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Dall'Università di Trento al premio consegnato da Roberto Benigni, la satira vincente di Andrea Romagna

“La satira è uno strumento essenziale per il sistema democratico” evidenzia il laureato in giurisprudenza, che nella sua tesi ha analizzato attraverso i casi giudiziari più vistosi a livello nazionale e internazionale il conflitto tra satira e diffamazione

Di Martina Nardo (Liceo Prati) - 25 luglio 2018 - 20:16

TRENTO. La satiradal latinosatura lanx" vassoio di primizie, ha origini antiche: le prime attestazioni risalgono tra il III e il II secolo a.C. ad opera di Ennio. Fu il primo genere originale latino tanto che Quintiliano disseSatura quidem tota nostra est”.

 

D’allora ne è passata acqua sotto i ponti, ma la satira rimane ancora oggi l’unico strumento di controllo sociale e culturale in grado di ridimensionare i potenti e riconsegnare dignità ai deboli con la sola forza del sarcasmo e dell’ironia.

 

Ma questo suo essere irriverente e sfacciata spesso è stato pretesto per limitarne la libertà d’espressione e per sottoporla alla giurisdizione. Celebre è il caso di qualche anno fa in Francia di Charlie Hebdo, vittima della violenza dei terroristi dell’Isis.

 

Da questa riflessione è nata l’idea di un giovane laureato in Giurisprudenza della Facoltà di Trento, Andrea Romagna. Si parte dall'articolo 21 della Costituzione Italiana, riguardante la libertà d’espressione per scrivere la sua tesi di laurea “Ludendo Laedere": licenze e limiti del diritto di satira alla luce della libera manifestazione del pensiero”, per far emergere la satira tra le forme di comunicazione critica più brillante e graffiante.

 

La satira è uno strumento essenziale per il sistema democratico” ha sottolineato Romagna, che nella sua tesi ha analizzato attraverso i casi giudiziari più vistosi a livello nazionale e internazionale il conflitto tra satira e diffamazione.

 

Questa tesi al ventottenne, originario della provincia di Vicenza, è valsa il primo posto nella categoria “miglior tesi di laurea” alla 46esima edizione del “Premio Satira Politica Forte dei Marmi”, che si è tenuta lo scorso 7 luglio a Villa Bertelli.

Un riconoscimento importante questo, dato che ogni anno questo concorso vanta la presenza di personalità di spicco del mondo della cultura e dello spettacolo, come Roberto Benigni, premiato per la sua carriera.

 

Nella speranza di avvicinarsi al modo dell’editoria e del giornalismo, Andrea sta frequentando corsi di comunicazione e marketing a Padova, ma la sua aspirazione rimane quella di farsi conoscere come autore satirico attraverso la realizzazione di ironiche e sferzanti vignette che quotidianamente pubblica sui social con l’account “Lou Cilio - Satira a matita” .

 

Una passione questa che risale a quando era ancora un ragazzino, ma che un giorno potrebbe magari diventare una professione.

 

Infatti come ha commentato la vittoria di Andrea Romagna l’affermato vignettista Vincinio, vincitore nella categoria “miglior libro satirico”, “Abbiamo bisogno di autori satirici in questo delicatissimo e decadente momento storico, politico e culturale che l’Italia e il mondo stanno attraversando”.

 

Ma non tutti riescono a cogliere le qualità sottili di questo genere, anzi spesso le istituzioni lo temono come se fosse il peggiore dei criminali in circolazione.

 

A tal proposito è significativa la storia di Tvboy, street artist premiato durante la serata per aver realizzato a Roma l’irriverente murales che ritrae il bacio penta-leghista fra Di Maio e Salvini; il quale ha raccontato che è rimasto stupito più dalla rapidità e dall’impegno con cui le autorità si sono adoperate per mettere a tacere la sua voce, facendo rimuovere prontamente la sua opera, che dal clamore mediatico che questa ha suscitato.

 

La satira è una forma d’arte, e come tale dovrebbe essere libera da lacci e lacciuoli giuridici”, con questa frase di Natalino Balasso che riassume il discorso, ci piacerebbe sperare in un futuro in cui ci sia un po’ più di buon senso: in cui la voce di un artista non diventi più il pretesto per iniziare inutili conflitti, ma sia anzi proprio quella voce a farli terminare. 

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