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“Siamo schiavi nella nostra terra”: la protesta (VIDEO) dei cittadini del Biafra che chiedono la liberazione di Nnamdi Kanu, il leader indipendentista arrestato in Nigeria

Stamane per le vie di Trento hanno sfilato una cinquantina di manifestanti che rivendicano l’indipendenza del Biafra dalla Nigeria: “Chiediamo la liberazione del nostro leader che è stato arrestato ingiustamente solo perché sta cercando di ottenere la libertà del suo popolo”

Di Tiziano Grottolo - 25 settembre 2021 - 15:22

TRENTO. “Il nostro leader è un altro salvatore”, questo lo slogan scandito a oltranza durante la colorata manifestazione che stamane ha sfilato per le vie di Trento. Ma cosa può succedere se il tuo leader, che è anche il tuo “salvatore”, viene arrestato? Una protesta. Ovviamente. Infatti, la cinquantina di manifestanti che hanno dato vita al corteo si sono dati appuntamento in Piazza Dante per denunciare l’arresto di Nnamdi Kanu. Quest’ultimo è il politico di spicco del movimento che si batte per l’indipendenza del Biafra, una regione che formalmente rientra nei confini della Nigeria ma che da tempo chiede un referendum per separarsi dal governo centrale di Abuja.

 

“Stiamo manifestando per la liberazione del nostro leader che è stato arrestato ingiustamente dalle autorità nigeriane, racconta Daniel Uche uno dei manifestanti. “Nnamdi Kanu è stato arrestato solo perché sta cercando di ottenere la libertà del popolo indigeno del Biafra”. Dal canto loro le autorità nigeriane hanno arrestato Kanu una prima volta nel 2015 e successivamente nel giugno 2021 con le accuse di “tradimento, sedizione e incitamento all’odio etnico”. “Essere un abitante del Biafra – prosegue Uche – significa sentirsi schiavo nella propria terra, significa venir obbligato a essere nigeriano anche se non lo sei”.

 

 

Le radici della protesta affondano nella sanguinosa guerra civile combattuta sul finire degli anni ‘60, quando una serie di colpi di stato culminarono in una grande rivolta nel sud-est del Paese. Durante questo periodo nella regione del Biafra, abitata in prevalenza dalla popolazione di etnia igbo, venne perfino instaurato un governo indipendente.

 

Il conflitto, aggravatosi anche per le ingerenze straniere interessate alle risorse petrolifere dell’area, causò una carestia che unita agli scontri armati provocò oltre 1 milione di vittime. La guerra civile si concluse dopo 3 anni, nel 1970, con la fuga del colonnello Ojukwu che aveva guidato la rivolta. Risale sempre a questo periodo la sinistra espressione, diffusa nel mondo Occidentale, “Pensa ai bambini del Biafra”, ripetuta ai pargoli che rifiutano il cibo.

 

Ad ogni modo, le tensioni etniche e sociali nell’area non si sono mai del tutto sopite e a più riprese si sono registrati scontri armati fra le milizie Igbo e l’esercito nigeriano. Ora, con l’arresto del leader del Biafra, il clima si sta surriscaldando rapidamente e non si può escludere che proteste sfocino in una rivolta aperta contro il governo nigeriano. 

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