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Molti più camosci (perché mancano i predatori) e molte meno quaglie e pernici (perché la foresta avanza). Come cambiano le nostre montagne

L'Eurac ha elaborato un ampio studio sulle 28 specie selvatiche che possono essere cacciate in Alto Adige: ''Specie come la quaglia e la pernice sono diminuite bruscamente dagli anni ‘60. A differenza di oggi, qualche decennio fa nelle valli si praticava ancora l’agricoltura''

Pubblicato il - 17 maggio 2019 - 15:59

BOLZANO. Molti più camosci e molte meno quaglie e pernici. La ragione? Praticamente azzerati i predatori naturali dei primi (nonostante si faccia un gran parlare di orsi e lupi), diminuiti gli spazi dedicati all'agricoltura nelle valli. L'istituto di ricerca dell'Eurac ha elaborato un ampio studio sulle 28 specie selvatiche che possono essere cacciate in Alto Adige. Uno studio i cui risultati sono stati presentati a Bressanone frutto di una collaborazione tra Eurac Research, Associazione Cacciatori Alto Adige, Ufficio Caccia e Pesca provinciale e Università di Innsbruck.

 

I ricercatori hanno rapportato il numero di capi abbattuti ai cambiamenti nell’uso del suolo, ma anche ai cambiamenti climatici, all’uso di fertilizzanti e pesticidi, alla frequenza con cui viene tagliata l’erba nei pascoli, alla nascita di nuovi centri abitati e all’espansione urbana nelle valli. Lo scopo è quello di capire come l’attività umana influisca sulla diversità ecologica. I ricercatori intendono anche scoprire se ci sono specie animali che, per le loro esigenze, possono fungere da indicatori per misurare la qualità del paesaggio e descriverne i cambiamenti.

 

Ad esempio, le foreste di conifere vecchie e poco fitte sono l’habitat ideale per il gallo cedrone, ma negli ultimi anni l’abbandono dell’alpeggio ha fatto sì che i boschi diventassero più folti e che questo animale perdesse il suo habitat naturale. Alcuni animali sono sensibili ai cambiamenti del paesaggio, per cui la loro presenza è considerata un buon indicatore. E il percorso intrapreso da Eurac può rappresentare un modello di analisi applicabile anche ad altre regioni alpine.

 

Quel che è certo è che negli ultimi decenni il paesaggio dell'Alto Adige è cambiato radicalmente: in molte aree i pascoli alpini e forestali e le terre coltivabili sono stati abbandonati, si sono diffuse le praterie a coltura intensiva, le colture frutticole e vinicole. Le foreste sono diventate più fitte e gli insediamenti sono cresciuti. E se il paesaggio cambia, cambia anche l'habitat degli animali selvatici. In casi estremi gli habitat scompaiono completamente e con loro anche le specie animali che ci vivono; alcune specie saranno più rare, mentre altre popolazioni cresceranno.

 

“Specie come la quaglia e la pernice sono diminuite bruscamente dagli anni ‘60. A differenza di oggi, qualche decennio fa nelle valli si praticava ancora l’agricoltura. Gli uccelli di campo trovavano cibo a sufficienza, le siepi e gli arbusti ai margini del campo li proteggevano anche dai predatori dell’aria”, ha spiegato Erich Tasser di Eurac Research. Al contrario, in Alto Adige i camosci sono stati molto rari fino alla metà del ventesimo secolo. “La specie si è diffusa su tutto il territorio provinciale grazie a norme sulla caccia più severe, ma anche perché l’agricoltura è meno diffusa e i predatori naturali sono quasi del tutto assenti”, ha aggiunto Tasser.

 

I dati per lo studio sono stati forniti dall’Associazione Cacciatori Alto Adige. “Siamo rimasti sorpresi da alcuni risultati, ma soprattutto ci è piaciuto il modo in cui alcuni aspetti sono stati affrontati utilizzando criteri rigorosamente scientifici”, ga affermato Heinrich Aukenthaler, direttore dell'Associazione Cacciatori Alto Adige. “Non possiamo essere indifferenti a ciò che accade al paesaggio. È la base di tutta la vita, umana, animale e vegetale. I risultati offrono maggiore conoscenza, maggiore comprensione e alla fine anche maggiore sensibilità sull'argomento”, ha concluso Aukenthaler.

 

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