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"L'Italia? Ci vogliono tutti bene perché non contiamo niente". A Trento il rapporto Ispi sulla geopolitica

La Scuola di Studi internazionali e la facoltà di giurisprudenza di Unitn con l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale hanno parlato di scenari globali e della situazione europea e italiana. Tra i relatori Sanguini, già ambasciatore in Arabia Saudita e Tunisia e l'inviato e editorialista di affari internazionali del Sole 24 Ore Tramballi

Di Cinzia Patruno - 21 marzo 2018 - 20:56

TRENTO. Copre una larga vastità di aree nel mondo il rapporto annuale dell'Ispi, l'istituto per gli studi politici e interazionali e il think tank di politica interazionale più influente in Italia, presentato anche a Trento in occasione dell'incontro 'Sempre più un gioco per grandi. E l'Europa?'. L'attuale stato dell'Isis, la rinascita delle superpotenze mondiali, le divisioni all'interno della cornice europea e il modo diversificato in cui sono stati investiti dalla crisi: di questo e altro hanno discusso i relatori.

 

Un incontro reso particolarmente interessante dalla presenza di Armando Sanguini, ex ambasciatore italiano in Arabia Saudita e Tunisia, e Ugo Tramballi, inviato e editorialista di affari internazionali de 'Il Sole 24 Ore' , in dialogo con il preside della facoltà di giurisprudenza Giuseppe Nesi e Paolo Foradori della Scuola di Studi interazionali.

 

I relatori sono stati concordi nell'ammettere la marginalità del ruolo dell'Europa nella geopolitica. "L'unico attore – ha spiegato il preside Nesi – che sembra sterile e incapace di intervenire è l'Europa, che rimane lontana. Dovrebbe essere più presente in tutti gli scenari, non solo intervenire finanziariamente".

 

Tramballi ha voluto definirsi, ricordando a celebre frase dell'ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, "cittadino europeo di nascita italiana". "I vincitori della campagna elettorale – ha spiegato il giornalista, riferendosi alle elezioni del 4 marzo 2018 – hanno insistito sul fatto che l'Italia non sia presente, quando invece non era mai successo che tre cariche su cinque a livello europeo fossero affidate ad un Paese". Italiane sono, infatti, la presidenza della Banca centrale europea, del Parlamento europeo e dell'Unione europea della difesa e della sicurezza.

 

L'Italia, tuttavia, resta debole. Nonostante abbia un interesse evidente sul bacino del Mediterraneo, soprattutto per quanto riguarda i flussi migratori, prova ad imporsi ma non ci riesce. "Manca all'Italia la capacità di essere credibili – ha aggiunto Tramballi -, ci vogliono tutti bene perché non contiamo niente. Essere detestati a volte fa bene".

 

"Esterofilia e autolesionismo – ha dichiarato Sanguini, riferendosi al popolo italiano -. Due cose che sicuramente i francesi non hanno e che ci condizionano molto".

 

Pessimista il diplomatico sulla geopolitica. "L'ordine internazionale – ha spiegato l'ex ambasciatore – non è più all'altezza della situazione". Le grandi potenze emergono come un coro di relative impotenze che tutto fanno tranne perseguire gli obiettivi ideali di pace e risoluzione dei conflitti, rendendo la Siria "una palestra per altri giochi di potere" e "un magma nevralgico perché ciascun attore ha una sua agenda più o meno opaca".

 

"La situazione è complicata – ha proseguito Sanguini -. C'è l'incapacità da parte di questa potenze di fare sintesi delle loro agende". E il risultato del governo delle grandi potenze in Medio Oriente finisce per essere solo causa di guerra e confusione.

Di superpotenze ha parlato Tramballi, citando le tre più potenti: Stati Uniti, Russia e Cina. "Parlando di geolpolitica, è miracoloso aprire quest'incontro con una buona notizia", dice il giornalista riferendosi alla volontà di accordo sul nucleare della Corea del Nord, e scherzando su come "Trento sembra ancora più civile adesso che vivo a Roma".

 

Un tema fondamentale, secondo Tramballi, quello del nucleare, in quanto "unica possibile causa, con i cambiamenti climatici, della fine dell'umanità". Il giornalista ha affrontato la questione americana, tacciata di isolazionismo con l'amministrazione Trump. "Da Obama in poi, sembra che gli Stati Uniti abbiano deciso di uscire dalle scene della politica internazionale, ma non è corretto dire che si stiano ritirando. La presenza militare americana aumenta, controllano un terzo del territorio siriano".

 

Gli Stati Uniti: un attore che nella storia geopolitica ha avuto un ruolo fondamentale, soprattutto per la sua grande capacità di creare un sistema di alleanze mai visto prima. "Oggi, l'amministrazione Trump è più pericolosa. E' molto più simile al modello Putin".

 

Il giornalista ha delineato la situazione russa, "un Paese la cui economia è nella mani di pochi oligarchi e nel quale non esistono start-up perché non c'è ecosistema": un impero, secondo lui, limitato nel tempo. La Cina è stata descritta invece come una potenza che avrebbe voluto dichiararsi "super" nel 2049, ma che di fatto lo è già. Ugo Tramballi ha menzionato poi il Medio Oriente, del quale si è ampiamente discusso nel corso del dibattito, come "esempio lampante di area in cui le singola potenze hanno le loro agende regionali" e quindi di frammentarietà e scarsa cooperazione volta alla risoluzione dei conflitti interni.

 

Profondo interesse da parte della platea per il tema Isis. "L'Isis – ha voluto chiarire il diplomatico Sanguini – è stato sconfitto nella sua matrice di stato islamico. Quello che è rimasto è il movimento generatore di terrorismo. Il fenomeno del terrorismo non lo si può liquidare facilmente".

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