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Lo scavo in un territorio sconosciuto. Le ricercatrici di sociologia ricostruiscono la mappa del femminismo trentino tra storia e memoria

Il progetto Femme, gestito dal Dipartimento di Sociologia dell'Università di Trento, ricostruisce la storia dei collettivi femministi attivi sul territorio tra la metà degli anni '60 e la metà degli anni '80. Una vicenda sconosciuta ai più e raccontata grazie a una varietà di fonti documentarie e orali, i cui risultati saranno visibili su un sito

Di Davide Leveghi - 04 dicembre 2019 - 12:35

TRENTO. Una mappa perduta ma ricostruita sui collettivi della seconda ondata femminista degli anni '70. E' questo il lavoro svolto dal progetto Femme del Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell'Università di Trento, coordinato dalla sociologa Elisa Bellè.

 

Trento fu infatti uno dei primi centri da cui partì l'ondata femminista del '68, luogo della contestazione grazie proprio alla presenza della facoltà di sociologia e dunque perno provinciale di un movimento diramato nelle più importanti valli del territorio. Il capoluogo, accanto a Rovereto, le Giudicarie, la Valsugana, il Basso Sarca, ospitavano almeno quindici collettivi tra il 1965 e il 1985 di cui sono rimaste testimonianze documentarie, fotografiche e orali, raccolte dai ricercatori di sociologia.

 

Il progetto raccoglie e racconta la presa di coscienza, la voglia di uscire allo scoperto, il senso di liberazione, l'impegno civile delle donne di allora e il contributo storico dei loro percorsi di vita e attivismo; insomma, la vera e propria rivoluzione dal basso che incise profondamente sul contesto socio-politico locale e nazionale. Cominciato nel 2016 e giunto solo ora a conclusione, è stato finanziato da Fondazione Caritro dopo la vittoria del bando dedicato alla ricerca, condotto in partnership con la Fondazione museo storico del Trentino e co-finanziato dalle sigle confederali di Cgil, Cisl e Uil del Trentino.

 

Ricerca innovativa e originale che coniuga storia delle donne e sociologia dei movimenti sociali, fonti archivistiche e orali, è frutto di un lungo lavoro di scavo tra storia e memoria, per un argomento decisamente poco conosciuto e studiato nel nostro territorio. Soprattutto per quanto riguarda il legame stretto fra femminismo e femminismo sindacale.

 

“Il movimento delle donne ebbe un ruolo importante anche nel cambiare la cultura e le condizioni del lavoro femminile – anticipa Bellè – dalle famose '150 ore delle donne', intensa esperienza di formazione e autoformazione, alle rivendicazioni di nuovi bisogni e diritti nei processi di contrattazione, al mutamento (non sempre indolore) della cultura sindacale stessa. Un racconto intenso, tratto dalla voce delle stesse protagoniste di allora, che descrive come il femminismo abbia cambiato la loro vita. E contribuito a cambiare quella di tante altre generazioni di donne, dopo di loro”.

 

Grazie ad un lavoro interdisciplinare, le ricercatrici hanno recuperato un ampio archivio di scritti politici, volantini, manifesti, fotografie e carteggi, soprattutto tratti dal Centro di documentazione Mauro Rostagno della Fondazione museo storico del Trentino e dall'Archivio delle donne della Biblioteca civica di Rovereto, a cui s'aggiunge qualche archivio privato. Un lavoro di ricostruzione impreziosito da una quarantina di interviste a testimoni privilegiati e a attiviste del movimento femminista provenienti dai vari collettivi locali.

 

Tale progetto sarà presentato martedì prossimo, 10 dicembre, alle 14.15 nell'Aula Kessler del palazzo di Sociologia (via Verdi 26), sfruttando la ricorrenza della Giornata di studi dedicata a Femminismo e memoria. Al convegno saranno presenti come relatrici tre studiose del movimento femminista del periodo: Francesca Socrate del Direttivo dell’Associazione italiana di storia orale, Paola Stelliferi dell’Università Roma Tre e Alessandra Gissi dell’Università di Napoli l’Orientale.

 

 

La partecipazione è libera e gratuita. Sul tema movimento giovanile e femminista, inoltre, sono stati organizzati per l'anno scolastico 2019/2020 alcuni laboratori didattici in collaborazione con la Fondazione museo storico. Nel corso della giornata del 10 dicembre sarà presentato il sito dedicato al progetto, realizzato da Giuseppe Aceto e Maddalena Vialli, dello studio Rebica. Il sito, realizzato grazie al sostegno della Commissione provinciale pari opportunità, è frutto di un lavoro di progettazione condivisa con la ricercatrice e ha come scopo la divulgazione e fruizione dei materiali e dei principali risultati della ricerca. Nel sito è stata raccolta una parte dei materiali e sono presentati in modo accessibile i principali risultati di ricerca.

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