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Goodbye professor Calarco, il fisico trentino (da 1 miliardo di euro) preferisce Colonia all'Università di Trento

Fisico di fama internazionale è stato colui che ha convinto il commissario europeo a stanziare 1 miliardo di euro per lo sviluppo delle tecnologie quantistiche. Doveva "tornare" nel suo Trentino ma alla fine ha scelto diversamente. Collini: "All'estero sono in grado di proporre delle condizioni che noi, in Italia, non possiamo offrire"

Il professor Calarco
Di Luca Pianesi - 23 gennaio 2018 - 19:42

TRENTO. Era considerato l'uomo giusto per arrivare al finanziamento da 1 miliardo di euro legato al programma di ricerca decennale europeo sulle tecnologie quantistiche. E' uno degli scienziati autori del "Quantum manifesto" ed è quello che, nei fatti, ha convinto il commissario europeo per l'economia e la società digitali Günther Oettinger ad investire una tale cifra sul suo campo di ricerca e studi: la fisica quantistica, appunto, e le tecnologie ad essa applicate. Ebbene il roveretano Tommaso Calarco ha preferito l'Università di Colonia alla "sua" Trento.

 

Perché? "Perché loro hanno potuto proporre delle condizioni che noi, in Italia, non siamo in grado di offrire - ci spiega il rettore dell'Università di Trento Paolo Collini - per ragioni burocratiche, fiscali ed economiche. Anche se a livello ministeriale qualcosa si sta muovendo, ad oggi le procedure per arrivare a portare in un ateneo italiano un professore a chiamata sono molto rigide, lunghe e spesso penalizzanti. E quindi la scelta di Calarco è nell'ordine naturale delle cose. Spiace, ovviamente, ma anche a un ateneo come il nostro, che, a parità di dimensioni, è quello che in Italia cerca di attirare più professori a chiamata, deve fare i conti con la realtà del nostro Paese. Quest'anno abbiamo provato a invitare 12 docenti e abbiamo avuto l'ok dal 50% di loro".

 

Circa un anno fa era stato annunciato con grande entusiasmo l'intenzione del Trentino di diventare grande protagonista della "rivoluzione quantistica" andando ad attirare competenze scientifiche e tecnologiche sul territorio e facendo sistema con quelle già esistenti a livello locale e nazionale. L’Università di Trento (UniTrento), la Fondazione Bruno Kessler (FBK) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) si erano quindi associate per proporre Q@ TN (Quantum at Trento), un progetto che nasceva proprio alla luce del fatto che la Commissione Europea aveva lancio la Fet Flagship “Quantum Technologies”, un programma di ricerca decennale che, nell’ambito del Programma Quadro di ricerca Tecnologie future ed emergenti (Fet) di Horizon 2020, andrà a coinvolgere tutti i paesi europei con un investimento complessivo di un miliardo di euro a partire da quest'anno.

 

Calarco, direttore del centro per le scienze e le tecnologie quantistiche dell'Università di Ulm e di Stoccarda, ma roveretano doc (diplomatosi al Rosmini e sposato con una roveretana), era considerato la punta di diamante di questo progetto, il fisico che aveva convinto la Commissione Europea a investire il miliardo di euro nelle tecnologie quantistiche (in parole povere quelle che si basano sulle leggi della fisica dell'infinitamente piccolo: gli atomi e le particelle di luce che aprono prospettive enormi in campo tecnologico, dai computer ai sensori, dalla medicina alla chimica), oltre ad essere membro del Comitato del Consiglio Nazionale delle Ricerche per il programma quantistico italiano e dell'"Expert Group su Quantum Technology Flagship” incaricato per proporre un’agenda strategica dell’iniziativa. Ma nonostante il suo legame con il Trentino e l'Università di Trento, dopo una lunga riflessione, ha scelto di accettare l'offerta di Colonia.

 

"Noi andiamo avanti - spiega ancora il rettore Collini -. Il Cnr ha scelto Trento come luogo dove concentrare lo ricerca in ambito quantistico e l'accordo con Fbk e Università resta in piedi. Calarco è un buono scienziato e una persona con un'ottima rete a livello di relazioni ma per quel che ci riguarda il progetto legato allo sviluppo della tecnologia quantistica non è minimamente compromesso. Spiace, più che altro, in questi casi riscoprirsi meno competitivi ed attrattivi di università private o pubbliche, ma straniere. A livello di procedure i tempi sono lunghissimi per una chiamata: alla fine, dopo un anno di attesa, le condizioni personali di un docente possono cambiare ed è più probabile si facciano scelte diverse, anche di vita. Poi ci sono i limiti normativi. Un esempio? Da noi il sistema retributivo prevede pari stipendi per tutti e invece da altre parti possono fare offerte molto più importanti anche nelle scuole pubbliche. Le condizioni di lavoro sono, quindi, diverse e per noi, in molti casi, diventa impossibile competere".

 

Mentre, quindi, in Italia ancora oggi ci sono partiti che si candidano proponendo di abolire completamente le tasse universitarie in forza di un supposto principio di uguaglianza senza capire che è di equità che c'è bisogno, soprattutto a livello universitario e scientifico, e che se non sei capace di premiare il merito non vai da nessuna parte, all'estero le cose funzionano in maniera diversa e i nostri cervelli (anche quelli roveretani) finiscono per accasarsi altrove. 

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