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Letta e le parole che fanno male (al Pd). Sgarbi: ''Forte risalita del Centrodestra nei sondaggi. Un sincero grazie a Enrico, alleato fedele''

Non si può non dare ragione al presidente del Mart: ogni volta che Letta parla la destra guadagna punti. Il centrosinistra va rifondato e questo potrebbe essere il vero contributo al Paese del segretario del Pd: creare un programma di governo innovativo e con una visione (dopo il Covid c'è da ridisegnare l'Italia e le parole d'ordine non possono essere, quelle di 15 anni fa, ius soli, voto ai 16enni e patrimoniale), ricostruire la segreteria tra giovani e donne e salutare i boomer. Il tutto, possibilmente, in silenzio

Di Luca Pianesi - 01 June 2021 - 13:12

TRENTO. ''Forte risalita del Centrodestra nei sondaggi. Un sincero grazie a Enrico Letta, alleato fedele''. Non si può non dare ragione a Vittorio Sgarbi che questa volta con poche parole, ma chiare, ha dato la dimensione di quanto sta accadendo a livello politico in Italia nell'area di centrosinistra. Pd e M5S ancora in calo, Lega e Fratelli d'Italia ancora in crescita e con Enrico Letta la destra (perché di centro non c'è più molto tra Salvini e Meloni che di moderato hanno ben poco) può stare serena, ma serena per davvero. Nessun gioco di parole, nessun doppio senso che va a recuperare quella frase pronunciata da Matteo Renzi nel 2014 che ha rappresentato, di fatto, fino ad oggi, il momento di maggior notorietà dell'attuale segretario del Pd. Una seconda linea, uno dall'appeal di Zingaretti o di Franceschini, brava persona, per carità, preparata e capace ma che nell'immaginario resta quello al quale hanno sfilato la campanellina e se ne va ingobbito per sparire dalle scene.

 

La destra in Italia può stare davvero serena perché, come scrive Sgarbi, basta far fare a Letta ci penserà lui a farla crescere se la linea perseguita è l'attuale. Da quando è tornato ha buttato lì tre parole d'ordine: ius soli, voto ai 16enni, patrimoniale. Praticamente ha ricatapultato il centrosinistra a Veltroni e agli slogan di 15 anni fa (che, per inciso, non funzionavano nemmeno all'epoca). Eppure ci sarebbe da ricostruire un Paese, ci sono miliardi di euro che stanno arrivando dall'Europa, c'è stato un anno e mezzo di Covid che ha rivoluzionato tutto accelerando i processi di digitalizzazione in ogni settore. Si dovrebbe pensare a una scuola nuova, con piani di studio e sistemi di insegnamento completamente stravolti, perché la scuola italiana già era vecchia prima della pandemia ora è antidiluviana; va ingegnerizzato il sistema dei trasporti, c'è la ''rivoluzione green'' in campo industriale da disegnare con tutto quel che ne discende in ambito lavorativo e poi ci sono le nuove povertà, economiche e culturali, da combattere, i rapporti internazionali con il tema delle migrazioni, un'infinità di problemi e soluzioni da mettere in campo e un sistema dei diritti che corre rapido verso un più alto grado di civiltà.

 

Insomma ci sarebbe da fare politica davvero, dovrebbe esserci entusiasmo, energia, si dovrebbe percepire l'effervescenza di chi ha di fronte tante sfide e non vede l'ora di affrontarle, spiegarle ai cittadini e vincerle. Invece è calma piatta e anche sui temi dove non ci dovrebbe essere partita il centrosinistra riesce a segnare nella propria porta: parliamo dei diritti. Non c'è partita perché se a destra la parola d'ordine è un legittimo ''me ne frego'' visto che rappresenta un'area strutturalmente conservatrice e quindi ''conserva'' lo status quo (e al massimo lo presidia mandando avanti i Pillon e i suoi accoliti), chi dovrebbe fare del progressismo il proprio faro anche in ambito civile (ma non solo perché allargare i diritti e garantire il rispetto e la dignità alle persone è un volano anche per l'economia e per qualsiasi altro settore) insegue con passo da boomer e falcata maschile. 

 

Uomini ultra 50enni che anche se forti delle migliori intenzioni, buoni, fiduciosi nel domani, progressisti, appunto, non capiscono quanto indietro siano rispetto alle richieste della società. Uscendo dalla politica per sfiorare il mondo della cultura il caso Zoro-Rula Jebreal ha messo a nudo i limiti culturali inconsci della sinistra italiana: generazioni già superate dagli eventi, dal mondo che li circonda, che sbagliano e si giustificano usando parole per loro giuste ma che li inguaiano ancora di più.

 

Ecco, Enrico Letta può decidere cosa fare. Può essere ''l'alleato fedele'', come ha scritto Sgarbi, della destra guidando, quindi, a modo suo, il Pd, continuare con le sue parole d'ordine, il suo stile, il segno meno nei sondaggi come costante, nella rincorsa sfiatata a un alleato sempre più allo sbando, qual è il Movimento 5 Stelle. Oppure può lavorare al futuro del partito, a costruire una successione, una nuova segreteria, a un nuovo programma di governo del Paese che ''guardi a sinistra'' ma, per favore, non parli a sinistra ma alla gente tutta perché a sinistra, a livello elettorale, c'è il vuoto pneumatico. E soprattutto punti su una totale valorizzazione dei giovani e delle donne. Farlo entro le prossime elezioni sarà molto impegnativo e richiederà un impegno h24. In questo modo Letta lascerà qualcosa di buono al Paese e magari, con lui impegnato a riformare il partito in silenzio e a testa bassa, il Pd tornerà anche a guadagnare qualche punto percentuale nei sondaggi.  

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