato, per assicurare uguaglianza tra tutti i Paesi del mondo. Com’è possibile che in una situazione di emergenza come quella della pandemia non si permetta ai delegati di votare da remoto per via elettronica? Con tutte le difficoltà che comporta viaggiare fino a Roma dalle nazioni più povere del mondo e con tutti i problemi che devono risolvere a casa è ovvio che i rappresentanti preferiranno lasciare il voto piuttosto che abbandonare i propri elettori per settimane e chi potrebbe biasimarli? Come si può chiedere ai Ministri dell'Oceania di presentarsi a Roma, abbandonando i propri cittadini nella più grave crisi globale dalla Seconda guerra mondiale? Ovviamente però poi saranno loro a soffrirne, saranno loro a pagare il prezzo di questa ingiustizia”.

 

La presidenza del Consiglio della Fao – conclude - offre l’opportunità di costruire ponti, promuovere il dialogo inclusivo e cercare il consenso sull’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile con lo slogan “Non lasciare nessuno indietro”. Per questo chiediamo che i Paesi più colpiti dalla pandemia o quelli che hanno minori possibilità di sfollamento non restino senza voce. Rafforzare la Fao a beneficio di tutti i suoi membri è l’unico modo per sradicare la fame e tutte le forme di malnutrizione. È uno degli obblighi morali del nostro tempo perché, finché persisterà la fame, non ci sarà pace”.

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