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I ricercatori della Fondazione Mach hanno scoperto cosa provoca la peronospora

La scoperta è stata pubblicata nella prestigiosa rivista Scientific reports (gruppo Nature)

Di Gianmarco Fontana, studente dell'Istituto Ivo De Carneri - 29 gennaio 2018 - 13:23

SAN MICHELE. Nuova importante scoperta per la Fondazione Edmund Mach. Il lavoro dei ricercatori ha permesso di scovare e decifrare il patogeno ovvero, la causa, della malattia chiamata Peronospora. Malattia nel campo dell’agricoltura, che fa migliaia di danni ogni anno.

 

Andrea Segrè, presidente della Fondazione, dopo la pubblicazione sulla prestigiosa rivista sulla rivista Scientific reports (gruppo Nature), si dice motivato ed entusiasta nel proseguire su quest’onda e portare avanti un lavoro, che ha dato molte soddisfazioni e che per certo vuole andare sempre più a fondo nella sua ricerca.

 

“Questa pubblicazione – sottolinea il presidente FEM - ci sprona a continuare a lavorare in attacco, ovvero nella ricerca più avanzata sul miglioramento genetico, per avere piante più resistenti. Nei nostri laboratori di San Michele stiamo anche investendo nella difesa, cioè nella protezione dalle principali patologie vegetali. In sostanza, il nostro è un lavoro a tutto campo per vincere la partita della sostenibilità”.

 

La Peronospora è una malattia, che intacca la vite da due secoli, proveniente dall’America settentrionale nella seconda parte del 1800. È un fenomeno molto temuto, poiché risulta essere il più pericoloso e distruttivo. Viene studiato da anni un metodo vincente per abbatterlo e sino a questo momento il più efficace risulta essere lo spargere il bicarbonato di sodio sulla pianta in fioritura.

 

Si manifesta seguendo uno schema preciso; passa l’interna stagione sotto forma di “oospora”, che si stabilisce sulle foglie cadute in autunno e si sostenta con le piogge. Nella stagione primaverile le “oospore” germinano e producono dei filamenti, che terminano con un macrocondio. Questi processi, portano in brevissimo tempo alle così dette “macchie d’olio”, ovvero macchie gialle sulle piante, seguite poi dalla “muffa bianca” tipicamente depositata sui rami della pianta. I sintomi della fatale e degradante malattia, sono quelli sopra riportanti. 

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