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La pallavolista Lugli citata per danni per la gravidanza, Bellutti: ''Una vergogna a cui non si vuole mettere fine. In 40 anni non si è riusciti a risolvere un grave problema''

La campionessa olimpica e candidata alla presidenza del Coni interviene sulla vicenda di Lara Lugli. "Il risultato ottenuto è stato un solco profondo tra una piccolissima nicchia di fortunati professionisti (le massime categorie maschili di 4 discipline) e un'enorme popolazione di atleti 'falsi dilettanti' con impegni da professionisti e nessuna delle tutele che normalmente ha qualsiasi lavoratore, per quanto possa essere precario"

Di L.A. - 10 marzo 2021 - 15:35

TRENTO. "Sono passati 40 anni dalla legge sul professionismo dello sport". Così Antonella Bellutti. "Il risultato ottenuto è stato un solco profondo tra una piccolissima nicchia di fortunati professionisti (le massime categorie maschili di 4 discipline) e un'enorme popolazione di atleti 'falsi dilettanti' con impegni da professionisti e nessuna delle tutele che normalmente ha qualsiasi lavoratore, per quanto possa essere precario".

 

Non si placano le polemiche relative alla vicenda di Lara Lugli, la pallavolista citata per danni a causa della gravidanza. "Maggiore pena di un grave problema la dà solo il tempo perso senza tentare di risolverlo. Sono passati 40 anni da quando la legge 91 dell’81 sul professionismo nello sport, demandava alla discrezionalità delle Federazioni in quali discipline e per quali categorie, riconoscere il lavoro sportivo. Il risultato ottenuto è stato un solco profondo tra una piccolissima nicchia di fortunati professionisti (le massime categorie maschili di 4 discipline) e un'enorme popolazione di atleti 'falsi dilettanti' con impegni da professionisti e nessuna delle tutele che normalmente qualsiasi lavoratore ha, per quanto sia precario".

 

L'ex pistard e ciclista italiana su strada analizza le storture del sistema sportivo italiano. "In questa evidente e legittimata discriminazione essere donna è un aggravante, l’ho sempre detto - prosegue la candidata alla presidenza del Coni - ma oggi ho una triste occasione per ripeterlo. E’ un’aggravante per due ragioni: la prima è che alle donne il professionismo è interdetto anche in quelle discipline dove esiste per gli uomini; la seconda è che alle atlete viene impedito di esercitare il diritto alla maternità. Il caso della pallavolista Lara Lugli citata per danni dalla società di appartenenza, poiché rimasta incinta, è l’ennesima evidenza di una vergogna a cui non si vuole mettere fine. Le clausole 'anti-maternità' delle scritture private con cui si regolano i rapporti tra atleti e società, nello sport dilettantistico italiano, sono una lesione di diritti umani di enorme gravità tanto più se lette nel contesto di un mondo sportivo a cui si riconosce grande potenziale valoriale di crescita personale e progresso umano".

 

La due volte campionessa olimpica nell'inseguimento a Atlanta '96 e nella corsa a punti a Sydeny 2000 è comunque preoccupata per il futuro. "Negli ultimi vent’anni l’associazione Assist è stata l’unica voce fuori dal coro capace di denunciare. Ora la riforma dello sport, appena approvata per la disciplina del lavoro sportivo, rappresenta un primo importante passo per rompere un tabù; temo però che non sarà sufficiente a risolvere il problema finché l’attenzione non sarà rivolta alla natura della prestazione, piuttosto che alla discrezionalità del datore di lavoro. Rafforza il mio timore il fatto che nemmeno le persone più direttamente interessate a risolvere i mali dello sport italiano, cioè i presidenti federali, abbiano sostenuto la riforma: hanno anzi cercato di boicottarne l’approvazione. Un consiglio nazionale del Coni e di recente una lettera aperta a Draghi, firmata dai presidenti di tre maggiori federazioni nazionali, hanno descritto l’istituto del lavoro sportivo come un grave danno per lo sport italiano. Come a legittimare che lo sport italiano sia popolato da cittadini e cittadine che vadano tutelati da diritti di una Costituzione monca".

