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Coronavirus, per gli operatori delle Rsa arriva il supporto psicologico: il 43% sviluppa sintomi da stress post-traumatico

La risoluzione è stata approvata su proposta di Vanessa Masè e impegna la Giunta ad attivare il servizio di supporto psicologico alle equipe che operano all’interno delle Rsa. La consigliera: “Un supporto adeguato può aiutare a reggere e gestire la complessità della situazione legata alla pandemia”

Di Tiziano Grottolo - 04 febbraio 2021 - 13:28

TRENTO. Era da tempo che si chiedeva a gran voce un supporto psicologico dedicato agli operatori delle Rsa che stanno affrontando la pandemia in prima linea. Il coronavirus infatti, come denunciato da alcuni dirigenti delle Apsp, ha minato le certezze di molti e fatto crescere le insicurezze fino a rendere difficile lavorare. Laddove è stato possibile si sono attivate Upipa e Spes ma finora mancava un’organizzazione organica degli interventi di supporto.

 

Ora però potrebbe arrivare una svolta, recentemente il Consiglio provinciale, su proposta di Vanessa Masè de “La Civica”, ha approvato una risoluzione dove si impegnala Giunta ad attivare il servizio di supporto psicologico alle equipe che operano all’interno delle Rsa” secondo quanto indicato nelle precedenti delibere e “tenendo anche conto di quanto già messo in atto in alcune strutture”. Interventi che dovranno essere programmati con i rappresentanti degli enti gestori (Upipa e Spes).

 

Come rileva uno studio dell’Università di Trento il 43% del personale delle Rsa (4 persone su 10) presenta sintomi moderati-gravi di stress post-traumatico, una condizione che colpisce maggiormente le donne e coloro che hanno avuto contatti con colleghi o residenti positivi al Covid-19. Insomma una problematica reale e che non può essere sottovalutata.

 

“Gli operatori sanitari costituiscono un gruppo ad alto rischio di sviluppare una vasta gamma di problemi fisici e psicologici a seguito del lavoro diretto o indiretto con pazienti Covid-19”, ribadisce la promotrice della risoluzione, che ricorda come alcune strutture, già a partire dai primi mesi della pandemia, abbiano scelto, “con grande sensibilità e lungimiranza”, di fornire ai propri operatori un supporto psicologico specifico. Così la Pat ha finalmente deciso di riconoscere nei parametri assistenziali l’attività dello psicologo a supporto dell’equipe Rsa a forte rischio di burn out.

 

“Il carico di tensione accumulato conclude Masè – dovuto alla quotidiana vicinanza con la sofferenza, può determinare situazioni di stress pesante da gestire a lungo e un supporto psicologico adeguato può aiutare a reggere e gestire la complessità della situazione. Inoltre, fino all’arrivo del vaccino, forte era tra gli operatori la preoccupazione di contrarre il virus o di trasmetterlo ai propri cari aggiungendo un ulteriore carico emotivo”.

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