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Individuati al Cibio i batteri marcatori del cancro al colon retto: ''Risultato che apre a nuovi test di diagnosi precoce del tumore''. La scoperta su Nature Medicine

Ricerca in collaborazione con un team internazionale. Il curatore Segata: ''Analisi del microbioma intestinale, possibile applicazione nello screening della popolazione''

Foto Alessio Coser
Pubblicato il - 01 aprile 2019 - 17:01

TRENTO. È una di quelle scoperte, quella fatta da un gruppo di ricerca del Cibio dell'Università di Trento, che si annunciano d'impatto per davvero tantissime persone. Qual è? Gli studiosi hanno approfondito il collegamento tra la composizione della popolazione batterica intestinale e il cancro al colon e individuato un insieme di batteri ricorrenti nei pazienti a cui viene diagnosticata la malattia. I risultati dello studio, che rappresentano una possibile svolta per la diagnosi precoce non invasiva, sono stati pubblicati oggi, lunedì 1 aprile, sulla rivista Nature Medicine (disponibile qui).

 

A condurre lo studio è stato un gruppo di ricerca del Dipartimento Cibio in collaborazione con un team Iigm (l'Istituto italiano per la medicina Genomica) di Torino e con i colleghi dello Ieo (l'Istituto europeo di oncologia) di Milano nell'ambito di  una più ampia collaborazione scientifica e internazionale. L'attività di ricerca è stata resa possible da un finanziamento della sede trentina della Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt).

 

Responsabile del laboratorio di Metagenomica computazionale al Cibio e coordinatore del lavoro, Nicola Segata spiega di cosa si tratta la correlazione tra microbioma intestinale e cancro al colon retto: "Nei campioni fecali di persone affette da cancro al colon abbiamo osservato la presenza di un insieme di batteri "marcatori" del carcinoma, in primis il Fusobacterium nucleatum che era già stato associato alla malattia, ma anche una decina di altri batteri che rafforzano tale associazione". Che, in altre parole, significa: "Abbiamo scoperto che alcune specie di batteri intestinali sono fortemente correlate in pazienti che hanno il carcinoma in fase non trattata, preliminare. Abbiamo visto che questo insieme di una decina di batteri è indipendente dalla popolazione. Abbiamo infatti avuto accesso a campioni da molti Stati diversi, europei ed extraeuropei, e abbiamo visto che, nonostante la dieta cambi il mnicrobioma in modo forte, comunque troviamo gli stessi batteri associati a questa patologia".

Un campanello d'allarme che potrebbe rivelarsi utile per l'attività di prevenzione: "Si può utilizzare l'analisi del microbioma intestinale, dei batteri presenti nelle feci, per predire la probabilità per il soggetto di essere affetto dalla patologia - spiega l'esperto - Parliamo di un test di screening non invasivo".

 

La ricerca è stata condotta tramite l'analisi di un migliaio di campioni fecali con l'approccio della metagenomica computazionale, in sostanza un sequenziamento massivo e parallelo del materiale genetico presente in tali campioni. L'articolo del gruppo dell'Università di Trento è uscito in contemporanea con un lavoro scientifico complementare sullo stesso tema e la medesima testata, guidato da un team di Embl (The European Molecular Biology Laboratory) di Heidelberg con contributi dagli stessi gruppi italiani.

Il carcinoma al colon retto è una delle più comuni neoplasie di natura maligna e si sviluppa a partire da gruppi di "cellule impazzite", localizzate nella parete interna della parte finale dell'apparato digerente.

 

"Come Lilt - spiega esprimendo soddisfazione per il risultato della ricerca il presidente Mario Cristofolini - combattiamo il tumore aiutando la prevenzione, facendo educazione sanitaria, aiutando la diagnosi precoce, aiutando l'ammalato quando è in cura e con la ricerca. In questa occasione parliamo di un tumore "big killer", al secondo posto per diffusione sia tra gli uomini, sia tra donne. Si combatte con la prevenzione primaria, con un'alimentazione corretta (frutta verdure fibre, evitando grassi animali), riducendo l'alcol, il fumo e facendo attività fisica. Ma molte volte questo purtroppo non è sufficiente, quindi è importante la diagnosi precoce che si basa sugli screening: trovare un tumore quando è piccolo vuol dire poterlo asportare con un intervento limitato e guarire la persona".

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