 

La miccia si è accesa dopo il post su Facebook di Lara Lugli, la giocatrice di pallavolo che ha denunciato la questione legale che la vede contrapposta al Pordenone volley, club in cui militava nella stagione 2018/19 nel campionato di serie B1. Nel mese di marzo del 2019 ha comunicato alla società la sua impossibilità di proseguire la stagione perché incinta, risolvendo il contratto.

 

A distanza di due anni ha ricevuto una citazione per danni "per non aver onorato il contratto". "Rimango incinta e il 10 marzo comunico alla società il mio stato, si risolve il contratto", scrive Lugli, rendendo noto che, purtroppo, il mese successivo avrebbe perso il bambino a causa di un aborto spontaneo. In seguito, avrebbe chiesto al club di saldare la mensilità di febbraio "per il quale avevo lavorato e prestato la mia attività senza riserve", specifica nel post. In risposta al successivo decreto ingiuntivo, le arriva dunque una citazione per danni.

 

"Le accuse - spiega la pallavolista - sono che al momento della stipula del contratto avevo ormai 38 anni e data l'ormai veneranda età dovevo in primis informare la società di un eventuale mio desiderio di gravidanza, che la mia richiesta contrattuale era esorbitante in termini di mercato e che dalla mia dipartita il campionato è andato a scatafascio. Viene contestato l'ammontare del mio ingaggio troppo elevato - sottolinea Lugli - ma poi dicono che dopo il mio stop la posizione in classifica è precipitata e gli sponsor non hanno più assolto i loro impegni. Dunque il mio valore contrattuale era forse giusto?. Chi dice che una donna a 38 anni, o dopo una certa età stabilita da non so chi, non debba avere il desiderio o il progetto di avere un figlio? Non è che per non adempiere ai vincoli contrattuali stiano calpestando i Diritti delle donne, l'etica e la moralità?".

 

A suo modo di vedere, c'è il rischio che questo possa diventare un precedente molto grave. "Se una donna rimane incinta non può conferire un danno a nessuno e non deve risarcire nessuno per questo. L'unico danno lo abbiamo avuto io e il mio compagno per la nostra perdita e tutto il resto è noia e bassezza d'animo", conclude Lugli.

 

Non è mancata la replica della società. "Cerchiamo di riassumere i fatti: nel  campionato 2018/2019 Lara Lugli era il capitano della nostra squadra e anche la giocatrice di punta. A inizio marzo ci ha comunicato di  essere rimasta incinta. Dispiaciuti per la perdita sportiva, ma felici per l'avvenimento familiare, ci siamo salutati. Infatti come da contratto, che ricordiamo essere stato predisposto dall'atleta stessa e dal suo agente, si prevedeva l'immediata cessazione del rapporto in caso di gravidanza. Lo stesso contratto, che ribadiamo essere stato predisposto dalla  stessa atleta, aveva al suo interno clausole che prevedevano addirittura delle penali in caso di cessazione del rapporto. Clausole che non abbiamo voluto esercitare perché non pareva opportuno farlo. Ora nessuno ha citato per danni Lara Lugli. E' stata la stessa atleta a chiedere e ottenere un decreto ingiuntivo perché ritiene di avere dei crediti. Ci siamo sentiti traditi dall'atleta e abbiamo fatto l'unica cosa possibile: difenderci avvalendoci delle clausole contrattuali predisposte da lei stessa e dal suo procuratore. Vorremo ribadire con forza che non crediamo che la gravidanza sia un danno e che soprattutto non è mai stata avanzata richiesta di danni".

 

Intanto la società ha sospeso il sito internet. "Viste le ingiurie, le minacce  di violenza ricevute da noi e da chi era stato partner della nostra avventura agonistica ci vediamo costretti a chiudere il sito, che era comunque inattivo da Febbraio 2020".

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