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''La bici del futuro? Avrà il cambio automatico e sarà sempre più personalizzata'', parola di Francesco Moser

Il grande campione trentino ha partecipato a un workshop sulle prospettive da qui a 10 anni per le due ruote. Primo grande innovatore (è stato il primo a utilizzare in gara delle ruote lenticolari, il manubrio a corna di bue, gli occhiali e tanto altro) ha detto la sua

Pubblicato il - 11 luglio 2018 - 17:19

ROVERETO. La bicicletta del futuro avrà il cambio automatico. A dirlo nientemeno che il ciclista dei record Francesco Moser presente, martedì al Progetto Manifattura con l'assessore al lavoro Alessandro Olivi per parlare proprio di mobilità del futuro con 40 esperti di bikeconomy trentini espressione dei diversi mondi della ricerca, dell’impresa, del turismo e della pubblica amministrazione

 

Ma se si parla di bicicletta la voce più ascoltata non può che essere quella del grande campione Moser. "Quando ho iniziato a correre – ha detto lo Sceriffo che, con le sue 273 vittorie su strada è il ciclista italiano con il palmares più ricco di sempre – ero il ragazzo più invidiato del paese, perché a quei tempi avere una bicicletta era un lusso che non tutti potevano permettersi. Anche il mondo del professionismo era profondamente diverso rispetto a quello di oggi e la potenza fisica dell’atleta rivestiva un ruolo centrale".

 

E proprio il ''Checco'' è stato tra i principali rinnovatori della disciplina e del mezzo visto che, per primo, ha introdotto l’utilizzo in gara delle ruote lenticolari, del manubrio a corna di bue per facilitare le discese, degli occhiali, dell’abbigliamento aerodinamico e del cardiofrequenzimetro. Innovatore dunque negli strumenti, ma anche nei metodi di lavoro: Moser fu infatti pioniere degli allenamenti diversificati, della cura dell’alimentazione dell’atleta e di un’organizzazione della squadra che valorizzasse maggiormente i gregari.

 

"Oggi – ha aggiunto il campione – la macchina in avanscoperta può interagire in tempo reale con i corridori, dando loro informazioni utili sulle condizioni del tracciato. Grazie a dei minuscoli sensori che misurano la temperatura corporea e monitorano la performance, inoltre, l’atleta sa subito se deve coprirsi o correggere il tiro. I cambiamenti però, non riguardano solo le competizioni. Penso per esempio alla bici elettrica, grazie alla quale anche gli anziani possono ancora passeggiare immersi nella natura come quando erano ragazzi".

 

E l’utilizzo della bicicletta come mezzo per facilitare l’invecchiamento attivo di una popolazione europea sempre più anziana è stato al centro anche del workshop sulla bikeconomy del pomeriggio al Progetto Manifattura, durante il quale gli esperti si sono confrontati sugli scenari futuri della mobilità a due ruote di qui a dieci anni. Tra le preoccupazioni emerse, quelle legate all’integrazione tra il trasporto pubblico e le biciclette intelligenti e all’implementazione delle strutture per la gestione delle batterie elettriche, per esempio per la ricarica veloce, l’assistenza tecnica in caso di guasto e lo smaltimento una volta esaurite.

 

Principale punto di forza per il prossimo decennio sarà invece, secondo gli esperti, la costruzione di progetti di ricerca accademico-industriale integrati, per mettere a fattor comune le diverse conoscenze già presenti sul territorio: dagli scienziati agli startupper, passando per i gestori delle reti di trasporto pubblico. E allora la bicicletta del futuro non potrà che essere tecnologica, amica dell’economia locale e attenta alle diverse esigenze di chi la utilizza. "E come per l'auto avrà il cambio automatico'', ha aggiunto Moser.

 

Ogni ciclista potrà contare sull’utilizzo di bici sempre più confortevoli e integrate grazie all’ausilio di strumenti come trolley-carrello leggerissimi, antifurti intelligenti che sostituiscono catenaccio e lucchetto con un minuscolo geo localizzatore, app per il trasporto di pacchi condiviso e biglietterie online che, con un solo clic, permettono di caricare la propria due ruote sui mezzi pubblici (tutte tecnologie che si stanno sviluppando proprio a Rovereto).

 

La giornata si è conclusa con la proiezione del docufilm “Scacco al tempo”, coinvolgente intreccio tra le vicende umane e professionali di Francesco Moser, prodotto da FilmWork e Tipota Movie Company, in associazione con Michelangelo Film e con il supporto di Trentino Film Commission. Perché il futuro non può non partire dal passato.

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