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“Non siamo più disposte a lavorare in condizioni di sfruttamento e oppressione”, l’8 marzo è anche una giornata di sciopero

Tantissime donne e uomini in piazza per lo sciopero femminista lanciato da Non Una di Meno: “I motivi della nostra protesta? Chiedeteli alle lavoratrici trentine, specialmente le più giovani e le più precarie, che sono state più duramente colpite dalla crisi dovuta alla pandemia rispetto ai loro colleghi maschi”

Di Tiziano Grottolo - 08 marzo 2021 - 17:28

TRENTO. C’erano tante persone quest’oggi in piazza Duomo a Trento per partecipare a “Lotto marzo-sciopero femminista e transfemminista”, l’evento organizzato da Non Una di Meno in collaborazione con il Collettivo transfemminista queer, Extinction Rebellion, Murga Trentinerante, Arcigay Trentino, Udu e il Coordinamento studentesco. Quest’anno infatti, a causa della pandemia le varie realtà femministe hanno preferito rinunciare alla grande manifestazione che ogni 8 marzo richiamava in piazza a Roma decine di migliaia di donne per protestare contro la violenza di genere, ancora endemica nel Paese, e per chiedere pari diritti sul posto di lavoro.

 

“Abbiamo dimostrato che non esiste produzione di ricchezza senza il nostro lavoro quotidiano – spiga un’attivista – abbiamo affermato che non siamo più disposte a svolgerlo in condizioni di sfruttamento e oppressione. I motivi della nostra protesta? Chiedeteli alle lavoratrici trentine, specialmente le più giovani e le più precarie, che sono state più duramente colpite dalla crisi dovuta alla pandemia rispetto ai loro colleghi maschi”.

 

In un anno caratterizzato dall’emergenza sanitaria si sono contati 444mila occupati in meno di questi 312mila sono donne (poco più del 70% del totale) che rappresentano il doppio degli uomini 132mila. “Tutti gli indicatori dell’occupazione femminile nel nostro territorio sono peggiorati – denunciano le partecipanti alla manifestazione – nei primi nove mesi del 2020 sono state 8.000 in meno le donne assunte in Trentino, è calato il tasso di attività ed è aumentato all’8% il tasso di disoccupazione, mentre gli analoghi indicatori per la componente maschile sono rimasti stabili”.

 

Come se non bastasse il 2021 purtroppo, è già stato segnato da una serie di terribili femminicidi. Violenza che non si è fermata nemmeno durante il lockdown, anzi forse la situazione è persino peggiorata rendendo più difficile per le donne chiedere aiuto e sottrarsi a situazioni di oppressione. “Questo 8 marzo non è facile, ma è necessario. Lo sciopero femminista e transfemminista è un processo di lotta che attraversa i confini tra posti di lavoro e società, entra nelle case, invade ogni spazio in cui vogliamo esprimere il nostro rifiuto di subire violenza e di essere oppresse e sfruttate. Questa è da sempre la nostra forza e oggi lo pensiamo più che mai, perché ogni donna che resiste, che sopravvive, ogni soggettività dissidente che si ribella, ogni migrante che afferma la propria libertà fa parte del nostro sciopero”.

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