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Trasportare le persone dentro i robot per modificare la percezione che queste hanno della tecnologia

Uno studio dimostra che agire come se si fosse all'interno di un robot può farlo sentire più vicino e amico. La ricerca dà un contributo per migliorare il rapporto che abbiamo con la tecnologia e vede tra gli studiosi impegnati anche Francesco Pavani dell’Università di Trento

Di Tiziano Grottolo - 17 luglio 2019 - 18:28

TRENTO. Trasportare le persone dentro i robot per modificare la percezione che queste hanno della tecnologia e aiutarle ad approcciarvisi è possibile, almeno questo è quanto emerge dai risultato di uno studio pubblicato in questi giorni dalla rivista Scientific Reports (QUI trovate l’articolo completo).

 

“Mettersi nei panni di una persona, aiuta a comprenderla in profondità, la fa sentire più vicina, contribuisce a rimuovere diffidenze e pregiudizi – spiegano gli autori dello studio – ciò accade anche quando l’altro è un robot”.

 

A riprova di questa affermazione sono stati condotti degli esperimenti, frutto di una collaborazione scientifica italo-francese, che hanno dato un riscontro positivo.

Francesco Pavani, professore di Psicologia del Centro interdipartimentale Mente/Cervello (CIMeC) e del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento, è tra gli autori e spiega: “Abbiamo dimostrato come teletrasportando un partecipante dentro un robot sia possibile modificare il suo atteggiamento verso il robot”.

 

Il professore approfondisce in che modo è stato organizzato l’esperimento: “Il teletrasporto consisteva nel dare l'illusione al partecipante di guardare la realtà attraverso gli occhi del robot, muovere la testa del robot come fosse la propria e vedersi in uno specchio come un robot”.

 

La conseguenza immediata consiste nel fatto che l’essere umano è portato a considerare il robot una presenza più vicina a sé: “Rispetto a condizioni in cui la persona non può muovere la testa del robot, o non può farlo in maniera coordinata con i propri movimenti, l'esito del mettersi nei panni del robot è che alla fine il partecipante lo giudica più amichevole, lo percepisce socialmente più vicino” racconta Pavani.

 

Questo risultato apre innumerevoli strade per svariate applicazioni nei più disparati settori della scienza medica: “Tutto questo è rilevante perché uno dei problemi della scienza dei robot è come renderli accettabili agli utenti umani – afferma il professore – in questo senso lo studio dà un contributo per migliorare il rapporto con la tecnologia e far cadere paure e resistenze verso i robot”.

 

Si pensi in particolare ai dispositivi automatizzati destinati a supportare sempre di più le persone nella loro vita, ad esempio nei casi di ridotta sicurezza e capacità motorie.

 

“Nella nostra ricerca – conclude Pavani – mostriamo che la semplice pratica di agire brevemente come se si fosse all'interno del robot, può renderne più facile l’approccio e l’accettazione”.

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