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Fotografato il raro ''Gatto dorato'', le immagini dei ricercatori coordinati dal Muse

La ricerca che ha portato alla “scoperta” del gatto dorato in Tanzania è stata affidata nel 2018 al Muse di Trento, come parte scientifica di un più ampio programma di cooperazione internazionale finanziato dalla Provincia autonoma di Trento (Servizio Attività Internazionali) e da altri partner

Pubblicato il - 18 aprile 2019 - 11:57

TRENTO. Una ricerca coordinata dal Muse ha portato ad individuare per la prima volta in Tanzania la presenza del gatto dorato. L'animale ha una distribuzione ristretta alle foreste dell’Africa tropicale e fino a ora non era mai stato rilevato nella zona nord-occidentale della Tanzania, vicino al confine con l’Uganda.

 

Grazie all’installazione, nell’autunno 2018, di 65 foto-trappole da parte del team di ricercatori coordinati da Francesco Rovero (collaboratore del MUSE e ricercatore dell’Università di Firenze), sono stati fotografati diversi individui del felino, in più aree.

 

Il gatto dorato, Caracal aurata, è un felino di medie dimensioni, con i maschi che raggiungono i 14 chilogrammi di peso e il metro e 30 di lunghezza, coda inclusa.

 

Il nome tradisce il colore del manto, che è tuttavia estremamente variabile, dall’arancione intenso al tipicamente “dorato”, al grigio, al marrone scuro e perfino al nero di individui melanici.

 

Si tratta di un agile cacciatore di appostamento, è specializzato per la caccia di piccole antilopi e varie altre prede nelle dense foreste Afro-tropicali. La sua distribuzione è centrata nel bacino del Congo, ma alcune popolazioni si trovano lungo le coste dell’Africa occidentale mentre altre sconfinano in Africa orientale. In Tanzania non era mai stato segnalato. La caccia e la distruzione dell’habitat l’hanno estinto da molte aree e, dove rimane, è estremamente elusivo, tanto da meritarsi la fama di felino più sconosciuto del continente.

 

“Uno studio condotto nel 2006 dalla Wildlife Conservation Society, sempre con foto-trappole – racconta Francesco Rovero – aveva evidenziato in quell’area la presenza di alcuni mammiferi tipicamente “congolesi”, suggerendo che si tratta di una foresta unica per la Tanzania, con fauna non tipicamente di Africa orientale. Ma il gatto dorato non era tra questi per cui, quando abbiamo recuperato le prime foto-trappole e ci siamo trovati nello schermo del PC le foto di un inconfondibile gatto arancione siamo rimasti molto sorpresi. Stiamo finendo di analizzare i dati complessivi (quasi 6000 immagini che ritraggono nel complesso più di 25 specie di mammiferi), ma sicuramente questo primo risultato servirà a spingere verso una maggiore protezione della foresta. Pur essendo formalmente una riserva (Riserva Naturale di Minziro) la zona è pesantemente minacciata da caccia, allevamento, prelievo di legname e perfino dalla futura costruzione di un oleodotto.”

La ricerca che ha portato alla “scoperta” del gatto dorato in Tanzania è stata affidata nel 2018 al Muse di Trento, come parte scientifica di un più ampio programma di cooperazione internazionale finanziato dalla Provincia autonoma di Trento (Servizio Attività Internazionali) e da altri partner della sub-regione Europea chiamata Euregio (che comprende anche l’Alto Adige e il Tirolo Austriaco) e condotto per la Provincia dalla ONG trentina di cooperazione internazionale ACAV. I risultati della ricerca scientifica, articolata in varie parti incluso lo studio dei mammiferi qui riportato, sarà utilizzata dai partner del programma per azioni di protezione della foresta e di sensibilizzazione delle comunità locali per mitigare le minacce che incombono sulla biodiversità.

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