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Turismo, i sindacati: “Inutili e sbagliati gli incentivi pubblici a pioggia. Il comparto gode di ottima salute e le imprese hanno risorse per interventi ordinari”

L'intervento di Cgil, Cisl e Uil che chiedono lo stop agli “incentivi pubblici a pioggia” per questo riguarda il settore alberghiero: “Altrimenti non si può puntare ad aumenti del valore aggiunto e della produttività, né alla qualità del prodotto e soprattutto della domanda di lavoro”

Pubblicato il - 19 aprile 2024 - 18:00

TRENTO. “Turismo, inutili e sbagliati gli incentivi pubblici a pioggia. Il comparto gode di ottima salute e le imprese hanno risorse per gli interventi ordinari: contributi pubblici siano solo selettivi e addizionali”. E' questo, in sintesi, l'appello lanciato da Cgil, Cisl e Uil del Trentino, che non nascondono il loro scetticismo di fronte alle prime ipotesi di una legge ad hoc per sostenere gli investimenti delle aziende del settore.

 

“Il turismo trentino – ribadiscono infatti le sigle – gode di ottima salute e questa non può che essere letta come una buona notizia visto il peso che il comparto riveste sull'economia provinciale. I risultati del 2023 segnano un nuovo record di crescita con aumenti sia degli arrivi (+8,4%) sia delle presenze (+7,7%) che hanno riflessi positivi anche sulla redditività delle imprese, considerato anche il fatto che i prezzi dei prodotti offerti dal settore alberghiero e dei pubblici esercizi in Trentino sono cresciuti solo nel 2023 del 6,7%, più del tasso complessivo di inflazione in Provincia”.

 

In questo quadro “ogni riflessione sulle misure di sostegno al comparto, anche legate alle Olimpiadi invernali, deve essere orientata alla crescita del valore aggiunto del settore, della sostenibilità del prodotto turistico e, soprattutto della qualità del lavoro, a cominciare dalle retribuzioni. Lo diciamo da tempo – continuano i segretari provinciali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti – è finita l'epoca dei contributi a pioggia e per questo ribadiamo la necessità di rivedere gli sgravi Irap che portano nelle tasche delle imprese circa 80 milioni di euro l'anno senza nessun effetto sulla crescita economica”.

 

Per i segretari poi: “I contributi pubblici devono essere sempre selettivi e produrre effetti addizionali sulla propensione agli investimenti delle imprese turistiche. Altrimenti si regalano soldi delle tasse dei lavoratori per spese che verrebbero comunque effettuate. Non possiamo pensare di dare agli albergatori i soldi della collettività per comprare nuovi materassi, per capirci. Semmai è opportuno spingere le aziende ad investire risorse proprie che in cassa ci sono e dirottare i finanziamenti pubblici a sostegno della produttività del settore, notoriamente bassa, ma anche alla qualità dell'offerta e soprattutto del lavoro". 

 

“Chi lavora nel turismo in Trentino oggi – ricordano infatti i sindacati – ha retribuzioni giornaliere più leggere quasi del 25% rispetto a chi fa lo stesso lavoro in Alto Adige. I numeri ci dicono che il settore va a gonfie vele, quel gap va colmato migliorando le retribuzioni, la conciliazione vita/lavoro e la formazione degli operatori. Tutte scelte che renderebbero anche il comparto più attrattivo per le lavoratrici e i lavoratori. La carenza di manodopera si compensa anche con investimenti di questo tipo. Opportuno, infine, orientare i contributi alla sostenibilità. La risorsa più importante – concludono Grosselli, Bezzi e Alotti – del nostro turismo è il nostro ambiente. Rinnovare l’offerta e le strutture in chiave sostenibile appare come una scelta obbligata”.

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