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"Processo Schützen", Baratter chiede la "messa alla prova" per evitare la sentenza. Farà volontariato all'Anffas

La richiesta durante la prima udienza del processo che vede coinvolti anche Corona e Dalprà. Questi ultimi affronteranno il processo per dimostrare la loro innocenza. Baratter: "Grazie a chi mi ha sostenuto"

Di Donatello Baldo - 16 gennaio 2017 - 10:18

TRENTO. Colpo di scena al processo sull'accordo con gli Schützen che vede coinvolto il consigliere provinciale Lorenzo Baratter con l'accusa di corruzione elettorale Mentre gli altri imputati, Giuseppe Corona e Paolo Dalprà, chiedono di essere processati per dimostrare la loro innocenza, il consigliere provinciale autonomista chiede invece al giudice la messa alla prova.

 

Andrà a fare volontariato, dimostrerà di essere un bravo cittadino che aiuta il prossimo e in cambio il processo si estinguerà. Questo escamotage processuale è previsto dall'ordinamento italiano e, dal punto di vista giuridico, non significa un'automatica ammissione di colpa.
 

Diversa però l'interpretazione politica, che sicuramente sarà criticata da coloro che avrebbero voluto che il politico trentino si sottoponesse alla valutazione dei magistrati. Tra tutti il Movimento 5 Stelle che in passato si era opposto all'archiviazione del procedimento.

 

 

Nell'udienza del 20 febbraio il giudice si esprimerà sulla richiesta. Se verrà accettata Lorenzo Baratter si metterà alla prova presso l'associazione Anfass a contatto con persone disabili.
 

L'annuncio di questa decisione viene dato dallo stesso consigliere con un video postato su Facebook: “Care amiche e cari amici”, inizia così il video-messaggio. Si rivolge al suo elettorato, “a chi mi ha sostenuto”, premettendo dio aver agito in questa vicenda “in buona fede” e di essere “innocente”.

 

Spiega che la richiesta di messa alla prova “non è un'ammissione di colpa”. Spiega che presterà volontariato in una associazione “che aiuta gli ultimi, per dimostrare chi sono”.

 

Il consigliere ringrazia l'avvocato Nicola Canestrini, “che ha passato molto tempo a sentire uno ad uno 50 Schützen​ che hanno spiegato di non aver mai avuto indicazioni di votare per il sottoscritto”. Poi ringrazia tutti, “tutti coloro che mi sono stati vicini”.

 

La vicenda non è sicuramente chiusa, saranno molte le esternazioni della politica, molti i commenti e le valutazioni su una strategia difensiva che se ha un senso dal punto di vista del diritto è evidentemente molto debole dal punto di vista dell'opportunità politica

L'inchiesta, che da oggi si avvia allo svolgimento processuale, si riferisce ai fatti accaduti nel 2013 quando Baratter siglò con la compagnia degli Schützen un accordo che prevedeva il versamento di 500 euro al mese in caso di elezione dello stesso Baratter. Nella vicenda furono coinvolti anche Giuseppe Corona (co-firmatario dell'accordo) che però non solo non fu eletto ma nemmeno candidato e Paolo Dalprà, comandante della compagnia dei Cappelli piumati. 

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