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Coronavirus, il Covid19 fa impennare la burocrazia: in un anno 450 nuove norme

A causa della pandemia la produzione normativa nazionale è esplosa. A dirlo uno studio condotto da Cgia Mestre che ha evidenziato come nell'anno del covid si sia assistito a un forte ricorso all'emanazione di nuove norme, lasciando il sistema Paese disorientato e in cerca di chiarezza

Di Laura Gaggioli - 24 January 2021 - 12:30

TRENTO. Dpcm, circolari, ordinanze, decreti, leggi, linee guida: questo il vorticoso circolo burocratico che ha caratterizzato e disorientato l’Italia nell’anno del covid. A causa della pandemia la produzione normativa è esplosa: sono 450 le misure legislative approvate a livello nazionale in meno di un anno. A dirlo una ricerca condotta dall’ufficio studi della Cgia Mestre.

 

La Pubblica Amministrazione (PA) più prolifica in materia normativa è stata il Ministero della Salute con 170 provvedimenti. Seguono la Protezione civile con 86, il Ministero dell’Interno con 37, l’Inps con 36, il Commissario per l’emergenza da Covid con 35 e l’Inail con 8.  Ad aver costretto queste Amministrazioni a deliberare in misura così copiosa sono stati i 29 decreti legge approvati dal Governo alla data odierna, i 23 Dpcm firmati dal Presidente del Consiglio e le 14 leggi approvate dal Parlamento. 

Il carattere di straordinarietà con cui questa situazione pandemica si è presentata ha quindi imposto al legislatore di mettere in campo importanti misure a tutela della salute, disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari e interventi a favorire del lavoro e delle imprese: scelte legittime che, però, hanno scatenato in maniera imprevedibile la “produttività” legislativa della macchina burocratica pubblica. Infatti il conteggio la Cgia non considera le faq del Governo e gli accorgimenti normativi anti-Covid che, sempre in questo periodo, sono stati approvati anche dalle Regioni e dagli Enti locali.

 

Il risultato è quindi un fiume di disposizioni composto da migliaia e migliaia di pagine, spesso in contraddizione tra loro e in costante cambiamento che ha lasciato così interdetti cittadini, imprese e soprattutto i piccoli imprenditori. Sono molti infatti i problemi interpretativi, aggravati dalla presenza di disposizioni locali che ancora richiedono intervento di chiarificazione, lasciando così nella confusione più totale il sistema paese.

 

Secondo la ricerca sono dunque questi i numeri dettati dalla straordinaria situazione in cui anche la nostra nazione si è trovata a fare i conti nell’anno del coronavirus, dimostrando ancora una volta la predisposizione italiana a “governare per leggi”. Nel nostro Paese da sempre c’è infatti una grande propensione a emanare. In Italia si stima che vi siano 160mila norme, di cui 71mila promulgate a livello centrale e le rimanenti a livello regionale e locale. In Francia, invece, sono 7mila, in Germania 5.500 e nel Regno Unito circa 3mila. Tuttavia, la responsabilità di questa iper legiferazione è anche ascrivibile alla mancata abrogazione delle leggi concorrenti o datate e al fatto che il nostro quadro normativo negli ultimi decenni ha visto aumentare esponenzialmente il ricorso ai decreti legislativi che, per essere operativi, richiedono l’approvazione di numerosi decreti attuativi. 

 

Tuttavia, secondo la ricerca della Cgia di Mestre una soluzione parrebbe praticabile. Si potrebbe, ad esempio, ridurre il numero delle leggi attraverso l’abrogazione di quelle più datate, evitando così la sovrapposizione legislativa che su molte materie ha generato incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza dei tempi ed adempimenti sempre più onerosi, facendo diventare la burocrazia un nemico invisibile e difficilmente superabile. 

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