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Coronavirus, il Pd contro Zaia: “Telegrammi di condoglianze a familiari di persone vive”. Dopo il pasticcio della Regione Veneto monta la polemica

Dalla Regione arrivano le condoglianze per la “perdita dell’amato”, firmate da Luca Zaia, ma il parente è ancora vivo. Zanoni: “La buona fede non riduce la gravità degli errori, su temi così delicati non si può agire in maniera pressappochista: se non si è in grado di eliminarli meglio eliminare la prassi dei telegrammi”

Di Tiziano Grottolo - 17 marzo 2021 - 17:38

VERONA. A quanto pare in Veneto c’è chi ha ricevuto un telegramma con le condoglianze da parte della presidenza della Regione per la scomparsa di un caro defunto. “Vi sono vicino in questo momento di profondo dolore per la perdita dell’amato. Sentite condoglianze”, firmato Luca Zaia. Questo il messaggio di cordoglio, riportato. Peccato però che in famiglia non ci fossero funerali in vista, così la missiva si è tramutata ben presto in una polemica politica con il Partito Democratico che ha presentato un’interrogazione.

 

Sui telegrammi di condoglianze inviate da Zaia ai familiari di persone ancora vive, ci auguriamo che la nostra interrogazione abbia almeno spinto gli uffici a prestare più attenzione, visto che casi del genere non si sono più verificati. Guardiamo il bicchiere mezzo pieno”. Afferma il consigliere regionale Andrea Zanoni, dopo aver ascoltato in aula la risposta, per conto del presidente, da parte dell’assessore Calzavara.

 


 

“In realtà – prosegue il consigliere Dem – ha parlato di tutto, senza stigmatizzare in modo netto gli errori che hanno creato comprensibile sgomento nelle famiglie, persone che non hanno contatti diretti né informazioni in tempo reale sullo stato di salute dei propri cari ricoverati in isolamento. È inaccettabile che Calzavara lamenti la risonanza data a questi episodi, anziché condannarli e sottolinei l’atto dovuto dell’esprimere vicinanza alle famiglie dei deceduti”.

 

Insomma un brutto pasticcio perché all’angoscia di avere un parente ricoverato si è aggiunta quella di averlo perso per sempre, anche se per fortuna si è trattato solo di un errore. “La buona fede però – ammonisce Zanoni – non riduce la gravità degli errori, su temi così delicati non si può agire in maniera pressappochista: se non si è in grado di eliminarli meglio eliminare la prassi dei telegrammi”.

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