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Vittime di valanga, studio dell'Eurac pubblicato sulla rivista ''Resuscitation'': definisce i criteri per valutare la possibilità di sopravvivenza

In 7 grandi ospedali europei studiate 103 persone travolte da valanghe, 61 sono state riscaldate, il 10% è sopravvissuto. I fattori decisivi: temperatura corporea e concentrazione di potassio nel siero del sangue

Pubblicato il - 28 maggio 2019 - 16:27

BOLZANO. "Resuscitation" (qui). È la rivista specialistica , edita dal Consiglio europeo per la rianimazione, su cui è stato pubblicato uno studio internazionale condotto da Eurac Research di Bolzano che definisce i criteri per valutare correttamente la possibilità di sopravvivenza di vittime di valanga, arrivate in ospedale in ipotermia e sottoposte a riscaldamento.

 

Per i medici che si trovano ad accogliere in ospedale un paziente vittima di valanga, in stato di ipotermia e in arresto cardiaco la valutazione è difficile. "Il paziente è morto per asfissia o c'è una possibilità che sopravviva se la sua temperatura aumenta?" è la domanda a cui sono chiamati a provare a rispondere.

 

Poter fare una valutazione corretta servono dei criteri da seguire, spiega il principale autore dello studio, Hermann Brugger: "È necessario definire dei criteri per garantire che tutti i pazienti che arrivano in ospedale con una chance di sopravvivenza vengano riscaldati, ma preferibilmente solo questi pazienti". Il riscaldamento permette infatti di salvare solo una parte di pazienti ed è molto costoso in termini di personale e tecnologia.

Ecco dunque che gli esperti di medicina d'emergenza di Eurac Research, insieme a colleghi europei e statunitensi, vengono in corso a chi si trova nella propria professione ad affrontare situazioni complesse di questo tipo. I ricercatori hanno sviluppato nuovi parametri di riferimento legati a temperatura corporea e concentrazione di potassio nel siero del sangue in modo da fornire una guida affidabile per le decisioni di ricovero ospedaliero.

 

Lo studio ha analizzato i dati di 103 vittime di valanga che sono state ricoverate in stato di arresto cardiovascolare in sette grandi ospedali in Europa tra il 1995 e il 2016. Nello studio sono stati inclusi gli ospedali di Berna, Grenoble, Innsbruck, Cracovia, Tromsö, Losanna e Sion.

 

Si è osservato che delle 103 persone travolte da valanghe, 61 sono state riscaldate, ma solo il 10 per cento è sopravvissuto. Negli altri casi non è stata l’ipotermia a causare l'arresto circolatorio, ma il soffocamento dovuto alla valanga o un trauma.

 

La ricerca pubblicata su "Resuscitation" illustra come i fattori decisivi per la sopravvivenza dei pazienti di questo tipo siano temperatura corporea e concentrazione di potassio nel siero del sangue, correlata alla decomposizione cellulare.

 

Per entrambi i parametri i medici hanno determinato il valore che distingue i casi potenzialmente recuperabili da quelli senza speranza. Per la temperatura corporea 30 gradi sono la soglia: nessuna vittima di valanga con arresto cardiovascolare la cui temperatura sia sotto i 30 gradi è stata mai riscaldata con successo. Il potassio sierico, invece, non deve superare i 7 mmol/litro.

 

I ricercatori sono stati in grado di ottenere stime affidabili, nonostante il numero limitato di casi, grazie a un nuovo metodo statistico sviluppato da Eurac Research e utilizzato per la prima volta in questo studio. Questo metodo apre nuove possibilità per altri studi con un campione ridotto.

 

I risultati dello studio forniscono inoltre una conoscenza che va ad aggiungersi alle linee guida per il primo triage delle vittime di valanga direttamente sul campo e che aiuterà i professionisti negli ospedali nelle scelte che si trovano ad affrontare nel tentativo di salvare la vita a dei pazienti.

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